Roma, 3 ago. (Adnkronos Salute) - Test sierologici rapidi combinati con un sistema di monitoraggio potrebbero permettere la riapertura delle scuole e la ripartenza delle imprese in sicurezza. E' la 'ricetta' di un team di prestigiosi scienziati italiani - i cui settori di appartenenza spaziano dalla medicina alla tecnologia alla bioingegneria - che si fa promotore di un approccio per affrontare nuovi focolai della pandemia di Covid-19. La metodologia proposta integra un percorso di rilevazione dei contagi tramite test sierologico rapido con un sistema di monitoraggio.
Il back to work, la ripresa delle attività scolastiche così come la 'nuova normalità' della vita quotidiana non possono prescindere da un'azione di tutela dello stato di salute, che deve essere innanzitutto garantita dalla rilevazione dei contagi (soprattutto asintomatici) e dalla mappatura geolocalizzata dei casi positivi, tutto nel rispetto della privacy, sottolineano gli esperti.
A firmare il paper: Luigi Nicolais (responsabile del Cts, Presidente Materias), Annamaria Colao (Ordinario di Endocrinologia, Cattedra Unesco Educazione alla Salute e allo Sviluppo Sostenibile, Università degli Studi di Napoli Federico II), Maria Chiara Carrozza (direttore scientifico Irccs Fondazione Don Gnocchi e Professore Ordinario di Bioingegneria Industriale presso l’Istituto Bioingegneria Industriale Scuola Superiore Sant’Anna), Maurizio Ferrari (former president Ifcc-International Federation Clinical Chemistry, già ordinario di Patologia Clinica, Università Vita-Salute San Raffaele), Giorgio Ventre (direttore Dipartimento di Ingegneria Elettrica e delle Tecnologie dell'Informazione dell'Università di Napoli Federico II) e Massimo Clementi (professore ordinario di Microbiologia e Virologia, Università Vita-Salute San Raffaele).
Lo screening di massa e il monitoraggio cadenzato della popolazione non solo consentono una stima accurata della diffusione del virus, delineando così un profilo epidemiologico - sostengono gli scienziati - ma rappresentano anche un valido strumento a supporto dei processi decisionali in ambito di politica sanitaria. Ad oggi il tampone rino-orofaringeo che quantizza mediante RT-Pcr la carica virale nei pazienti acuti affetti da Covid-19, resta il test diagnostico raccomandato dalle autorità sanitarie per la diagnosi di infezione da coronavirus. Tuttavia, pur riconoscendone l'efficacia diagnostica, a livello pratico "presenta numerose criticità che soprattutto nella fase acuta hanno reso difficile la gestione dell'epidemia. L’impiego su larga scala di test sierologici rapidi indirizzati alla ricerca di anticorpi generati in risposta ad una infezione, rispondono a questa esigenza ovviando a queste criticità", spiegano gli esperti in una nota.
Il livello di sicurezza dei cittadini, inoltre, può essere implementato grazie alla tecnologia. Il tracciamento e la geolocalizzazione dei soggetti positivi può permettere una razionalizzazione delle scelte strategiche che le autorità competenti possono attuare in maniera tempestiva in modo da contenere la diffusione del virus senza ricorrere a misure drastiche per il Paese. La metodologia proposta affianca efficacemente al percorso diagnostico il monitoraggio dei soggetti potenzialmente contagiosi.
"Il paper che abbiamo elaborato mette in evidenza la necessità di strumenti integrati, di facile fruizione, che possano garantire la tutela della salute pubblica in questo momento delicato di ripresa e nell’incertezza del prossimo autunno - dichiara Luigi Nicolais - Le Istituzioni e l’opinione pubblica sono state esposte a messaggi mediatici non sempre corretti riguardo l’affidabilità e la sensibilità dei test rapidi, offuscando l’utilità di tali test e impedendone la diffusione massiva, sulla base di affermazioni senza alcun rigore scientifico che vanno sfatate".
Insomma, "l'utilizzo dei test rapidi in combinazione con i sistemi tecnologici, che permettono di monitorare e geolocalizzare i casi positivi isolando i focolai in maniera chirurgica, è una strategia efficace nel contenimento della diffusione del virus. Questo è il messaggio che il Comitato tecnico scientifico, di cui sono presidente -continua il professore - intende veicolare e di cui si fa portavoce". L’obiettivo del paper è pertanto quello di sensibilizzare a tutti i livelli, anche istituzionali, l’adozione di questo tipo di metodologia in vista del prossimo autunno dove il potenziale ritorno del coronavirus potrebbe mettere nuovamente in difficoltà il Servizio sanitario nazionale.
A promuovere il paper nell’ambito del progetto Covid-Geo sono state le tre realtà aziendali, specializzate nei propri ambiti di competenza, che hanno elaborato il progetto: Materias, incubatore ed acceleratore d’impresa; GeneGIS GI, azienda leader nello sviluppo di applicativi Gis e di geolocalizzazione; Technogenetics, società italiana specializzata nella produzione e commercializzazione di test diagnostici e dispositivi medici, che relativamente al Covid-19 produce tutti i tipi di test (molecolari, sierologici da prelievo e kit rapidi). Per ottenere l’intero Position Paper collegarsi al sito: www.genegis.net/position-paper.