Roma, 16 giu. (Adnkronos Salute) - I pazienti con broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco), enfisema e asma, "hanno presentato quadri clinici più gravi quando colpiti dal coronavirus". Il 6-8% della popolazione italiana è affetto da Bpco, che ha come principale bersaglio l’apparato respiratorio. In base ai dati dell’Istituto superiore di sanità (Iss) sulle patologie preesistenti, in 3.335 soggetti sul totale di 32.448 deceduti, la Bpco era presente nel 16,6% del campione (dati al 4 giugno). A fare il punto gli esperti durante una conferenza stampa online 'Non solo Covid-19: Bpco, la terapia con tre farmaci riduce il rischio di morte' promossa da Gsk.
"Quello che abbiamo visto è che avere la Bpco e l'enfisema ha aggravato il rischio, ma guardano la prevalenza e l'incidenza di malati con Bpco colpiti da Covid-19, la malattia non è stata la principale causa di comorbilità associata al virus. Ovvero, il paziente ha un rischio più alto di mortalità in caso di malattia, ma l'incidenza della malattia nella popolazione con Bpco non è così alta come ci si poteva attende - ha spiegato Francesco Blasi, direttore del Dipartimento di Medicina Interna e dell’Uoc di Pneumologia del Policlinico di Milano - Questo potrebbe essere legato al tipo di trattamento che coinvolge i broncodilatatori e che potrebbe avere una forma di protezione. Questo accade anche nell'asmatico grave, dove ci aspettavamo un numero più alto di pazienti con coronavirus invece il dato è stato più basso delle attese. Insomma, la terapia può aver impattato sull'evoluzione della malattia".
"Al picco massimo abbiamo avuto qui da noi 60 ricoverati nell'area Covid, oggi sono 14 - ha osservato Girolamo Pelaia, direttore della Clinica Pneumologica Universitaria e della Scuola di specializzazione in Malattie dell’apparato respiratorio dell’Università degli Studi di Catanzaro - C'è stato un numero ridotto di pazienti Bpco, e sono d'accordo con il professor Blasi per quanto riguarda l'asma: noi abbiamo un centro regionale dove affluiscono i pazienti con asma grave e nessuno lamentava sintomi riferibili a quelli collegati al Covid-19. La terapia non previene l'infezione ma può sicuramente controllare lo stato flogistico di fondo che, se non controllato, potrebbe rappresentare un terreno favorevole per il virus".
Una ricerca condotta in Cina sulle comorbilità di 1.590 pazienti Covid-19 dimostra che i casi severi presentavano più probabilità di avere la Bpco rispetto a quelli meno gravi (62.5% contro 15.6%) e che un numero significativamente maggiore di pazienti con Bpco è andato incontro a ricovero in terapia intensiva, a ventilazione invasiva o a decesso rispetto ai malati senza Bpco (50% contro 7.6%).
"E’ evidente che l’apparato respiratorio rappresenta un target fondamentale quando si parla di Covid-19 e di persone con Bpco – aggiunge Blasi - Un'altra ricerca condotta in Cina ha evidenziato come il fumo attivo e la Bpco alterino la regolazione dell’espressione del recettore Ace-2, 'canale di ingresso' del virus Sars-CoV-2 nelle basse vie aeree, che può in parte spiegare l’aumentato rischio di forme Covid-19 gravi in queste popolazioni".
"I risultati - conclude - sottolineano l’importanza prima di tutto di smettere di fumare e di un’aumentata sorveglianza di questi sottogruppi a rischio per la prevenzione e la diagnosi tempestiva di questa patologia potenzialmente dannosa".