Zero malaria starts with me

Uno slogan che il 25 aprile 2019 invita tutti, ma proprio tutti, a prendere personalmente parte alla lotta mondiale contro la malaria, una malattia che in molti paesi del mondo costituisce ancora un enorme problema sanitario.

Il 25 aprile dunque, giorno della Liberazione dal nazifascismo in Italia, è anche la Giornata Mondiale contro la Malaria, istituita dagli Stati membri dell’Organizzazione Mondiale della Sanità durante l’Assemblea del 2007.

La Giornata Mondiale contro la Malaria è un’occasione per evidenziare la necessità di investire e sostenere gli impegni politici per il controllo e la prevenzione della malattia, in linea con gli obiettivi del  Global technical strategy for malaria 2016-2030, il documento adottato nel 2015 per ridurre entro i prossimi dieci anni i nuovi casi di malaria (e la mortalità) almeno del 90%; eliminare la malaria almeno in 35 paesi; prevenire il ritorno di casi nei paesi in cui la malattia è stata già debellata.

Giornata Mondiale contro la Malaria, 219 milioni di casi nell’ultimo anno

Ancora oggi, nel mondo, un bambino ogni due minuti muore a causa della malaria, una malattia prevenibile e curabile. Ogni anno si stimano 200 milioni di nuovi casi. E, sebbene, negli ultimi decenni di progressi ne siano stati fatti tanti – dal 2000 le morti causate dalla malaria sono diminuite di oltre la metà, salvando quasi 7 milioni di vite – c’è ancora tanto da fare per debellare la malattia.

Nel 2017, secondo l’ultimo rapporto mondiale dell’Oms, pubblicato a novembre 2018, la riduzione dei casi ha subito una battuta d’arresto: sono state registrate infatti 219 milioni di persone malate: cioè 2 milioni in più rispetto all’anno prima, con 435.000 decessi correlati. Da qui lo slogan della campagna 2019: “Zero malaria starts with me”, realizzata per richiamare tre punti all’ordine del giorni: segnare la lotta alla malaria tra le priorità dell’agenda politica internazionale, mobilitare più risorse, dare l’opportunità alle comunità di persone coinvolte di essere parte attiva nella prevenzione e nella cura della malattia.

Giornata Mondiale contro la Malaria: scarso uso delle zanzariere e resistenza agli insetticidi tra le cause

La malaria è una malattia infettiva causata da un protozoo, un microrganismo parassita del genere Plasmodium, che si trasmette all’uomo attraverso la puntura di zanzare del genere Anopheles. Le zanzare infette sono dette “vettori della malaria” e pungono principalmente tra il tramonto e l’alba. In Italia la malaria è scomparsa negli anni ‘50 (i casi che si verificano oggi sono legati soprattutto ai turisti che rientrano da paesi malarici e ai flussi migratori). Ma in molte nazioni la malaria è la principale causa di morbilità e mortalità. Negli ultimi tre anni, la lotta a questa malattia non ha fatto grandi progressi come dal 2000 in poi. Che cosa sta succedendo?

Gli elementi da analizzare sono diversi. Anzitutto, il rapporto dell’Oms evidenzia una diffusione delle zanzariere - lo strumento principale per prevenire la malaria - ancora troppo basso: nel 2017, circa la metà delle persone a rischio in Africa non ha dormito sotto una rete trattata con insetticida. Un minor numero di abitazioni viene protetto da una spruzzatura residua interna rispetto a prima e l’accesso alle terapie preventive che proteggono le donne incinte e i bambini dalla malaria rimane ancora estremamente scarso.

C’è poi il problema della resistenza ai farmaci antimalarici ma anche agli insetticidi, riportata quest’ultima in ben 57 paesi. Secondo l’analisi dell’Oms, circa il 70% di tutti i casi di malaria (151 milioni) e i decessi (274.000) si sono concentrati negli 11 paesi più colpiti: 10 in Africa a cui si aggiunge l’India. Ci sono stati 3,5 milioni di casi di malaria segnalati in questi 10 paesi africani nel 2017 rispetto all’anno precedente, mentre l’India ha mostrato progressi nel ridurre il carico della malattia. La malaria è però in aumento in America del Sud (Venezuela, Brasile e Nicaragua in testa). Una buona notizia arriva invece dal Paraguay, certificato nel 2018 dall’Oms come “paese libero dalla Malaria”. Altri tre paesi, Argentina, Uzbekistan e Algeria, hanno ora richiesto la certificazione ufficiale.