Le discopatie sono patologie della colonna vertebrale molto diffuse dovute a sollecitazioni sbagliate e posture inadatte tali da provocare il deterioramento ed usura dei dischi intervertebrali (i cuscinetti posti tra una vertebra e l’altra), non più in grado di assorbire gli urti in modo adeguato, soprattutto quando si cammina, si corre o si salta, causando dolore.

Questo fenomeno, con il passare degli anni, può andare incontro ad un processo degenerativo di perdita di elasticità e comportare l’ernia del disco, ovvero lo slittamento dei dischi dalla loro sede con rottura della struttura fibrocartilaginea del disco e la fuoriuscita del nucleo polposo.

Quali sono le cause di discopatia?

Le cause di discopatia che provocano ernia del disco sono associabili innanzitutto al naturale processo di invecchiamento del corpo umano. Infatti, i dischi intervertebrali sono oggetto di una progressiva degenerazione e, diventando più fragili e meno elastici, tendono a sviluppare deformazioni o andare incontro a rotture. Ma non solo.

I responsabili delle ernie del disco sono anche i muscoli che gestiscono la struttura anatomica e determinano lo stato di tensione delle articolazioni. Più sono tesi, maggiore è la compressione e dunque maggiori sono le possibilità di ernie.

Tra i principali fattori di rischio troviamo:

  • alterazioni posturali (posizioni statiche, sedentarietà);
  • lesioni alla colonna vertebrale (colpo di frusta, fratture, lussazioni, distorsioni);
  • scorrette modalità sollevamento pesi (sollecitazioni assiali eccessive);
  • stress tensivi prolungati;
  • deficit muscolari e dei tessuti legamentosi;
  • interventi chirurgici;
  • osteoporosi.

Tutti i sintomi dell’ernia al disco

Quando le forze gravanti sulla colonna vertebrale causano la lesione all'anello fibroso del disco intravertebrale, il nucleo polposo, sfruttando questa lesione, fuoriesce comprimendo meningi e radici nervose poste lungo tutta la spina dorsale.

Il sintomo principale di questo disturbo è il dolore intenso nella zona dove si è verificata la lesione, che solitamente colpisce il tratto lombare (tra la quarta e la quinta vertebra lombare e tra la quinta e l'osso sacro) e cervicale (tra la quinta e la sesta e la sesta e la settima vertebra cervicale).

A seconda dei casi, la sensazione dolorosa del tratto lombare comprende:

  • mal di schiena;
  • difficoltà a compiere movimenti;
  • intorpidimento e formicolio degli arti inferiori;
  • lombo-sciatalgia, con coinvolgimento del gluteo, gamba e piede;
  • dorsalgia e rigidità della colonna vertebrale.

Mentre l’ernia del disco alla zona cervicale comporta:

  • mal di testa, vertigini, nausea;
  • formicolii agli arti superiori;
  • cervicalgia e rigidità al collo;
  • cervico-brachialgia con dolore alla nuca, spalla e braccio;
  • dorsalgia.

Se l’ernia entra in contatto con componenti nervose può provocare da semplici disagi (parestesie) a dolori violenti e invalidanti, fino al blocco totale del movimento. Se per esempio, si avverte dolore lombare per 3-4 giorni ad intervalli regolari potrebbe trattarsi di semplice discopatia; se, invece, il dolore si irradia a tutta la gamba, allora si tratta di sciatalgia.

I trattamenti per l'ernia del disco

La cura dell'ernia del disco può essere di tipo conservativo o trattata con approccio chirurgico.

Nel primo caso, si tenderà ad alleviare la sintomatologia dolorosa con il riposo e l’assunzione di antinfiammatori e antidolorifici, abbinati ad una terapia riabilitativa (fisioterapia) o addirittura un busto ortopedico, nei casi più gravi.

Quando, però, i sintomi sono veramente gravi (diminuzione dei riflessi, diminuzione della sensibilità a cominciare dal piede, dolore alla schiena persistente) allora bisogna ricorrere all'intervento chirurgico che, a seconda dei casi, può prevedere l’intervento di discoplastica, stabilizzazione dinamica o la fusione spinale.

Va tuttavia ricordato che l'eliminazione dell'ernia al disco toglie la sciatalgia, ma non sempre risolve il problema, che è causato dalla discopatia sottostante. Per eliminare anche quella, bisogna ricorrere a fisioterapia, kinesiterapia, chiroterapia e ginnastica posturale, esercitando soprattutto gli addominali.