Le tempistiche sulla massima trasmissione e contagiosità del virus Sars-CoV-2 nei soggetti positivi è oggetto di numerose indagini che sembrano tutte individuare come elemento di valutazione centrale la comparsa dei sintomi.

Gli studi sulla contagiosità dei positivi

Stabilire quando le persone con positività al Covid-19 hanno maggiori probabilità di essere infettive è molto importante per riuscire a contenere la diffusione dell’infezione da nuovo coronavirus. Lo sanno bene i ricercatori di tutto il mondo impegnati in diversi studi alla ricerca di risposte valide sul virus Sars-CoV-2 e la sua malattia.  

Uno studio pubblicato su The Lancet Microbe, ha scoperto che la carica virale è più alta dal primo giorno al quinto giorno dei sintomi, e si concentra nelle due principali vie di trasmissione – gola e naso – anche nelle persone con sintomi lievi.

Ciò significa che quando la maggior parte delle persone sintomatiche o paucisintomatiche ottiene il risultato del test del tampone, potrebbe essere già oltre il periodo più contagioso. Per questo è importante isolarsi preventivamente non appena si ha il sospetto di contagio, anche se non si avvertono sintomi.

Un altro studio condotto dall’università di Oxford ha analizzato le tempistiche della trasmissione del Sars-Cov-2 in soggetti positivi, rispetto al momento dell’esposizione al Sars-Cov-2 (dunque del contagio), alla durata dell’incubazione e la fase pre-sintomatica, alla comparsa dei sintomi e alla durata della contagiosità. Il risultato emerso è che il giorno della comparsa dei sintomi era l’elemento di principale interesse per la ricerca, essenziale per una migliore gestione dell’epidemia, dal contact tracing, dell’isolamento precoce del contagiato e della diagnosi di altri casi.

Quando si è più contagiosi?

Secondo i dati ad oggi disponibili sarebbe il periodo pre-sintomatico in cui si è più contagiosi. Secondo lo studio dell’università di Oxford circa il 42% dei contagi avviene in questa fase, mentre nel 35% dei casi avviene nel giorno della comparsa dei sintomi e nel giorno successivo.

In generale, si può affermare che un positivo può disperdere tracce genetiche del virus per settimane ma la finestra più pericolosa di contagiosità si verifica nei giorni appena prima della comparsa dei sintomi e nei cinque giorni sucessivi al massimo.

A confermarlo sono i ricercatori della Scuola di Medicina dell'Università di St Andrews (Scozia) che nella loro revisione sistematica di decine di studi sul Covid-19 e alcune ricerche su SARS e MERS, si sono concentrati, in particolare, su tre parametri: la carica virale, ossia la quantità di virus presente nell'organismo e le sue variazioni nel corso della malattia; rilascio virale, cioè l'espulsione di particelle virali quando si parla, tossisce, starnutisce o respira (che non equivale per forza all'infettività) e la presenza di virus vitale nei campioni esaminati, un buon indicatore dell'infettività di un paziente in quel preciso momento.

È emerso che anche nei pazienti con sintomi lievi, la carica virale ha raggiunto il suo picco nella gola e nel naso molto presto, tra il primo e il quinto giorno dall'inizio dei sintomi. Mentre, dopo il nono giorno dall'inizio dei sintomi non c'è praticamente virus vitale nei campioni, sebbene le sue tracce possano resistere nella gola e nelle feci anche per settimane.

Come comportarsi in caso di sospetta contagiosità?

L’infezione da virus Sars-CoV-2 abbiamo visto essere molto contagiosa soprattutto nei pre-sintomatici, ossia quando ancora i positivi non sanno di esserlo o non hanno ancora effettuato un tampone.

Ecco perché in caso di sospetto è buona norma isolarsi ancora prima di sottoporsi al test e comunque prima di ricevere una risposta, ed effettuare a domicilio un pre-triage dei sintomi mediante infochat Coronavirus di Paginemediche.