Roma, 29 apr. (Adnkronos Salute) - Crollo dei pazienti oncologici in ospedale per paura di Covid-19? "Ci siamo confrontati con i colleghi di altre strutture italiane, e devo dire che abbiamo dati diversi: tranne una lieve flessione a metà marzo, legata al timore del virus, la nostra Oncologia in questo periodo di pandemia ha operato a pieno regime. E i nostri pazienti, particolarmente fragili e per i quali eravamo piuttosto preoccupati, non hanno avuto problemi". Parola di Giampaolo Tortora, direttore del Comprehensive Cancer Center della Fondazione Policlinico Gemelli Irccs di Roma, una struttura che nel 2019 "ha seguito 50.545 pazienti". Tortora illustra all'Adnkronos Salute la strategia del Gemelli, "che poi si è rivelata vincente, poggiata su misure adottate per tempo proprio a tutela dei nostri pazienti fragili".
"Da subito il Policlinico Gemelli ha adottato percorsi paralleli e separati per i pazienti Covid e non Covid - ricorda l'oncologo - Poi ho chiesto alla direzione sanitaria e a quella generale che i pazienti oncologici venissero preservati, rimanendo in aree distinte. Inoltre ho chiesto che i nostri medici uscissero dai turni di guardia e di notte di altre strutture Covid, e questo per evitare di esporre di riflesso i nostri pazienti al contagio. Grazie alla sensibilità di Antonio Gasbarrini, direttore Area Medicina interna, Gastroenterologia e Oncologia medica della Fondazione Policlinico Gemelli, questo è stato reso possibile. Dunque, se pure alcune attività chirurgiche per un breve periodo si sono ridotte per una questione di gestione dei posti letto in terapia intensiva, la degenza in reparto ha continuato a pieno regime, e anche le attività in Day hospital, con l'eccezione di un leggero calo a metà marzo".
Fra le misure adottate dalla struttura, "l'uso di mascherine per tutti: medici, infermieri e pazienti fin dall'inizio, insieme allo stop all'ingresso dei parenti in reparto. Ma anche - dice Tortora - le misure di distanziamento e igiene delle mani, e il fatto di fare tamponi a tutti i pazienti prima di accedere al ricovero, mentre i pazienti in Day hospital sono sottoposti a un pre-triage telefonico e a un nuovo triage in arrivo", per rilevare eventuali sintomi sospetti o possibili contatti con casi positivi.
"Siamo stati fortunati - aggiunge con un sorriso lo specialista - ma siamo anche stati tempestivi. In ogni caso abbiamo avviato progetti di ricerca per capire se ci sono motivi biologici che hanno protetto i nostri pazienti, fragili e immunodepressi, che dovrebbero essere esposti a un tasso di complicanze da Covid più elevato. Vogliamo capire se anche i trattamenti e le terapie in qualche modo hanno influito", conclude l'esperto. Con un messaggio chiaro ai suoi pazienti: "Avete continuato ad avere fiducia in noi. Ebbene siamo qui, dove ci avete sempre trovato".