Roma, 20 mag. (Adnkronos Salute) - "Noi tutti, come persone e come società, abbiamo non solo il bisogno ma anche il preciso dovere di tornare a fare una vita assolutamente normale, mantenendo ovviamente quelle buone abitudini di igiene personale che, grazie al virus, abbiamo finalmente imparato". Lo sottolinea il virologo Guido Silvestri, docente alla Emory University di Atlanta, in un lungo post su Facebook dedicato alla Fase 2 e al "ritorno alla normalità", una sorta di "messaggio di commiato" per la rubrica 'Pillole di ottimismo', diventata molto popolare su social e non solo.
Tornare a una vita normale, dunque, è non solo un bisogno, ma un dovere. "Lo dobbiamo a noi stessi, ma soprattutto ai nostri figli e nipoti, a cui non possiamo chiedere indefinitamente di fare enormi sacrifici - rimarca Silvestri senza giri di parole - solo per calmare le nostre ansie o per alleviare le paure di leader politici timidi ed incompetenti, consigliati da esperti che non sono in grado di elaborare una strategia generale sul come affrontare la pandemia. Soprattutto, dobbiamo fare questa scelta di coraggiosa, consapevole e 'preparata' normalità basandoci sulla nostra arma migliore: l’ottimismo sereno e razionale che deriva dalla nostra straordinaria capacità di generare ed applicare conoscenza".
Silvestri mette in guardia dal fatto che "il danno più pervasivo e devastante non solo di una prolungata chiusura, ma anche di una riapertura perennemente a metà, in un mondo fatto di mascherine, guanti, muri di plexiglas, distanziamento sociale esasperato, senza più potersi stringere la mano o abbracciarsi, senza capire se una persona sta sorridendo o è imbronciata, senza poter condividere un piatto di pasta o una partita di calcio o una sala da ballo, mentre ai bambini viene negato perfino il piacere di giocare insieme, è quello di snaturare in un modo profondamente assurdo e spaventoso la nostra vera essenza di animali sociali".