14/03/2017

Riconoscere l'Alzheimer attraverso il linguaggio

riconoscere l alzheimer attraverso il linguaggio
Massimo Canorro
Scritto da:
Massimo Canorro
Giornalista & web content editor

“Una delle più grandi sfide che stiamo affrontando nella lotta all’Alzheimer è quella di rilevare nel dettaglio – fin dalla giovane età – i cambiamenti che avvengono nella persona, distinguendoli dai mutamenti che già conosciamo e che si verificano con l’invecchiamento. Molti degli studi condotti finora si sono concentrati sui cambiamenti nella memoria, ma non possiamo sottovalutare i mutamenti che si verificano a livello di linguaggio”. Queste le parole di Janet Cohen Sherman, ricercatrice di riferimento del Massachusetts Hospital, nel corso del suo intervento al congresso annuale dell’American Association for the Advancement of Science (l’Associazione americana per l’avanzamento delle scienze).

Il linguaggio delle persone con disturbo cognitivo lieve

A sostegno di questa dichiarazione ci sono i risultati di una ricerca condotta dal suo team dalla quale emerge che le persone affette da “declino cognitivo lieve” – una forma di deficit della memoria e dell’apprendimento – tendono ad utilizzare più parole del necessario e a prendersi più tempo del dovuto per trovare i termini più adatti (rispetto a soggetti sani). Ciò non sta a significare che chi è affetto da declino cognitivo lieve si ammalerà di Alzheimer, quanto che il rischio di sviluppare una forma di demenza – in casi come questi – oscilla tra le tre e le cinque volte in più rispetto ad una persona sana.

Nel dettaglio l’indagine diagnostico-linguistica ha coinvolto 68 individui: 22 di giovane età (sani), 25 anziani (sani) e 22 affetti da “declino cognitivo lieve”. A tutti loro è stato chiesto di risolvere un esercizio lessicale, inserendo tre parole: “penna”, “inchiostro”, “carta”. Mentre i partecipanti “sani” non hanno ravvisato grande difficoltà ad inserire questi termini in una frase semplice e di senso compiuto (“Scrivo sulla carta usando la penna a inchiostro”), le persone affette da “declino cognitivo lieve” hanno fornito soluzioni vaghe e ridondanti, non riuscendo a combinare i termini in maniera elementare né ad esprimere almeno una semplice frase di senso compiuto. E ancora impiegando – all’atto pratico – più tempo e più parole del necessario per ottenere il risultato finale. Ciò che la ricerca suggerisce, pertanto, è che queste “anomalie di linguaggio” potrebbero rappresentare le prime avvisaglie di demenza oppure, nei casi più gravi, del morbo di Alzheimer.

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Alzheimer, quali sono i campanelli d’allarme

Il morbo di Alzheimer rappresenta la più comune causa di demenza (costituisce il 55-60% di tutti i casi). Si tratta di un processo degenerativo che colpisce in maniera progressiva le cellule cerebrali, causando quell’insieme di sintomi che rientra nel nome di demenza, ovvero il declino crescente e complessivo delle funzioni cognitive nonché il deterioramento della personalità e della vita sociale.

Attualmente non esiste una prevenzione certamente efficace nei confronti del morbo, i cui sintomi – come illustrato nel dettaglio dall’Alzheimer’s Association statunitense – spaziano dalla perdita di memoria alle difficoltà nelle attività quotidiane, dai problemi di linguaggio al disorientamento nel tempo e nello spazio fino alla diminuzione della capacità di giudizio. E ancora, mutamenti di personalità, mancanza di iniziativa, cambiamenti di umore e/o di comportamento possono rappresentare dei campanelli d’allarme da non sottovalutare.

Per approfondire guarda anche: “Che cos'è il morbo di Alzheimer?“

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