Roma, 2 ott. (AdnKronos Salute) - Grandi, piccole, perfettamente tonde o deliziosamente irregolari: le macchie tipiche dello spettacolare manto delle giraffe e il modo in cui si distribuiscono su tutto il loro corpo vengono trasmessi dalla madre al cucciolo, secondo un nuovo studio condotto da ricercatori della Penn State. Lo studio rivela anche che la sopravvivenza delle giovani giraffe è correlata allo stesso manto, che può aiutare o meno a camuffarsi al meglio per difendersi dai predatori. Il nuovo studio, pubblicato sulla rivista 'PeerJ', conferma un'ipotesi formulata ben 49 anni fa sull'ereditarietà delle macchie di giraffa.
Il colore del pelo della giraffa può variare dal grigio scuro al beige-marrone, ma le macchie sono molto variabili nel colore e nella forma, che va dal rotondo con bordi molto lisci, alla forma ellittica con bordi frastagliati. Questo però non cambia con l'età degli animali, il che consente di identificare gli individui in base al loro personalissimo manto. Questo studio ha rivelato che le giraffe con macchie più grandi e irregolari vantano una maggiore sopravvivenza durante i primi mesi di vita, forse perché si mimetizzano meglio nella natura, sfuggendo ai predatori. Ma questo elemento potrebbe anche essere correlato ad altri fattori che aumentano la sopravvivenza, come la migliore regolazione della temperatura o la comunicazione visiva.
Lo studio ha anche rilevato che 2 delle 11 caratteristiche misurabili del manto, ossia la circolarità - quanto la macchia è vicina a un cerchio perfetto - e la solidità - quanto è fluida e completa nei bordi - sono significativamente simili nelle madri e nei figli. Questo suggerisce che questi tratti siano ereditati su linea materna.
"La dottoressa Anne Innis Dagg, la prima studiosa di giraffe sul campo in Africa, nel 1968 aveva dimostrato che la forma, il numero, l'area e il colore delle macchie degli animali potrebbero essere ereditabili. Ma la sua analisi proveniva da una piccola popolazione in uno zoo", spiega Monica Bond, laureanda in biologia evolutiva e studi ambientali all'Università di Zurigo, fra gli autori dello studio. "Noi abbiamo usato giraffe selvagge e moderne tecniche di imaging e analisi per confermare le sue conclusioni".
La speranza del team è che altri scienziati possano gli stessi strumenti per studiare i mantello dei mammiferi e far progredire la comprensione di ciò che questi significano, e la conoscenza del loro mondo anche ai fini della loro protezione.