05/12/2017

Una proteina per proteggere i ricordi

una proteina per proteggere i ricordi
Massimo Canorro
Scritto da:
Massimo Canorro
Giornalista & web content editor

Una proteina sarebbe responsabile della formazione dell’apprendimento e dei ricordi. Il riferimento è alla “Staufen2” – scoperta da un team di scienziati tedeschi (Università di Mannheim) e spagnoli (Università di Siviglia) coordinati da Michael Kiebler dell’università Ludwig Maximilian di Monaco, in Germania –, in grado di svolgere un ruolo fondamentale nella trasmissione delle informazioni attraverso le connessioni neuronali.

Secondo lo studio, i cui dettagli sono stati pubblicati su “Genome biology”, la proteina Staufen2 sarebbe basilare per il regolare funzionamento degli Rna messaggeri (“mRNA”), una molecola prodotta dalla trascrizione del DNA, che conduce il codice genetico sul sito della sintesi proteica. Meglio: gli Rna messaggeri sono prodotti dal nucleo dei neuroni per veicolare le informazioni genetiche alla sinapsi, cosicché possano realizzare quella che è la sintesi di specifiche proteine.

Come la proteina Staufen2 preserva la memoria

Durante la sperimentazione, gli autori hanno “addestrato” un gruppo di topi. L’intento: ridurre i livelli della proteina Staufen2 all’interno del loro cervello. I roditori sono stati sottoposti a una serie di test comportamentali per misurare l’efficacia della memoria spaziale, della memoria associativa e della memoria temporale. In tutti i casi citati, si tratta di funzioni dipendenti dalla plasticità sinaptica, ovvero dalla capacità del sistema nervoso di essere in grado di regolare l’efficienza comunicativa tra specifiche reti sinaptiche che si trovano all’interno dell’ippocampo (la cui funzione basilare è quella di costituire un archivio della memoria sia a lungo sia a breve termine).

Ad esperimento concluso, è emerso che la riduzione di Staufen2 (la cui carenza rende anche le sinapsi più reattive del normale) all’interno del proencefalo dei roditori aveva avuto un impatto negativo su differenti aspetti della memoria. Ha spiegato il dottor Kiebler: “Nel complesso, la memoria a lungo termine proseguiva nel suo funzionamento e i topi continuavano a essere capaci d’apprendere. Ma nel momento in cui sono stati stimolare a ricordare ciò che avevano appreso in seguito a periodi più lunghi di tempo, le loro prestazioni sono molto peggiorate”. Da qui è emerso il collegamento del fattore molecolare sopracitato con la plasticità sinaptica e l’apprendimento.

Memoria e Alzheimer: una proteina per proteggere i ricordi

Una ricerca condotta dalla University of New South Wales con il gruppo del Neuroscience Research Australia ha identificato una proteina, denominata “p38γ chinasi”, dispersa all’incalzare dell’Alzheimer, che reintrodotta nel cervello di topi ha dimostrato di avere un esito protettivo contro i deficit di memoria. L’aspetto interessante di questo studio, pubblicato su “Science”, “è che ha completamente cambiato la nostra comprensione su quanto accade nel cervello durante lo sviluppo della malattia di Alzheimer”, ha affermato l’autore principale, Lars Ittner.

Dunque, in questo caso, i ricercatori australiani si sono focalizzati su nuovi processi mediante cui le cellule nervose schiudono le porte alla malattia di Alzheimer, ribaltando i concetti precedenti (uno su tutti): arginare l’Alzheimer attuando scelte di vita preventive, per rallentare l’incedere della demenza senile e preservare l’integrità dei neuroni, offrendo alla ricerca una serie di opzioni innovative di trattamento che potrebbero fermare, o quantomeno rallentare, lo sviluppo della patologia.

Per approfondire guarda anche: “I sintomi della demenza e dell'Alzheimer”

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