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Epatite B: rompere il ciclo di trasmissione da madri a figli

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L'Epatite B è una malattia epatica grave, causata da un Virus e diffusa attraverso il contatto con sangue infetto, saliva, sperma e aghi contaminati.

Tra i gruppi a rischio di epatite B vanno ricordati, in particolare, i bambini nati da madri portatrici del virus. Il bambino, solitamente, non contrae l'infezione quando è ancora in grembo; la placenta agisce da scudo protettivo e la trasmissione può avvenire, infatti, soltanto nel 6% dei casi.

Il bambino viene a contatto per la prima volta con il virus quando è prossimo al parto. Il virus, che si trova nel sangue e nel liquido vaginale della madre, lo espone immediatamente all'infezione. Tutti i contatti ravvicinati con la madre dopo il parto espongono il bambino al virus presente nella saliva, nel sangue e, nei casi di allattamento al seno, nel latte materno. La somministrazione di immunoglobuline e del vaccino contro l'Epatite B si è dimostrata una profilassi efficace nella protezione dei neonati nati da madri portatrici.

In caso di gravidanza, è opportuno chiedere al medico di effettuare un test per l'epatite B; infatti si può essere infetti anche senza saperlo. Nel caso si abbia l'epatite B, il bambino potrà essere vaccinato e, nella maggior parte dei casi, protetto contro il virus.

I vaccini contro l'epatite B producono anticorpi contro il virus nella maggior parte degli adulti, dei bambini e dei neonati. Una immediata immunizzazione di bambini nati da madri portatrici attraverso immunoglobuline e vaccini contro l'epatite B si è dimostrata efficace nello spezzare il ciclo di trasmissione del virus. I neonati vaccinati hanno una protezione della durata di almeno 5 anni.

14/04/2015
10/04/2013
TAG: Gastroenterologia | Fegato | Bambini | Virus | Infezioni | Mamma