Bambini e adolescenti: attenzione a nevrosi e ossessioni
06 Marzo 2013
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3 minuti

Bambini e adolescenti: attenzione a nevrosi e ossessioni

Paura del buio, ansia da separazione, stati di depressione: nevrosi e ossessioni che segnano lo sviluppo di bambini e adolescenti.
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Non è raro, di questi tempi, in un telegiornale, trovarsi davanti a notizie di bambini e adolescenti che si suicidano. Motivazioni, responsabilità, soluzioni si misurano con un difficile processo di crescita e con un mondo che cambia in fretta aumentando la distanza tra generazioni diverse.

I bambini vanno fisiologicamente incontro ad alcune crisi normali durante lo sviluppo; la prima si verifica intorno ai 3-4 anni, la seconda intorno ai 6-7 anni e la terza, quella più evidente, negli anni dell'adolescenza. Ma il mestiere di genitore è un mestiere estremamente difficile; sapersi porre sempre nel mezzo, senza esagerare né da un lato né da quello opposto è un lavoro veramente complicato.

Eppure i bambini mettono alla prova i propri genitori in ogni momento. Anche quando chiedono più libertà, in realtà stanno chiedendo di mettere dei confini che essi stessi non riescono a porre ai loro desideri. Ecco perché è fondamentale instaurare con loro un rapporto di comunicazione sereno, alla luce del sole, ma facendo ben presente il proprio ruolo di genitore. È soltanto riuscendo a comunicare con loro che possono essere scoperte le paure, le ossessioni, le nevrosi, che li attanagliano fin dalla più giovane età.

Le fobie

Si sa, i bambini hanno soprattutto paura del buio e dei mostri che la loro fantasia fa abitare nella propria cameretta. Altre fobie tipiche dell'infanzia sono la paura dei cani, degli insetti, delle persone estranee. Ma queste paure, comuni a tutti i bambini, non sono fobie; presto scompaiono da sole senza lasciare traccia alcuna, a meno che non siano state causate da episodi traumatici (rimanere chiusi in un armadio, perdersi al supermercato, ecc.).

Ma la paura più grande e significativa che attanaglia i bambini è l'Ansia da separazione, la paura cioè che i genitori, o più in generale le persone amate, li lascino. È questa ansia che scatena quel pianto irrefrenabile e convulsivo che prende i bambini all'entrata di scuola ogni mattina. Questa paura può anche degenerare e presentare sintomi nel bambino, quali vomito, nausea, mal di testa o di pancia e generare la convinzione nel piccolo che non rivedrà mai più il genitore.

La depressione

Solitamente si parla di Depressione soprattutto negli adolescenti, e nelle femmine prima che nei maschi. Il cambiamento fisico ed ormonale che si verifica in questo periodo rende consapevoli gli adolescenti di non essere più bambini, ma neanche ancora adulti e questo pensiero genera in loro un senso di smarrimento e di disorientamento, che viene aggravato nei casi di mancata presenza dei genitori (per esempio quando lavorano molto ambedue e sono per la maggior parte della giornata fuori di casa).

Purtroppo, sebbene l'episodio depressivo possa limitarsi a circa 6-8 mesi, non è raro che ci sia una ricaduta entro i due anni successivi e, in ogni caso, questi adolescenti porteranno il segno di questo momento depressivo per tutta la vita, in quanto saranno degli adulti riservati, timidi, depressi, pessimisti e con scarsa autostima.

È importante riconoscerne subito i sintomi in modo da poter trovare una soluzione al più presto possibile. Sintomi tipici della depressione sono tristezza, insonnia o Sonnolenza eccessiva, senso di inutilità o senso di colpa, mancanza di interesse, pensieri suicidi. È di importanza vitale non sottovalutare mai queste avvisaglie ed eventuali frasi confidate a compagni di scuola o amici su argomenti di autolesionismo o suicidio.

L'ambiente familiare

Vivere in un ambiente familiare sereno e tranquillo aiuta il bambino a costruirsi a sua volta una vita psichica serena.

  • Infondete nel piccolo un senso di sicurezza, la certezza di essere amato dai propri genitori e di potersi fidare di loro.
  • Stimolate il bambino a fare ciò che gli piace, senza fargli presente che ha solo da imparare, ma lodandolo quando fa qualcosa di buono.
  • Non colpevolizzatelo se non riesce a fare qualcosa che, magari, un altro bambino della stessa età riesce a fare, perché questo genera in lui un senso di inferiorità e scarsa autostima, due 'doti' negative che lo accompagneranno anche da adulto; in altri casi farà di tutto per assecondarvi e farvi piacere pur andando contro i suoi desideri e generando conflitti interiori a livello inconscio.
  • Cercate di responsabilizzare il bambino, insegnandogli a poco a poco a rendersi indipendente.
  • Evitate, per quanto è possibile, di infondergli paure, quali l'uomo nero, il lupo, l'orco cattivo, ma parlate sempre con lui perché dove l'irrazionale non arriva spesso arriva la ragione.
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