Roma, 25 mag. (Adnkronos Salute) - "La pandemia ha dimostrato come il digitale - con la ricetta elettronica e con la telemedicina - possa consentire la prosecuzione delle cure anche in regime di distanziamento sociale. Eppure una tecnologia non ben governata può aumentare esponenzialmente il rischio clinico in cui si riflette, in quest’ambito, il rischio informatico, ove ad esempio i dati su cui si fonda la diagnosi siano alterati". Lo ha detto il presidente dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali, Antonello Soro, nel corso dell'audizione in Commissione parlamentare per la semplificazione della Camera, in merito all'indagine conoscitiva in materia di semplificazione dell’accesso dei cittadini ai servizi erogati dal Servizio sanitario nazionale.
"Per altro verso, l’esfiltrazione o l’accesso indebito a dati sanitari possono violare, in modo talora irreversibile, quel diritto all’intangibilità della propria vita privata che costituisce la radice più antica della privacy. Sul piano individuale, infatti, la conoscenza di dati così 'sensibili' quali quelli genetici o sulla salute, può fondare discriminazioni (si pensi al rapporto lavorativo o assicurativo) o comunque pregiudizi rilevantissimi per l’interessato", ha specificato Soro.