Milano, 27 giu. (AdnKronos Salute) (di Paola Olgiati) - Entrare in un'unità privata di Day Surgery, sottoporsi a un intervento il pomeriggio o la sera e rimanere in osservazione di notte per essere dimessi entro le 24 ore dall'ingresso. In Lombardia non si può più, secondo la delibera di Giunta 1046 del dicembre 2018 che fissa le 'Regole 2019' per la gestione del Servizio socio sanitario regionale. Un divieto contro il quale si sta consumando una battaglia arrivata all'attenzione del Tar. A ricorrere al Tribunale amministrativo sono le strutture che sul cosiddetto regime 'One Day Surgery', la Day Surgery con pernottamento ancora possibile in ambiente ospedaliero, hanno costruito "un'attività consolidata, un servizio sicuro grazie ai requisti al quale deve rispondere (gli stessi di un ospedale) e che funziona bene. Una realtà che qualcuno, non sappiamo chi, adesso vuole sopprimere".
A denunciarlo all'AdnKronos Salute è Guido Roberto Menasce, presidente dell'Aiudaps, Associazione italiana delle unità dedicate autonome private di Day Surgery e dei centri di chirurgia ambulatoriale. "In Lombardia - spiega l'anestesista - le unità del genere sono una decina, erogano tutte le prestazioni chirurgiche brevi che si effettuano normalmente in Day Surgery e non hanno mai avuto un 'no' ufficiale alla One Day Surgery" perché, "se opero un paziente alle 18 - osserva il medico - è intuibile che per sua stessa sicurezza debba restare in osservazione la notte". Ora invece, con la delibera di dicembre, in Lombardia è scattato "un divieto assurdo che non è mai esistito nella storia della sanità del Paese e che ancora non esiste in nessun'altra regione d'Italia".
Il veto impugnato dall'Aiudaps, che per chiederne la sospensione si muove insieme a singole cliniche e sta concordando un'azione congiunta con la sezione regionale dell'Anisap (Associazione nazionale delle istituzioni sanitarie ambulatoriali private), è contenuto nell'allegato A delle Regole regionali 2019 e recita così: "Non è possibile il pernottamento nella struttura ambulatoriale/di Day Surgery ex ospedaliero; qualora fosse necessario, le strutture di Day Surgery extra ospedaliero, inserite all'interno di un presidio dell'Asst/Irccs di diritto pubblico/ente unico, possono garantire il pernottamento del paziente trasferendolo in una delle strutture dell'Asst/Irccs di diritto pubblico/ente unico, ovvero attraverso convenzione con un'altra struttura di ricovero e cura". Significa che, "se il paziente non può andare a casa - dice Menasce - sono costretto a chiamare un'ambulanza per farlo portare in ospedale con un danno devastante soprattutto d'immagine, oltre che economico nei casi in cui il trasferimento è in una struttura privata".
Il presidente di Aiudaps non ci sta: "Non si capisce perché, se si ritiene che le nostre strutture autonome extraospedaliere abbiano - come hanno e come dimostrano di avere durante i regolari controlli da parte delle autorità competenti - tutti i requisiti necessari per erogare le prestazioni di Day Surgery, e se questi requisiti sono gli stessi delle Day Surgery ospedaliere che possono assicurare ai pazienti che lo necessitano il pernottamento, considerato fra l'altro un'attività non assistenziale bensì osservazionale post-operatoria, adesso alle nostre strutture il pernottamento debba essere vietato senza alcuna spiegazione".
E questo nonostante "ogni struttura qui ricorrente", si legge nel ricorso, sia "autorizzata a tenere più posti letto per l'osservazione post-operatoria dei pazienti", nonché "in totale spregio - aggiunge Menasce - del parere di un tavolo tecnico istituito dalla Regione Lombardia" nell'ambito della definizione delle Regole 2019, "che indicava all'unanimità la possibilità di pernottamento anche nelle nostre unità, a condizione di garantire la presenza di un medico di guardia con determinate competenze e di un infermiere professionale, e la reperibilità di personale medico con specifiche caratteristiche". L'avvocato Giorgio Muccio, difensore di Aiudaps, fa notare come inizialmente "di questo tavolo e delle sue conclusioni sia stata taciuta l'esistenza, in violazione del principio di trasparenza". E "si è alzato un muro assoluto - racconta Menasce - anche durante un tavolo tecnico in cui sono stato chiamato in un secondo momento, per un confronto in vista del quale avevamo sospeso il ricorso già avviato al Tar. Ricorso che quindi a breve ho intenzione di ridepositare".
Nel provvedimento impugnato, riporta il testo, innanzitutto "è leso l'interesse del paziente sottoposto a chirurgia in struttura autorizzata alla chirurgia in Day Surgery extraospedaliero, per la minore tutela sanitaria in sede post-operatoria" e "per il disagio a seguito dell'obbligo di trasferimento. Il tutto con conseguente lesione del rapporto fiduciario tra il medico e la struttura da una parte e il paziente dall'altra, e conseguente irrimediabile lesione dell'immagine della struttura". Inoltre si "compromette totalmente l'esistenza stessa e la funzionalità delle strutture" ricorrenti, con "conseguente compromissione della situazione occupazionale del personale medico, paramedico e amministrativo". La sospensione del divieto contestato, infine, sarebbe anche nell'"interesse pubblico" perché permetterebbe di "evitare un possibile obbligo della Pubblica amministrazione al risarcimento del danno che colpisce le strutture ricorrenti".
In una memoria difensiva, la Regione Lombardia sostiene di non avere affatto vietato l'osservazione post-operatoria, ma di avere solo ribadito che è limitata alle 12 ore, definendolo naturale e logico nel regime assistenziale di Day Surgery, relativo per definizione a interventi chirurgici, procedure diagnostiche e/o terapeutiche invasive o semi-invasive in regime di ricovero limitato alle sole 12 ore. Ne consegue - si precisa - che l'osservazione ordinaria è limitata alle 12 ore, mentre se emergono complicanze con ragioni speciali di sicurezza, il paziente deve essere trasferito in una struttura che disponga di standard organizzativi (medici e infermieristici su 24 ore) che invece le strutture a ciclo diurno non hanno.
Dall'Avvocatura regionale osservano che, in virtù degli standard autorizzativi e di accreditamento in vigore dal 2001, le strutture a ciclo diurno devono assicurare la presenza di medici e infermieri per 12 ore (dalle 8 alle 20), pertanto l'osservazione notturna non potrebbe essere garantita. E un servizio sanitario - si puntualizza - non può essere assicurato su base volontaristica o per scelte organizzative della singola struttura, bensì solo sulla base di precisi standard organizzativi obbligatori, verificabili e, in caso di mancanza, sanzionabili. Per la Regione, insomma, le richieste dell'Aiudaps non possono essere accolte a prescindere dalle Regole 2019 che secondo l'Avvocatura hanno qualificato come divieto ciò che, nella sostanza, sarebbe la semplice deduzione di effetti connessi alle regole già vigenti.
Nella memoria si fa anche notare come le Regole regionali non sono scritte nella pietra, e dunque possono essere anche riviste e riformulate per tener meglio in considerazione le peculiarità delle realtà più marginali operanti comunque nel settore sanitario. E si segnala che la Direzione generale Welfare si è impegnata a farlo non appena fosse stato riattivato l'apposito tavolo tecnico, al quale è stata garantita la partecipazione di Aiudaps che a causa di un disguido legato all'avvicendamento di molti dirigenti - si spiega - non era stata coinvolta nella prima definizione delle Regole. Ma questa apertura, espressa in febbraio in un incontro in Regione, per Menasce è stata solo apparente, considerando appunto "il muro assoluto" che "si è alzato dallo stesso comitato tecnico durante la riunione alla quale ho partecipato".
Fra gli interventi più numerosi eseguiti oggi nelle strutture 'in rivolta' ci sono quelli di chirurgia estetica e una voce di protesta si leva dal settore per bocca di Paolo Santanchè, sentito dall'AdnKronos Salute: "Ci ritroviamo con una 'deadline' a mezzanotte come Cenerentola", che allo scoccare del dodicesimo rintocco si ritrovava vestita di stracci con una carrozza che ridiventava zucca, ironizza amaro il chirurgo plastico. "Che senso ha - chiede - ritenere che le strutture in cui operiamo, anche in anestesia generale e con tutti i requisiti richiesti a ogni unità di Day Surgery e verificati dai controlli, possano fare interventi quando c'è il sole e non quando il sole è tramontato?".
"Parliamo di pazienti ai quali vengono erogate prestazioni in regime di solvenza - puntualizza Santanchè - che pagano con soldi propri o sono coperti da un'assicurazione Che disagio stiamo dando loro?". E "che danno economico stiamo producendo alle strutture che non possono più operare di sera?", incalza il chirurgo. "L'unico modo che abbiamo per ammortizzare le spese richieste dai requisiti ai quali dobbiamo uniformarci è quello di poter operare tutta la giornata - conferma Menasce - Altrimenti siamo morti", ripete. Santanchè esprime "disgusto per come vengono gestite queste cose nel nostro Paese", per come "si sta smantellando un servizio che funziona in modo ottimo".
E quel che è peggio, riflette, è che "se anche le unità di Day Surgery, che sono serie e sempre nel mirino dei controlli, finiranno per adeguarsi, il paziente continuerà a essere indifeso e ingannato - avverte lo specialista - perché l'immenso sottobosco degli ambulatori chirurgici, in cui non si può fare chirurgia estetica maggiore, persiste e persisterà nel fare quello che vuole". In queste realtà, conclude Menasce, "solo negli ultimi 5 anni abbiamo avuto 3 morti nel disinteresse totale classe politica e delle autorità sanitarie. Adesso le nuove Regole della Regione Lombardia vietano espressamente l'esecuzione di interventi di chirurgia estetica maggiore in ambulatorio, ma i controlli chi li farà? Nel mirino ci siamo noi".