Roma, 31 mag. (Adnkronos Salute) - Quella che si avvicina non sarà un’estate 'hot'. Secondo un’indagine condotta online dalla Società italiana di andrologia (Sia) su oltre 1.000 uomini, il 60% ha riferito un calo del desiderio e di aver diminuito l’attività sessuale durante i mesi di restrizioni. Le riaperture non stanno spazzando via i disagi: la pandemia e l’isolamento hanno lasciato segni che perdurano anche con il graduale ritorno alla normalità, tanto che il 24% degli uomini continua ad avere difficoltà sotto le lenzuola.
Insomma, non ci aspetta una stagione all’insegna del desiderio, sottolineano gli esperti della Sia specificando che "ritrovare la serenità sessuale è importante ora più che mai per il benessere maschile, con la fine dell’emergenza che sembra più vicina". Per questo torna per il secondo anno consecutivo 'L’andrologia italiana risponde', il servizio telefonico per informazioni e consulenze gratuite, a cui da domani e per tutto il mese di giugno sarà possibile rivolgersi tutti i giorni dalle 10 alle 19.
'Sos andrologo', attivo al numero verde 800-995125, è dedicato non solo ai 4 milioni di italiani che già soffrono di disturbi sessuali, ma anche a tutti coloro che dovessero avere disturbi andrologici sotto le lenzuola a seguito del Covid che, sottolineano gli andrologi, sempre più dati indicano come responsabile di un incremento della prevalenza di disfunzione erettile in chi ha contratto il virus.
"La pandemia da Covid e i provvedimenti di distanziamento sociale messi in atto per contenerla – spiega Alessandro Palmieri, presidente Sia e docente di Urologia all'Università Federico II di Napoli - hanno imposto un drastico cambiamento nelle abitudini di vita, creando situazioni di disagio psicologico e sessuale. Con la progressiva eliminazione delle restrizioni si permetterà all’Italia una graduale ripresa delle normali abitudini relazionali, ma il maschio italiano alla ripresa della normalità, in molti casi dopo aver contratto e sconfitto il Covid, non supererà i suoi problemi".
"Tutti i dati a disposizione - sottolinea Palmieri - fanno ipotizzare un aumento dell’incidenza e della durata nel tempo dei problemi andrologici, che potrà essere evidente già nei mesi estivi, quando tuttavia è possibile che ci sia una maggior difficoltà ad accedere alle visite per le restrizioni alle attività non urgenti dei mesi passati, che hanno allungato le liste d’attesa".
Numerosi dati suggeriscono inoltre che la pandemia nel tempo possa richiedere un prezzo più alto da pagare al benessere sessuale degli uomini che sono stati contagiati. Gli studi suggeriscono infatti che l’infezione possa portare a un aumento del rischio di disfunzione erettile, con un’azione diretta del virus sulla funzionalità dei corpi cavernosi del pene attraverso una diminuzione della produzione di ossido nitrico, il principale mediatore dell’erezione. "Come per molti aspetti di questa nuova malattia ancora poco conosciuta non è ancora noto - dice Palmieri - quale sia il meccanismo con cui il virus produca il danno, se con effetto diretto oppure per conseguenza della febbre e dello stato infiammatorio, né è noto quale sarà l’evoluzione nel tempo di queste complicanze del contagio".