Ozonoterapia per il trattamento dell'ernia del disco

ozonoterapia per il trattamento dell ernia del disco
Scritto da:
Dr. Daniele Prosetti
Specialista in Neuroradiologia e Radiodiagnostica

Che cos’è l’ozonoterapia e come funziona

L'ozono non è altro che ossigeno in forma triatomica. La molecola libera dell'ossigeno è formata da due atomi (O2), ma fornendo energia controllata al contenitore che contiene l'ossigeno questo si aggrega in ozono (O3) in percentuale proporzionale all'energia fornita. Come tale si tratta di un composto instabile, che degrada nuovamente ad ossigeno nel giro di alcune decine di minuti.

Il termine ozonoterapia (o il più corretto ossigeno-ozono terapia) è abbastanza fuorviante. Di per sé indica solo la somministrazione di una miscela di ossigeno ed ozono. La somministrazione può avvenire in diverse forme, le cui più note sono inettiva locale o per miscelazione con sangue aspirato e nuovamente iniettato (autotrafusione). Ovviamente le diverse modalità di somministrazione corrispondono a differenti trattamenti di differenti patologie. La grande autoemotrasfusione incrementa la disponibilità di ossigeno libero e come tale è recentemente stata vietata in ambito sportivo, equiparando l'ozono ad una sostanza dopante. Probabilmente questa è la maggior conferma della sua reale efficacia.

Dal punto di vista terapeutico, viene considerata una tecnica di medicina alternativa, e come tale è riconosciuta a livello ministeriale, e l'uso intraospedaliero è autorizzato solo in caso di ernia del disco.

Secondo ricercatori dell'Università di Siena la tecnica iniettiva locale sfrutta diversi meccanismi che vanno dall'attivazione del sistema antinocicettivo discendente, al rilascio di endorfine, ad una franca azione antinfiammatoria, senza sottovalutare una componente di placebo, sempre presente in qualsiasi atto medico.

In quali casi e per quali patologie viene utilizzata l’ozonoterapia?

Prove su animali dimostrano che l'iniezione di ossigeno con l'ozonoterapia decomprime l'ernia del disco con conseguente ritiro del disco, ciò con prove sufficienti sulla sicurezza del trattamento clinico. L'esperienza personale, in accordo con numerosi centri di Neuroradiologia o Radiologia interventistica, conferma l'ottima efficacia dell'ozono nell'ambito della patologia discale.

La miscela ossigeno-ozono viene iniettata all'interno e al centro del disco intervertebrale; è pertanto del tutto impossibile praticarla senza l'uso di una guida radioscopica o TAC.

È possibile praticare una singola iniezione intradiscale seguita, con cadenza 5-7 giorni, da alcune (non più di quattro) iniezioni vicine al disco stesso, che consolidano il risultato contribuendo anche al rilassamento della muscolatura paravertebrale. Ciascuna seduta, in mani esperte, richiede pochissimi minuti e non richiede anestesia di sorta, neanche locale.

I risultati si valutano a distanza di alcune settimane e nel'80% circa dei casi è possibile evitare un intervento chirurgico tradizionale. Nei casi in cui la procedura è inefficace, un eventuale successivo intervento chirurgico non ne viene minimamente compromesso.

Essendo il sottoscritto un Neuroradiologo ospedaliero, non ho esperienza personale di altre modalità terapeutiche nalle quali la somministrazione di miscela ossigeno/ozono sia efficace. Tuttavia per completezza riporto che viene utilizzata, in ambiente extra-ospedaliero, in diverse patologie ove si renda utile un'azione antinfiammatoria ed antidolorifica blanda o nei pazienti in cui per vari motivi è sconsigliabile l'uso di cortisonici o antinfiammatori non steoidei: artrite ed artrosi, dolore cronico, patologie cutanee, cellulite, trattamenti anti-età, colite, stitichezza.

Ozonoterapia: esistono delle controindicazioni?

L’ozono è un gas che è naturalmente presente nel nostro corpo, non vi è quindi rischio allergia. Non sono riportate particolari controindicazioni. Questo ha portato agli albori dell'utilizzo (a cavallo tra gli anni 70 ed 80) ad ampliare alcune applicazioni, talora in maniera sconsiderata, con insorgenza di problemi che, a posteriori, vanno individuati non nella molecola in sé ma nell'uso che ne fu fatto. Prudenzialmente è sconsigliata a donne in gravidanza e persone affette da emopatie o problemi di coagulazione del sangue. Inutile dire che in tutti i casi deve essere praticata da un medico specializzato in questa tecnica.

Effetti collaterali fugaci sono costituiti da una moderata reazione vagale (abbassamento della pressione sanguigna con senso di svenimento che dura pochi minuti). Per questo motivo, dopo il trattamento, tratteniamo i pazienti in osservazione per un'ora. Non è chiaro se tale reazione sia su base farmacologica o emotiva. Personalmente l'ho riscontrata in meno del 2 per cento dei pazienti, e comunque solo in pazienti giovani, il che mi induce a valorizzare la seconda ipotesi.

Per approfondire guarda anche: “Malattia degenerativa del disco”

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30/10/2018
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Dr. Daniele Prosetti
Specialista in Neuroradiologia e Radiodiagnostica