Roma, 26 mar. (Adnkronos Salute) - Ancora oggi il carcinoma della mammella è il tumore più frequentemente diagnosticato nelle donne in Italia: ciò fa riflettere, specie se si considera che tra il 2008 e il 2016 nel loro complesso tutti i tumori sono cresciuti, nelle donne, dell'1,3% medio annuo. Il dato viene dal rapporto I numeri del cancro in Italia, voluto anche quest'anno da Aiom (Associazione italiana di oncologia medica) e da Airtum (Associazione italiana registri tumori) che mostra come proprio il tumore alla mammella, nello stesso lasso di tempo, abbia visto un incremento di diagnosi del 2% globale, e in particolare tra le under 50. In tempi di pandemia questi dati sono particolarmente significativi viste le sfide imposte dalle misure di contenimento e dall'impegno delle strutture ospedaliere con i pazienti Covid. Eppure, ci sono aspetti molto confortanti.
Da un lato grazie agli screening e alla maggior consapevolezza delle donne, la gran parte dei tumori maligni mammari è oggi diagnosticata in fase iniziale. D'altro canto, l'emergenza da Sars-CoV-2 ha portato ad accelerare lo sviluppo di nuove modalità, digitali e non, per continuare ad assicurare alle donne affette lo stesso livello di assistenza dell'era pre-Covid. "L'emergenza ha ad esempio dato un impulso alla telemedicina e al delivery dei farmaci a domicilio. Si tratta di cambiamenti già in corso, ma certamente la pandemia ha rappresentato uno stimolo in più per metterli in pratica", spiega Matteo Lambertini, oncologo e ricercatore all'Università di Genova - Irccs ospedale Policlinico San Martino, in un’intervista pubblicata sul portale di Alleati per la Salute (www.alleatiperlasalute.it ) il nuovo portale dedicato all’informazione medico-scientifica realizzato da Novartis.
Certo, la telemedicina in oncologia non potrà mai sostituire la visita in presenza: "Da un lato l'esame obiettivo richiede il contatto diretto con la paziente, dall'altro il rapporto medico-paziente può svilupparsi al meglio soltanto dal vivo in molte situazioni cliniche", prosegue. Sicuramente la pandemia ha portato a snellire alcune attività, a vantaggio di tutti: «È il caso della paziente che si trovava a dover venire in ospedale soltanto per mostrare gli ultimi esami dopo una visita effettuata poco tempo prima: questo tipo di attività può essere agevolmente spostato online, tramite videoconsulti". Meno accessi in ospedale significa più sicurezza in termini di possibili contagi ma anche minor impatto psicologico per la persona. Il Covid, poi, ha dato impulso alla consegna a domicilio dei farmaci, chiaramente laddove possibile: "È un servizio molto apprezzato dalle pazienti che consente loro di ricevere farmaci di classe H, reperibili solo in ospedale previa autorizzazione da parte dell’équipe medica".
Nonostante le inevitabili complessità organizzative, le diverse Breast Unit italiane, ovvero i centri che si occupano di tumore alla mammella, sono riuscite a mantenere elevati livelli di trattamento assicurando il rispetto delle norme anti-Covid. Il tutto grazie ad alcuni accorgimenti: oltre alle prestazioni in telemedicina, sono stati riorganizzati un po' in tutti i centri alcuni appuntamenti per le infusioni dei farmaci: "Le infusioni di alcuni farmaci sono eseguibili settimanalmente oppure trisettimanalmente", spiega Lambertini. "Quando possibile e ugualmente efficaci, vengono oggi fissate più somministrazioni trisettimanali rispetto a prima così da ridurre gli accessi non indispensabili".
Naturalmente ogni Breast Unit sul territorio nazionale fa al caso suo, ma complessivamente Lambertini non nota differenze sostanziali: "Nella maggior parte dei centri questi cambiamenti sono stati implementati con successo". Cambiamenti, questi, che sono la naturale conseguenza di un processo di innovazione clinica e di gestione della paziente da tempo in atto grazie allo sviluppo delle Breast Unit stesse.
Già da diversi anni questi centri ultraspecialistici consentono un approccio sempre più multidisciplinare al tumore alla mammella, grazie al coinvolgimento di figure che lavorano con l'oncologo: dal genetista clinico all'anatomopatologo, dal radioterapista al ginecologo fino allo psicologo. "Questo ci permette di caratterizzare i singoli tumori e di proporre così terapie sempre più cucite su ogni singola paziente", spiega ancora Lambertini. Senza dimenticare l'introduzione di indicatori rigidi per il controllo dell'organizzazione del lavoro e, quindi, per la riduzione degli errori. Non è difficile immaginare che questi passi in avanti possano proseguire anche oltre la pandemia: "Naturalmente telemedicina e altre innovazioni dovranno essere definite da linee guida che per ora non esistono", conclude l'oncologo, "e dovrà nascere un quadro normativo specifico per regolamentare queste pratiche, anche in termini di rapporto del medico con il Servizio sanitario nazionale".
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