Roma, 25 mag. (Adnkronos Salute) - 'Non siamo nati per soffrire'. E' lo slogan della campagna lanciata oggi da Cittadinanzattiva, a dieci anni dalla legge 38/2010 che regolamenta l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore. Eppure ancora oggi i pazienti denunciano, in oltre 3 casi su 5, una sottovalutazione del dolore fisico e quasi in un caso su 2 manca l'informazione sul diritto a non soffrire inutilmente. La campagna prende il via con un questionario rivolto ai cittadini per realizzare una fotografia dell'effettiva conoscenza dei contenuti della legge e un opuscolo informativo (scaricabile dalla pagina del progetto sul sito di Cittadinanzattiva), in formato digitale, con le principali informazioni sulle possibilità previste. "Non siamo nati per soffrire" è realizzata con il sostegno non condizionante di Pfizer e Lilly.
A dieci anni dalla promulgazione della legge - considerata innovativa rispetto alle normative presenti in altri Paesi - sono stati fatti molti passi avanti, ma molto resta ancora da fare per la sua piena attuazione, spiega in una nota Cittadinanza. Secondo il recente rapporto del Coordinamento nazionale delle Associazioni dei malati cronici-Cittadinanzattiva i pazienti denunciano la sottovalutazione del dolore nel 63,6% dei casi, non solo quello fisico, ma anche quello psicologico (59%).
Così come la difficoltà di accesso alla cannabis terapeutica (40,9%). Anche in questo caso, sebbene, esista una legge, la n. 172 del 4 dicembre 2017 che stabilisce che la cannabis sia rimborsata a livello del Ssn per alcune indicazioni terapeutiche, in mancanza delle delibere regionali sulle modalità d'accesso, in diverse Regioni, di fatto non è accessibile in molte realtà del nostro territorio.
Un altro dato che sorprende è che, nonostante sia trascorsa una decade dall’emanazione della legge, manca ancora l’informazione sul diritto a non soffrire inutilmente (40,9%) e accedere alle terapie risulta piuttosto complicato per il costo dei farmaci sintomatici (40,9%), per lo scarso raccordo fra il medico curante e lo specialista di cure palliative (40,9%) per la non tempestività all’insorgenza del dolore (27,2%). Il dolore non viene gestito neppure durante un ricovero ospedaliero nel 18,1% dei casi.
"Ci siamo battuti lungamente per ottenere questa legge", dichiara Francesca Moccia, vice segretario generale di Cittadinanzattiva, "dopo 10 anni è ancora necessario che non si abbassi la guardia, non vogliamo che il diritto ad evitare il dolore e le sofferenze non necessarie diventi una battaglia di retroguardia, penalizzando la qualità della vita di chi ha già una patologia, rendendo la condizione più pesante e insopportabile, privando la persona di una prospettiva e di un progetto di vita. A maggior ragione in un contesto di emergenza come questo che stiamo vivendo. Continueremo a monitorare la situazione per rimuovere gli ostacoli che non permettono ai cittadini di poter far valere i diritti riconosciuti da questa legge".