Acque termali e idropinoterapia

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Redazione Paginemediche
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Sembra doveroso spendere qualche parola sulle notevoli proprietà curative delle acque termali.

L’Italia, con il suo primato di terra in troppi punti di natura vulcanica, ne è piena, fortuna dei moltissimi pazienti che traggono gran giovamento dalle cure idropiniche e, perché no, dei numerosi operatori che a vario titolo prestano la loro opera in questo delicato settore di lavoro.

La cura idroponica, infatti, consiste nel bere una determinata quantità di acqua minerale a una data temperatura, orario, tempo e ritmi, sempre e solo in base a precise prescrizioni mediche. I cicli di cura, condotti con le acque ritenute più idonee vengono utilizzati per stati patologici gastrointestinali ed epatici come gastrite, dispepsia gastrica, esofagite da reflusso, dispepsia epatica, stati dismetabolici come l’iperuricemia, diabete, litiasi renale, ipertensione, carenze nutrizionali di fluoro e litio, calcolosi e quanto altro.

In molti casi poi l’idropinoterapia, mentre favorisce e stimola la rigenerazione funzionale dell’organismo e l’equilibrio metabolico, finisce col costituire una efficace alternativa all’uso di farmaci di sintesi sia per il trattamento sia per la prevenzione di ulteriori numerose malattie: il tutto, sotto prescrizione e controllo di medici specializzati nel settore, onde evitare che la cura di una patologia possa recar danno ad un’altra, di cui l’interessato può essere Portatore.

La natura fa il resto: una corretta alimentazione, infatti, non può prescindere da una ancor più corretta idratazione, fondamentale per un ottimale ricambio idrico, e dunque le acque oligominerali essendo di per sé per natura ipotoniche, cioè caratterizzate da una concentrazione di particelle inferiori ad altre, vengono in breve tempo assorbite dalle cellule del nostro Organismo.

Per effetto di tale rapidità di assorbimento si attiva un complicato sistema di ricezione e regolazione di flussi che alla fine provoca l’espulsione di un quantitativo di acqua maggiore rispetto a quella realmente assunta; l’aumento dell’azione diuretica causa a sua volta un aumento di eliminazione di azoto ureico, acido urico, acido ossalico e cloruro di sodio.

È l’Acqua delle Terme il mezzo col quale si effettuano tutte le cure idropiniche ed è opportuno schematizzarne una sommaria classificazione in base ai vari parametri.

Innanzitutto in base alla temperatura con cui esse sgorgano dalle sorgenti, vengono definite “acque fredde“ se il termometro segna meno di 20°C, “ipotermali“ se la temperatura è compresa nella fascia fra i 20 e i 30°C, “omeotermali“ o semplicemente “termali“ se la temperatura è compresa fra i 30° e i 40°C, “ipertermali“ se il termometro supera i 40°C.

Se ne deduce quindi che, quando si parla di Acque Termali, ci si riferisce generalmente ad acque che sgorgano alla fonte con una temperatura prossima a quella corporea. Oltre che in base alla temperatura le Acque Termali vengono classificate poi sulla base di ulteriori due parametri quali il residuo fisso e la composizione chimica.

L’acqua infatti è rappresentata chimicamente dalla formula H2O ma quella che beviamo o che comunque usiamo, contiene sempre altri elementi, minerali o gas che siano, quali il bicarbonato, il sodio, il Calcio, il magnesio, lo zolfo e quanto altro ancora.

Il residuo fisso è costituito dal peso della quantità degli elementi presenti in soluzione nell’acqua, per cui, senza addentrarci nel discorso sulle tecniche e sul procedimento di evaporazione ed essiccatura dell’acqua a cui abbiamo già precedenza accennato, le acque utilizzate alle terme vengono classificate in: 

  • Acque Oligominerali, se il residuo fisso è
  • Acque Minerali, se il residuo fisso è > di 500 mg per litro.

Composizione chimica

In base alla composizione chimica del residuo fisso infine l’acqua deriva la sua propria denominazione dall’elemento chimico ovvero dall’insieme degli elementi da cui essa è composta.

Per le Terme di Abano, infatti, la definizione di salso-bromo-iodiche ipertermali indica la temperatura molto elevata di rispettabili 85°C alla fonte e nel contempo anche composizione, applicazioni e benefiche finalità delle Acque, peraltro anche radioattive, essendo caratterizzate pure dalla proprietà di emettere quantità infinitesimali e perciò benefiche di radiazioni ionizzanti.

Castellammare di Stabia, oggi definita la Metropoli delle Acque per il suo patrimonio idrologico di ben 28 tipi di acque minerali differenti divise in solforose, bicarbonato calciche, medio minerali, era rinomata fin dai tempi di Plinio il Vecchio che apprezzava l’Acqua della Madonna mentre già allora alle persone sofferenti di “calcolosi“ consigliava l’uso dell’Acqua Acetosella; consigli dati nella “Naturalis Historia“ durante il 1° sec d.C. ed a tutt’oggi ancor validi se si tiene conto che questo tipo di acqua, la meno mineralizzata fra le medio-minerali, è oggi idropinicamente utilizzata per il suo eccezionale potere diuretico e con positivi risultati in presenza di calcolosi renale.

In Italia, come già detto, si contano per fortuna numerosi gli Stabilimenti Termali, dislocati dalle Alpi alla Sicilia, interessando anche la Sardegna: notevole è dunque la varietà di tipologie di acque che gli utenti hanno a disposizione, nell’ambito delle quali medici idrologi sanno ben consigliare e guidare per un valido supporto terapeutico a molte patologie.

Classificazione delle acque termali

In base alla quantità degli elementi predominanti presenti nella composizione chimica, sono riscontrabili alcuni altri tipi fondamentali di acque:

  • Acqua bicarbonato - calcica: utilizzata in terapie idropiniche per la cura di malattie dell’apparato digerente, epatiche e del ricambio, trova altresì applicazione nella crenoterapia esterna per la preparazione di fanghi, per cicli di cure inalatorie ed irrigatorie;
  • Acqua cloruro-sodica: ha la stessa origine delle acque salso-bromo-iodiche. Fra i suoi componenti annovera in quantità predominanti il sodio e il cloro ed in misura minore i solfati oppure il bicarbonato di calcio, di sodio o di magnesio. In tal caso è utilizzata con metodiche di idropinoterapie, trovando le sue indicazioni soprattutto nelle patologie dell’apparato digerente, per la cura dell’obesità, della gastrite, di piccole insufficienze epatiche, per la diarrea, ma non è affatto indicata nella cura dell’ulcera e della colite spastica. Ove si riscontra una presenza notevole di iodio è utilizzata più spesso nella crenoterapia esterna;
  • Acqua solforosa: contiene sali disciolti in misura di 12g./litro, grazie ai quali trova un vastissimo impiego terapeutico. Il suo alto grado solfimetrico la rende infatti molto efficace nella cura delle patologie croniche delle vie respiratorie nonché in quelle dermatologiche. Sotto diretto controllo del medico idrologo, è utilizzata anche in cure idropiniche nelle alterazioni intestinali, nelle patologie epatiche e gastroenteriche;
  • Acque arsenicali e le acque ferruginose: sebbene in natura esistano separatamente, è molto frequente riscontrare allo stato naturale la combinazione di acque arsenicali ferruginose, che comunque contengono anche tracce di altri elementi quali magnesio, rame, litio ed altri ancora, in quantità talmente esigue da non comportare variazioni sensibili alle qualità organolettiche. L’elemento chiave di questo tipo di acque è il ferro, utilizzato per contrastare vari tipi di anemia con carenza di ferro, essendo state prioritariamente effettuate tutte le analisi intese a diagnosticare se si tratta effettivamente di mancanza di ferro: una volta accertata l’anemia, si rende necessario poi eseguire tutta la serie di esami per poter escludere malattie del tipo intestinale. Nell’ambito delle terme e del benessere le acque arsenicali ferruginose vengono utilizzate anche nelle terapie inalatorie, in campo ginecologico, in balneo terapia, in fangoterapia; le terapie idropiniche con acque arsenicali ferruginose vengono condotte sotto stretta presenza del medico idrologo, specialmente ove si tratti di patologie a carico di bambini.

Da tutto quanto siamo andati esponendo si evince chiaramente che le acque termali non sono utilizzate soltanto nelle cure idropiniche ma, a seconda dei vari centri e quindi delle acque di cui gli stessi dispongono, anche in tutta una serie di terapie quali i bagni termali, bagni sulfurei per la cura di artrosi e dermatiti, i fanghi, le inalazioni, l’aerosol, le insufflazioni, humages, la ventilazione polmonare, irrigazioni nasali e vaginali, la cura della sordità rinogena, cicli di cure delle flebopatie croniche, ed in vari stabilimenti la cura della sterilità femminile: molti stabilimenti termali infatti praticano nel quotidiano non solo le terapie tradizionali ma sono pienamente attrezzati come Solarium con sauna finlandese e/o bagno turco, Centri di Benessere, Medicina Fisica e Riabilitativa.

24/02/2017
17/03/2010
TAG: Medicina termale | Benessere psicofisico
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