Roma, 30 mar. (Adnkronos Salute) - Senza una campagna di vaccinazione di massa a livello globale in tempi brevi, le varianti del Covid-19 sono destinate a prendere il sopravvento rischiando di rendere inefficaci gli attuali vaccini. È quanto emerge da un'indagine realizzata dalla People’s veccine alliance (Pva) di cui Oxfam e Emergency sono membri.
Secondo i 2/3 dei 77 epidemiologi interpellati provenienti da 28 diversi Paesi, abbiamo al massimo un anno per non vanificare l’efficacia dei vaccini di prima generazione fin qui sviluppati e contenere le mutazioni del virus; un terzo di essi ritiene che il tempo sia inferiore a 9 mesi mentre meno di 1 su 8 valuta che i vaccini a disposizione funzioneranno qualunque sia la mutazione. La stragrande maggioranza degli epidemiologi (l’88%) pensa inoltre che se non si aumenterà la copertura vaccinale in molti Paesi si potrebbe favorire il sorgere di varianti del virus resistenti al vaccino.
Secondo i calcoli della Pva, al ritmo attuale però solo il 10% della popolazione nella maggior parte dei paesi in via di sviluppo sarà vaccinata nel prossimo anno. Quasi tre quarti degli esperti coinvolti è convinto che la condivisione della tecnologia e la sospensione della proprietà intellettuale siano gli strumenti per aumentare la produzione mondiale di dosi.
"Fino a quando soltanto una parte della popolazione mondiale avrà accesso ai vaccini, - spiega Antonino Di Caro, virologo dell’Istituto nazionale di malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma - il virus avrà la possibilità di circolare, di replicarsi velocemente e quindi di mutare. I dati di cui disponiamo oggi ci suggeriscono che non abbiamo molto tempo, probabilmente tra 9 mesi e 1 anno, prima che si sviluppino e diffondano mutazioni del virus che riducano l’efficacia dei vaccini attualmente disponibili. Questa è una guerra che i Paesi ricchi non possono vincere da soli". L’indagine mostra dunque quanto sia cruciale garantire l’accesso ai vaccini anti Covid il prima possibile anche nei Paesi più poveri, dato che l’attuale disuguaglianza di accesso non fa che dare il tempo alle varianti del virus di moltiplicarsi.
"Nonostante sia ormai evidente che solo la condivisione della tecnologia e la sospensione della proprietà intellettuale possano garantire un aumento di dosi disponibili, assistiamo ancora - hanno detto Sara Albiani, responsabile salute globale di Oxfam Italia e Rossella Miccio, presidente di Emergency - alla difesa dei monopoli di Big Pharma da parte dei paesi ricchi, con la conseguenza che una manciata di colossi farmaceutici decidono chi debba vivere o morire. Proprio all’inizio di marzo abbiamo assistito al blocco della proposta avanzata da India e Sud Africa di sospensione dei diritti di proprietà intellettuale. In questo momento - sottolineano - i milioni di persone che si sono già vaccinate negli Usa, nel Regno Unito o nei Paesi europei si sentono più al sicuro, ma come dimostrano i risultati dell’indagine presentata oggi, c’è il rischio altissimo che senza un cambio radicale nelle politiche di accesso ai vaccini, tutti gli sforzi fatti fin qui potrebbero essere vani. Rendere accessibili i vaccini anche nei paesi poveri significa oggi più che mai proteggerci tutti".