26/01/2018

Giornata Mondiale dei malati di Lebbra

giornata mondiale dei malati di lebbra
Mara Pitari
Scritto da:
Mara Pitari
Giornalista & web content editor

Si celebra domenica 28 gennaio la 65esima Giornata mondiale dei malati di lebbra (Gml). Il morbo di Hansen, meglio conosciuto come lebbra, è diventato molto meno temibile di un tempo. Eppure questa malattia, considerata da molti la più antica nella storia dell’uomo, al mondo colpisce ancora 210mila persone ogni anno: una ogni 2 minuti. E i più a rischio di contagio sono i bambini. Dal 1981 la malattia è curabile grazie a un trattamento standard definito dall’Organizzazione mondiale della sanità e chiamato polichemioterapia.

Dopo l’inizio della cura, effettuata con tre farmaci, il malato non è più contagioso e di conseguenza non è necessario l’isolamento. Se non viene diagnosticato precocemente, però, il morbo può determinare disabilità gravi e in alcuni casi permanenti; deformità a mani e piedi, insufficienza renale , atrofia muscolare ed infertilità, fra i sintomi più gravi.

In Italia la lebbra non è più una minaccia da tempo, ma può essere considerata una patologia riemergente a causa di un aumento dei casi importati. Nel 2016 l’Oms ha definito una Strategia per la Lebbra per il periodo 2016-2020: il piano prevede di «accelerare verso un mondo libero dal morbo – si legge nel manifesto –, rafforzare gli interventi di controllo della malattia e prevenire le disabilità soprattutto fra i bambini che vivono nei paesi endemici».

La Giornata Mondiale dei malati di lebbra: gli obiettivi

La Giornata mondiale dei malati di lebbra si  tiene dal 1954 nell’ultima domenica di gennaio, in Italia per volontà dell’associazione Amici di Follerau (Aifo), e serve a sensibilizzare, far conoscere la lebbra e combattere l’emarginazione delle persone malate. Sul sito di riferimento - www.aifo.it – la malattia è spiegata a 360 gradi e scorrendo tra le pagine si possono trovare gli eventi in programma, sotto lo slogan «#maipiù persone private della propria dignità, mai più indifferenza».

Giornata Mondiale dei malati di Lebbra: le cifre

Secondo i dati diffusi recentemente dall’Organizzazione mondiale della sanità, la lebbra è stata contratta nel 2016 da oltre 214mila individui.

Anche la percentuale di persone con disabilità è molto alta, a causa dei pochi e scarsi servizi di cura nei paesi interessati, che portano ad una diagnosi tardiva: nel 2017, fra le persone diagnosticate, 12.819 presentavano disabilità gravi, di cui 281 minori di 15 anni. Tali cifre, tuttavia, potrebbero essere molto sottostimate: siamo nelle zone più povere del mondo, dove il monitoraggio è decisamente difficile.

In particolare, la lebbra si è diffusa nel Sud Est asiatico, che si conferma la regione con il più alto numero di nuovi casi (75,10% del totale). La malattia di Hansen risulta altamente concentrata: 14 Paesi rappresentano da soli il 95% dei nuovi casi. In testa India (135.485), Brasile (25.218) e Indonesia (16.826). Per la seconda volta l’Oms registra anche i nuovi casi in Europa (nel 2016 sono stati 32).

Come si manifesta la lebbra

La lebbra è una malattia infettiva e cronica causata da un batterio (Mycobacterium Leprae) che colpisce la pelle e i nervi periferici degli arti superiori, inferiori e dell’apparato oculare.

Si manifesta in individui sensibili, ossia nelle persone che, per la loro specificità genetica e immunologica, non sono in grado di controllare ed eliminare l’infezione dopo il contatto con il batterio. Nei casi più gravi, la malattia è invalidante (neuriti, anestesia, paralisi).

In passato era considerata una maledizione di Dio e incurabile, in era moderna si è rivelata molto meno temibile. Di lebbra si parla già nella Bibbia, e sembra che la malattia abbia avuto origine in Africa e in India: il reperto più antico di resti umani con segni di lebbra risale al secondo millennio a.C. (uno scheletro di un uomo indiano di mezza età). Molto più tardi – nel 326 a.C. – la lebbra potrebbe essere stata portata in Europa dai soldati di Alessandro Magno di ritorno dall’Asia, ma solo nel XIII secolo è diventata endemica.

Una malattia, dunque che non deve essere presa sottogamba e, soprattutto, non deve essere considerata "lontana" dalla nostra realtà. Perché la salute passa sempre dalla consapevolezza.

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