Roma, 9 giu. (Adnkronos Salute) - Svelato il segreto degli 'ipermemori', invidiabili individui capaci di ricordare anche i più piccoli dettagli di ogni giorno della loro vita. Un nuovo studio tutto italiano, pubblicato sulla rivista 'Cortex', ha identificato, nel loro cervello, le aree specificamente deputate a dare una dimensione temporale ai ricordi, organizzando quelle informazioni che nelle persone comuni restano memorie indistinte e sfocate.
La ricerca, condotta nei laboratori della Fondazione Santa Lucia Irccs di Roma, è stata coordinata dall’equipe composta da Patrizia Campolongo, Valerio Santangelo, Tiziana Pedale e Simone Macrì, e ha coinvolto la Sapienza di Roma, l’Istituto superiore di sanità e l’Università di Perugia.
Per realizzare lo studio è stato chiesto a 8 soggetti ipermemori, già protagonisti nel 2018 di un altro lavoro della stessa equipe, di ricordare un evento molto lontano nel tempo, di circa 20 anni prima. La loro attività neuronale è stata rilevata in tempo reale con una risonanza magnetica funzionale, una tecnica non invasiva che permette ai ricercatori di osservare il cervello in azione e identificarne le aree più attive durante il ricordo dell’evento. Agli ipermemori è stato affiancato un gruppo di controllo di 21 persone senza particolari abilità o deficit della memoria.
I ricercatori hanno poi utilizzato una tecnica innovativa, chiamata Multivoxel Pattern Analysis (Mvpa) per verificare che la migliore rappresentazione neurale dei ricordi negli ipermemori fosse associata al ruolo funzionale di specifiche aree del cervello.
"I risultati dell’indagine - spiegano gli autori - hanno mostrato che nel discriminare tra ricordi autobiografici vecchi e nuovi, per le persone con ipermemoria si rileva un’elevata specializzazione della porzione ventro-mediale della corteccia prefrontale del cervello, un'area che si ritiene sia deputata all'organizzazione delle funzioni cognitive superiori. Questa stessa regione del cervello sembra essere meno precisa nelle persone con una memoria normale, fino a far 'confondere' la dimensione temporale del ricordo, vecchio o nuovo".
"Per la prima volta al mondo - sottolineano i ricercatori - sono stati studiati i meccanismi neurobiologici associati alla dimensione temporale dei ricordi tramite una metodologia innovativa e, soprattutto, in un gruppo di persone 'speciali'".
Un lavoro "cruciale, non solo per l’analisi delle doti di queste persone speciali, ma soprattutto per aprire nuove frontiere di ricerca per la neuroriabilitazione della memoria e per la ricerca sulle funzioni mnesiche, in pazienti con una lesione del sistema nervoso centrale. Comprendere i sistemi neurobiologici alla base dell’iper-funzionamento della memoria - concludono - fornisce importanti indicazioni su quali aree è necessario intervenire per stimolare il ripristino di un funzionamento adeguato della memoria in persone con deficit o lesioni neurologiche".