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Cosa spinge una persona ad accumulare montagne di oggetti inutili?

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Siamo abituati ormai a pensare all’accumulo di oggetti e acquisti vecchi di anni come un disturbo lontano dai nostri confini, anche grazie ai reality show che affollano i canali televisivi e che raccontano le vite delle persone che hanno la mania di conservare ogni oggetto e che alla fine vivono sepolte nelle loro stesse case. Ma il fenomeno interessa anche l’Italia.

A fotografare la situazione è lo psicologo e psicoterapeuta Alessandro Marcengo. In Italia soffrono di hoading disorder, cioè l’ossessione ad accumulare oggetti e vecchi ricordi, 3/6 persone su 100: numeri non ancora definiti perché spesso questo, che è un disturbo della sfera psichica del tutto unico, viene sottovalutato, classificato come una semplice stravaganza oppure nascosto dai familiari per imbarazzo.

Negli Stati Uniti c’è più attenzione sull’hoading disorder, e quindi un numero maggiore di diagnosi, perché molte case sono costruite in legno e vengono frequentemente sottoposte a controlli per valutare lo stato di sicurezza.

Ma come può essere spiegato l’hoading disorder? Non si tratta né di un’ossessione compulsiva né di una psicosi, ma di un disturbo del tutto unico che trova le sue basi in deficit cognitivi già esistenti, che interessa in modo verticale ogni fascia sociale e che esplode in un momento particolare della vita del paziente, scatenato da un trauma o da un evento particolare, e che molto probabilmente ha una significativa componente genetica.

Qualsiasi sia la causa, l’hoading disorder non va mai sottovalutato perché distrugge la qualità della vita di chi ne soffre: l’accumulo di oggetti riduce sempre di più lo spazio vitale, l’abitabilità degli spazi domestici che non possono più né essere vissuti né tantomeno puliti. Inoltre mina i rapporti familiari e sociali e la salute del paziente che si prende scarsa cura del suo habitat domestico, della sua Alimentazione, del suo Organismo.

Infine la confusione e il disordine che caratterizzano la vita del paziente gli impediscono di prendere in mano le questioni pratiche, anche le più semplici, come pagare le bollette, e il rischio è quello di andare incontro ad un dissesto finanziario.

Come intervenire se un proprio caro soffre di hoading disorder? Innanzitutto è importante sapere che bisogna coinvolgere uno specialista e non intervenire in modo autonomo, magari ripulendo la casa del congiunto gettando via tutto.

Per chi soffre di questo disturbo vedersi privato delle proprie cose, tanto gelosamente conservate, può essere un’esperienza traumatica e nei casi più gravi può spingere al suicidio, spiega l’esperto. Il percorso di guarigione non è semplice, il paziente deve prima di tutto ammettere con se stesso di avere un problema che vuole risolvere e poi dovrà affrontare una Terapia cognitivo - comportamentale specifica.

Il punto di vista
Psichiatria

L’hoarding disorder, termine ben conosciuto negli Stati Uniti, può essere tradotto in italiano come: disturbo dell’accumulare. Da noi l’hoarding disorder è considerato ancora un disturbo secondario e poco conosciuto, in realtà negli States, dove è stato studiato proprio a causa della sua diffusione, è piuttosto frequente.

La sintomatologia si può riassumere come il desiderio compulsivo ad accumulare una miriade di oggetti, necessari o del tutto inutili, nella propria casa . Nella varietà degli oggetti rientrano anche cibo e bevande, conservati anche se largamente scaduti. In pratica tutto ciò che attrae è compulsivamente portato in casa e storato in ogni dove, fino al punto da non avere più spazio neanche per gli spostamenti vitali.

Questo tipo di comportamento in genere inizia con l’adolescenza, il più delle volte sono i genitori stessi a stimolare i figli al collezionismo, infatti una matrice genetica ne sembra la causa. Il punto è che alcune volte il semplice collezionismo può assumere i caratteri del patologico se quegli stessi genitori non sono in grado di dare uno stop.

Una volta trasformata la pratica del collezionismo da comportamento adeguato a comportamento esagerato si è imboccata la strada della patologia e con essa la difficoltà del ritorno alla normalità a meno che non sia la persona stessa a volerne uscire richiedendo di essere aiutato. Purtroppo, difficilmente il paziente chiederà aiuto spontaneamente ed è compito della famiglia sollecitarne la terapia.

Ciò che i familiari devono e possono fare è proprio questo: far capire il grado di difficoltà di tutti coloro che convivono in casa a saltellare tra un oggetto e l’altro negli spostamenti e soprattutto per la difficoltà nel fare le pulizie a causa dell’enorme quantità di ciò che è accumulato in casa.

Alcuni hanno associato questo disturbo alla sindrome ossessivo-compulsiva ma, anche se hanno dei punti in comune, l’hoarding disorder ha una sua connotazione propria al punto che anche il manuale dei disturbi mentali DSM gli ha riservato una trattazione specifica.

06/06/2015
23/10/2013
TAG: Psicologia | Salute mentale