Perché questa condizione di isolamento ci fa stare così male? La probabile origine del malessere che sentiamo quando ci sono precluse le relazioni sociali va cercata nella nostre origini psico biologiche.

 

Come scrisse il filosofo greco Aristotele (IV secolo A.C.) nella sua “Politica”, l'uomo è un animale sociale in quanto tende ad aggregarsi con altri individui e a costituirsi in società. Fa parte della natura umana, ricercare ed instaurare relazioni, allo stesso modo di come avviene anche in altri primati del regno animale. Interagire è una necessità che ha fatto sì che sviluppassimo doti relazionali e comunicative, iscritte nel nostro patrimonio genetico. Il nostro cervello stesso è il risultato evolutivo delle nostre esperienze di socializzazione e il suo funzionamento e la sua salute dipende in buona parte da esse.

Perché l'isolamento sociale provoca stress?

L’attuale lockdown – ovvero lo stato di isolamento temporaneo imposto come tutela per la salute dei cittadini – ha messo a dura prova le persone proprio perché le ha costrette a vivere in una sorta di deprivazione sociale. Gli stimoli relazionali si sono di colpo quasi azzerati, provocando stress nella mente delle persone.

Gli studi dimostrano che durante le quarantene da epidemie (Ebola, Sars, influenza da H1N1 ecc.), le persone riportano sintomi di stress ed effetti psicologici negativi a causa proprio della deprivazione relazionale.

Lo stress inoltre è un fenomeno molto particolare. Gli studiosi ci insegnano che quando siamo stressati produciamo un ormone, l'ossitocina, che è adibito a farci attuare comportamenti parasociali come ricercare vicinanza umana, contatto fisico, calore umano. Quindi quando siamo stressati tendiamo ad avvicinarci alle persone per avere e ricevere calore umano. In questa situazione di emergenza, dobbiamo addirittura attuare una doppia limitazione, frenando anche quei comportamenti spontanei che si generano in situazioni di stress, a causa della biochimica.

 

Eustress, sfruttare lo stress positivo

Le ricerche ci dicono che solo il 9% della popolazione italiana riesce a gestire in modo positivo questa fase. Ebbene questa popolazione sfrutta al meglio la componente positiva della stress che viene denominata eustress,per differenziarla appunto dal distress, che è lo stress negativo.

Utilizzare l'eustress significa appunto organizzare le proprie giornate in maniera funzionale, programmare le attività, cercando di mettere miglioramento costante in tutte le azioni con riflessi positivi nella propria sfera personale e professionale, cercando di adattarsi al meglio alla situazione.

In questa circostanza diventa quindi fondamentale tutelare la salute fisica, a partire dalla salute mentale, sfruttando al massimo i meccanismi positivi della nostra mente.