Dolore muscolo scheletrico: da sintomo a vera patologia

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Il dolore muscolo scheletrico è uno stato patologico che riguarda oltre il 26 per cento della popolazione, con una maggiore frequenza tra gli anziani, le donne e la popolazione a basso reddito.
Si tratta di una malattia sempre più diffusa e che rappresenta oggi un tema di spesa sanitaria piuttosto rilevante. Il sintomo più frequente e invalidante di questo stato fisiologico, con implicazioni neuropsicologiche e comportamentali tali da modificare radicalmente la vita, è il dolore.

Dove si manifesta il dolore?

Si manifesta nella parte superiore e inferiore della schiena, su capo, collo e articolazioni, con una particolare frequenza sul ginocchio.
Per chi soffre di dolore muscolo scheletrico sono fondamentali la giusta diagnosi e le terapie mirate alla malattia di base e al sintomo dolore nelle sue varie componenti.

Quali sono le cause?

Non è possibile stabilire con certezza una singola causa, perché in verità le motivazioni che possono scatenare la patologia sono molteplici. Tra queste troviamo l’artrosi e le artriti nel 42 per cento dei casi, le lombalgie, i dolori delle spalle e del collo, i disturbi del disco intervertebrale, le fratture, le cefalee, le sindromi da dolore delle fasce muscolari.
In particolare “Il dolore acuto, se non gestito – spiega il Direttore Esecutivo Giovanni Iolascon, Ortopedico e Fisiatra, Professore di Medicina Fisica e Riabilitazione presso la Seconda Università di Napoli – può evolvere in dolore cronico con conseguenze serie che vanno dalla disabilità parziale o totale del paziente, all’aumentato rischio di complicanze cliniche, di prolungamento della degenza ospedaliera con un relativo incremento dei costi sanitari. Oggi, in base alle nuove evidenze cliniche, sappiamo che la definizione di dolore cronico muscolo scheletrico va aggiornata, non basta più classificarlo come cronico se la durata supera i tre mesi, ma è necessario integrare anche il criterio fisiopatologico”.

La proposta di un nuovo approccio

Per affrontare al meglio tutti i problemi riguardanti la malattia, la Società Italiana per la Gestione Unificata ed Interdisciplinare del dolore muscolo-scheletrico e dell'Algodistrofia (G.U.I.D.A.) ha lanciato una proposta che mira a un vero cambio di paradigma. L'idea è quella di non considerare più il dolore muscolo scheletrico come sintomo di una malattia, ma esso stesso una patologia da diagnosticare con scale di valutazione validate e condivise, da trattare con appropriatezza, secondo percorsi diagnostico terapeutici definiti con team multidisciplinari. Ciò si pone come obiettivo quello di garantire al paziente il ritorno a uno stato positivo in termini di qualità di vita, con la normale ripresa della attività lavorative e sociali.

“La proposta di un approccio muldisciplinare di GUIDA – dichiara la Senatrice Serenella Fucksia – va nella giusta direzione ed il mio auspicio è che con questo primo incontro istituzionale, si possa iniziare un percorso condiviso, in nome di un miglioramento delle condizioni di vita dei pazienti. Per dare la dimensione del problema è necessario ricordare come circa l’80% delle persone dichiarino di aver avuto almeno un episodio di mal di schiena nel corso della vita e come proprio questo disturbo, sotto i 45 anni, rappresenti la prima causa di assenza dal lavoro. Una recente indagine dell’INAIL ha registrato che in Italia ogni anno si perdono circa 30 milioni di giornate lavorative. Per questo motivo riuscire a diagnosticare e trattare meglio il dolore cronico può aiutare sia a rendere più appropriata la spesa sanitaria che a contenere i costi indiretti”.

Per approfondire guarda anche: “Dolore lombare (Lombalgia)”

 
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Il dolore cronico è un'esperienza di dolore continua e ricorrente che rende impossibile il normale svolgimento delle attività quotidiane.
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26/07/2016
TAG: Medicina fisica e riabilitativa | Ortopedia e traumatologia | Ossa e muscoli | Reumatologia
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