Roma, 5 ago. (AdnKronos Salute) - Un test semplice e non invasivo potrebbe servire a identificare i soggetti a maggior rischio di lesioni del colon-retto, che beneficerebbero maggiormente di una colonscopia di approfondimento. Ad evidenziarlo è uno studio condotto dall’Istituto nazionale dei tumori di Milano - e da altri otto ospedali che partecipano allo 'Screening per il colon-retto' promosso dall’Ats Milano - che ha identificato delle firme molecolari (microRNA) associate alla presenza di lesioni precancerose o cancerose del colon-retto, rilevabili nel plasma dei soggetti positivi al test del sangue occulto nelle feci.
I risultati dello studio, sostenuto da Fondazione AIRC e dal ministero della Salute, sono stati pubblicati sulla rivista 'International Journal of Cancer'. Lo screening del tumore del colon-retto, offerto a soggetti sani attraverso un test per la ricerca del sangue occulto nelle feci e seguito da colonscopia in caso di positività al test, ha aumentato la diagnosi precoce della malattia riducendo nel 2017 la mortalità del 22%. Nel 2018 sono stati circa 51.300 i casi di tumore al colon-retto diagnosticati in Italia, 28.800 diagnosi maschili e 22.500 femminili.
"Il nostro approccio pone le basi per lo sviluppo di un test non invasivo per la rilevazione nel plasma di marcatori biomolecolari. Tale test potrebbe essere inserito nel programma di screening a seguito della positività all’esame del sangue occulto nelle feci e prima della colonscopia- spiega Susanna Zanutto, ricercatrice dell’Unità di Genomica Tumorale del Dipartimento di Ricerca dell’Istituto nazionale dei tumori e autrice dell’articolo - In questo modo si potrebbero indirizzare a quest’ultimo esame più approfondito solo i soggetti maggiormente a rischio".
"Il test proposto è basato sulla ricerca nel plasma di piccole molecole di Rna (microRNA) espresse dalle cellule del tumore o del suo tessuto circostante fin dalle fasi iniziali del suo sviluppo, possibilmente rilasciate nel flusso sanguigno - evidenzia lo studio - L’analisi del plasma di 195 persone positive al test del sangue occulto nelle feci, che hanno eseguito una colonscopia di approfondimento in Int, ha permesso di identificare microRNA che, opportunamente combinati in ‘firme molecolari‘, sono in grado di predire rispettivamente la presenza e lo stato di avanzamento di adenomi - cioè di tumori benigni - o del cancro. Le firme molecolari sono state poi valutate su una più vasta casistica multicentrica di 1.095 soggetti, reclutati negli altri otto ospedali.
"La valutazione delle 'firme molecolari', identificate in un ampio gruppo di soggetti reclutati nei diversi ospedali che partecipano al programma, costituisce uno dei principali punti di forza del nostro studio", precisa Chiara Ciniselli, ricercatrice dell’Unità di Bioinformatica e Biostatistica del dipartimento di Ricerca applicata e sviluppo tecnologico dell’Int di Milano e autrice dell’articolo.
"Questi risultati costituiscono un primo tentativo per affinare il percorso diagnostico all’interno del programma di screening del colon-retto e potrebbero contribuire a ridurre il numero di esami endoscopici non necessari e spiacevoli da eseguire– aggiunge Manuela Gariboldi, Ricercatrice dell’Unità di genomica tumorale del dipartimento di Ricerca dell’Int e co-autrice dell’articolo - Inoltre, una migliore gestione del percorso diagnostico consentirà anche di ridurre i costi sostenuti dal Sistema sanitario nazionale". Nonostante risultati molto promettenti, sono necessari ulteriori studi per confermare le prestazioni delle firme identificate e valutare appieno la loro utilità clinica, anche nei volontari negativi al test del sangue occulto nelle feci.