Roma, 20 gen. (Adnkronos Salute) - Sintomi che durano a lungo, anche diversi mesi. Da una valutazione a 81 giorni in media dalle dimissioni dall'ospedale dopo Covid-19, e a 105 giorni dai primi segni della malattia, una persona su 2 ha ancora sintomi come affaticamento, dispnea da sforzo e palpitazioni. Le donne in particolare riferiscono stanchezza con una frequenza quasi doppia. Una minima parte degli 'ex pazienti' è ancora incapace di svolgere le normali attività e di lavorare e ha perso l'indipendenza, o addirittura, in pochi casi, non è più autosufficiente. Sono i principali risultati di uno studio clinico dell'ospedale Papa Giovanni XXIII Bergamo, che ha ideato e gestito, tra i primi centri al mondo - ricordano dalla struttura - un percorso di presa in carico, cura e studio dei pazienti guariti da Covid e transitati dall'ospedale di Bergamo, da quello di San Giovanni Bianco e dal presidio medico avanzato alla Fiera di Bergamo.
Lo studio non ha trascurato gli esiti a livello psicologico, con il 30% dei guariti ancora alle prese con aspetti traumatici legati a Covid-19 anche se, per la stragrande maggioranza di loro, con risorse personali sufficienti per reagire. In totale, nel percorso post Covid dell'ospedale sono stati valutati 1.562 pazienti che si sono ammalati tra febbraio e agosto 2020, durante la prima ondata epidemica, e che sono stati sottoposti a controllo di follow-up tra maggio e ottobre.
Lo studio - pubblicato su 'Epidemiology & Infection', firmato dagli infettivologi del Papa Giovanni tra i quali Serena Venturelli, primo autore, Marco Rizzi, direttore del reparto di Malattie infettive e chiamato dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) al tavolo di lavoro internazionale creato su questo argomento - riguarda i primi 767 di questi pazienti che, al 31 luglio, avevano completato la valutazione post-dimissione. Di questi, 252 sono donne (32,9%) e l'età media è di 63 anni, in un range d'età che spazia da 20 a 92 anni.
Sul totale, 668 persone sono state ricoverate e 66 di loro (8,6%) hanno anche avuto bisogno di cure ad alta intensità in terapia intensiva. Solo 159 non hanno mai avuto bisogno di supporto di ossigeno (21%). Per tutti gli altri si è dovuto ricorrere all'ossigeno: in particolare, 133 persone (17,8%) hanno avuto bisogno del casco a pressione positiva continua e 62 (8,3%) di ventilazione meccanica (intubazione).
Il ricovero è durato in media 10 giorni (ma 30 giorni è stata la durata media per coloro che sono transitati in terapia intensiva), con punte di degenza ospedaliera superiore ai 60 giorni per l'8% dei pazienti. Ben 253 pazienti (32,9%) hanno avuto ulteriori complicanze correlate a Sars-CoV-2 durante la fase acuta del ricovero, di cui le più frequenti sono state di tipo psichiatrico o psicologico (8,7%), cardiaco (8,5%), polmonare (7,1%) e trombotico (6,1%).
Ebbene, sono stati 394 (51,4%) i pazienti che hanno riferito di essere ancora sintomatici al momento della valutazione negli ambulatori di follow-up che hanno raccolto i dati, al 31 luglio. Affaticamento, dispnea da sforzo e palpitazioni i principali sintomi riferiti. Sono ben 334 (44,1%) i pazienti che lamentano ancora affaticamento, di cui 145 quelli con affaticamento di grado moderato o grave. Le donne sono più sintomatiche e sofferenti degli uomini e riferiscono stanchezza con una frequenza doppia rispetto agli uomini. La dispnea auto-segnalata è presente in 228 pazienti (29,8%), di cui 52 con dispnea moderata o grave.
Da luglio, negli ambulatori post Covid, è stato anche introdotto lo screening Montreal Cognitive Assessment (MoCa), visto il numero crescente di pazienti che lamentano difficoltà di concentrazione. I risultati però sono stati giudicati patologici solo in 2 casi, nonostante 69 riferiscano sintomi correlati.
"La malattia ha lasciato in diversi casi esiti psicologici rilevanti, come ci aspettavamo dopo un evento così traumatico, anche a livello sociale, che ha scardinato tutte le nostre certezze", ha spiegato Ave Maria Biffi, referente per la Psicologia del Papa Giovanni e degli ambulatori psicologici allestiti alla Fiera di Bergamo. "I pazienti raccontano in particolare la solitudine vissuta in ospedale, nell'impossibilità di vedere famigliari e amici, e la paura data in larga parte dall'incertezza di quello che stava succedendo".
"La risposta che la nostra azienda ha dato all'emergenza Covid è stata straordinaria - ha commentato Maria Beatrice Stasi, direttore generale dell'Asst Papa Giovanni XXIII, anche lei guarita dall'infezione - Oggi diamo al mondo i primi risultati scientifici, su base occidentale, sui danni a medio termine che il Covid può causare. Un altro contributo fondamentale per conoscere meglio la malattia ed elevare gli standard di cura in tutto il mondo".