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Progetto Rosetta: case di cura per malati Alzheimer e Parkinson

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Redazione Paginemediche
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Si tratta di una problematica di non poco conto, considerando che, in Europa, sono almeno 5 milioni e 700 mila le persone, principalmente anziane, colpite da queste da Morbo di Parkinson e Alzheimer per le quali le cure restano purtroppo tuttora scarse.

Come spiega Rose-Marie Dröes, professore di cure psicologiche alla VU University di Amsterdam: "Il Parkinson e la Demenza sono malattie neurologiche, entrambe progressive. Significa che i sintomi peggiorano quando il morbo avanza. Per esempio, la Demenza inizia con problemi cognitivi. Le persone hanno difficoltà nel memorizzare le attività, e anche ricordare le azioni della vita quotidiana".

Per la maggior parte dei pazienti, circa il 70%, quando la malattia raggiunge lo stato avanzato la destinazione sono i centri specializzati e le case di riposo, in quanto le cure dei familiari diventano insufficienti. Siccome la tendenza della popolazione è quella di un generale invecchiamento, si impongono delle soluzioni scientifiche che possano aiutare a migliorare le condizioni di vita dei malati e di chi gli sta accanto.

alzheimerSu tali basi si muove il Progetto Rosetta. Questo programma europeo coinvolge 4 paesi. L’obiettivo finale è quello di sviluppare ambienti assistiti e intelligenti, attrezzati in maniera tale da inviare un allarme se un comportamento di chi li abita risulta non conforme agli standard. Una delle tre principali aree di ricerca si è sviluppata in Germania, nei pressi di Francoforte.

Si tratta di un modello digitale chiamato "Early Detection System" ed ha, tra le altre funzioni, quella di mandare un segnale di allarme se il comportamento del paziente è potenzialmente pericoloso. "L’idea di questi laboratori è di raccogliere tutte le esperienze su come il sistema di sensori funziona per monitorare il comportamento delle persone", spiega Andreas Jedlitschka, ricercatore di Francoforte.

Il Progetto Rosetta può essere applicato anche nelle Case di cura poiché è un sistema che non va ad incidere sulla privacy delle persone. Non vengono, infatti, registrate immagini o suoni, ma semplicemente analizzate le posizioni del malato, diversi sensori collocati nelle principali zone della casa tracciano le azioni del paziente e trasmettono i dati ad un server remoto che, in caso riscontri delle irregolarità, provvede ad inviare l’allarme.

Christian Madler, un’Anestesista dell’Università di Mainz, aggiunge: "Ciò che vediamo è un allarme simulato. Ci siamo focalizzati sull’aiuto alle persone anziane in caso di emergenza. Perché normalmente vivono sole. Queste attività non possono essere riconosciute dai sistemi tradizionali".

alzheimerLa seconda area di ricerca, chiamata UAS, Unattended Autonomous Surveillance, è stata sviluppata nei Paesi Bassi, in alcune case di Soest. Qui il principio applicato è: aiutare i malati lasciandoli vivere a casa loro, determinando degli effetti positivi sull’umore generale. Come spiega Ad Witlox, il direttore della struttura: "Non si tratta di gestire la malattia. La malattia non subisce miglioramenti o peggioramenti, ma è il modo in cui i pazienti si sentono a casa, che è molto meglio rispetto alle infrastrutture in cui non si conoscono gli assistenti o gli altri pazienti. Vivere nella propria casa penso sia la cosa migliore per la loro malattia".

Infine, nella terza area di ricerca del progetto si è puntato su uno strumento che può rendere più semplice la vita dei familiari che prestano assistenza. Si tratta di un apparecchio dotato di touch screen attraverso il quale il paziente può migliorare la memorizzazione di nozioni, ricordare alcune funzioni basilari e comunicare con gli altri in modo semplice e diretto. Ad esempio quando il sistema sa che è ora di colazione o di pranzo, un allarme suona ed il paziente vede visualizzata un’icona con il simbolo del pranzo, cosi ci si ricorda che bisogna mangiare.

Nel 2012 finirà il periodo di prova del programma di sperimentazione, mentre entro il 2011 inizieranno i test specifici in tre Paesi europei, con 30 case equipaggiate con sensori e tecnologie assistite, governate da un unico server a distanza. Questo in breve il funzionamento: dei sensori montati sul soffitto sopra il letto trasmettono onde radio che si riflettono sulla persona e ritornano al sensore che è in grado di misurare la distanza tra la persona e il movimento. Con tale sistema si possono misurare senza contatto i movimenti della persona come il respiro, il battito cardiaco e il movimento degli arti.

In un prossimo futuro le case intelligenti saranno ulteriormente integrate con servizi di telemedicina, offrendo quindi una sempre maggiore autonomia per i malati.

 

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TAG: Anziani | Neurologia | Malattie neurologiche
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