Induzione al parto: quando è necessario rompere le acque

induzione al parto quando e necessario rompere le acque
Walter Giannò
Scritto da:
Walter Giannò
Giornalista esperto in salute e benessere

Nove sono i canonici mesi da attendere prima che lo stato interessante termini il suo percorso con la lieta nascita di un bambino.
Tuttavia, accadono situazioni in cui la natura ha bisogno di una spinta e ciò capita, ad esempio, se la gravidanza sta durando più del dovuto o se la salute della mamma e/o del bambino sono a rischio.
In questi casi, quindi, si decide per l'induzione del parto, dando il via artificialmente alle contrazioni uterine con farmaci o altri metodi.

Quando il parto viene indotto?

Nel dettaglio, ecco quando si 'mette fretta' al bambino di nascere:

  • Se il parto è in ritardo e se non c’è nessun segno di azione da parte dell’utero, soprattutto dopo le 42 settimane di gravidanza;
  • In presenza di complicazioni: condizioni come il diabete e, in particolare, il diabete gestazionale, nonché problemi con la placenta o il liquido amniotico (se, ad esempio, non è abbastanza) possono rendere rischioso continuare la gravidanza;
  • Se le famose 'acque si rompono' ma le contrazioni non sono cominciate da sole entro le 24 ore;
  • Se il bambino è abbastanza maturo per venire alla luce anzitempo;
  • Se si vive molto lontano dall’ospedale e c’è la preoccupazione che si potrebbe non fare in tempo per partorire in maniera naturale. In questo caso si parla di induzione elettiva del travaglio, ovvero quando il parto è letteralmente programmato.

L'induzione e il parto cesareo

Anche il taglio cesareo può rientrare nel procedimento dell’induzione:

  • Quando si ha la necessità che il parto sia immediato (ad esempio, a causa della sofferenza fetale);
  • Se si è certi che il bambino non può passare attraverso il bacino;
  • Se la madre ha già avuto un precedente taglio cesareo;
  • Se la placenta ricopre il collo dell’utero;
  • In caso di preeclampsia: sindrome caratterizzata dalla presenza, singola o in associazione, di segni clinici quali edema, proteinuria o ipertensione in una donna gravida;
  • Se il bambino è podalico (ovvero quando il feto è seduto, con le natiche appoggiate nel bacino della madre all'altezza del collo dell'utero e le gambe incrociate);
  • Se il parto è gemellare.

Quali sono i rischi dell'induzione?

L’induzione al parto, di norma, va sempre liscia ma qualche complicazione, seppur rara, può capitare:

  • Infezione nella madre o nel bimbo;
  • Rottura dell'utero;
  • Cambiamenti nella frequenza cardiaca fetale o problemi inerenti al cordone ombelicale;
  • La morte del feto.

Indurre il parto con metodi naturali

L’induzione al parto può avvenire anche con metodi naturali.
Innanzitutto, può essere molto utile fare lunghe passeggiate e salire e scendere le scale: la gravità, infatti, aiuta il bambino ad avvicinarsi al canale del parto e a dilatare il collo dell’utero attraverso la semplice pressione. Questo metodo non funziona? Avrà, comunque, alleviato lo stress della mamma e mantenuto il corpo forte prima del parto.
Anche il sesso può essere molto utile per indurre il parto. Il motivo? Nello sperma c’è un’alta concentrazione di prostaglandine, ormone che spingono i muscoli uterini a contrarsi (da qui l’importanza che il partner eiaculi all’interno della vagina). Non funziona neanche questo metodo? Sicuramente, l'intimità con il partner aiuterà la futura mamma a rilassarsi e a rafforzare il rapporto di coppia.
Funzionale pure la stimolazione dei capezzoli che possono spingere l’utero a contrarsi: ci si può fare aiutare dal partner o fare da sé o provare a utilizzare un tiralatte.
Infine, l’alimentazione può essere importante, soprattutto se si mangiano cibi piccanti che inducono il corpo a rilanciare il citato prostaglandine durante il processo digestivo. Che ne dite di messicano, stasera?


Per approfondire guarda anche: “Parto assistito“

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23/01/2017
23/06/2016
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