Roma, 23 set. (AdnKronos Salute) - La più grande, Maria, ha 19 anni e tra pochi giorni inizierà l'università; la più piccola, Marta, ne ha 5 e va all'asilo. Poi ci sono Anna, 14 anni che frequenta le superiori, Elisabetta 12 che va alle medie ed Elena 6 che ha debuttato alle elementari. Cinque figlie e una "vita a incastro" per Alessandra Nichetto, 47 anni, di professione infermiera all'Ospedale Immacolata Concezione di Piove di Sacco nel Padovano. "Come faccio? Negli anni ho goduto di cinque part-time, uno per figlia. Adesso - racconta l'infermiera - lavoro 18 ore a settimana e confido che mano a mano le mie ragazze diventino autonome", così potrò lavorare di più.
"Il part-time - sottolinea in una nota della Ulss 6 Euganea - mi ha aiutato e mi sta aiutando tanto. Se non l'avessi avuto avrei dovuto licenziarmi. Mio marito è un ingegnere libero professionista, spesso si deve assentare, quindi noi viviamo a incastro: la scuola, le visite, lo sport. Tante volte ci siamo chiesti se io avessi dovuto lasciare il posto per dedicarmi alle figlie, ma il mio lavoro è la mia grande passione, mi piace il contatto con le persone, lo stare in gruppo, l'agire in équipe. Avrei perso una parte di me e ho preferito rimboccarmi le maniche", afferma Alessandra.
"Ci piace molto il modo con cui i nostri dipendenti onorano il lavoro, vivendolo intensamente - commenta il direttore generale dell'Ulss 6, Domenico Scibetta - e onorano la famiglia, crescendola con dedizione e con il valore della presenza. Dal canto nostro ci sforziamo di incentivare il benessere dei dipendenti, profondamente convinti come siamo dell'importanza del part-time, istituto che deve essere dinamico e flessibile, utile a conciliare le esigenze della persona lavoratrice con le necessità organizzative aziendali".