Rientro a scuola: quali emozioni?

rientro a scuola quali emozioni
Scritto da:
Prof. Grazia Aloi
Specialista in Psicologia e Psicoterapia e Psicologia clinica

Riprendere o iniziare la scuola per la prima volta: quali saranno le emozioni che accompagneranno i bambini in questa loro grande 'avventura' di vita?

Sia che i bambini dichiarino di essere contenti di ritornare o di iniziare la scuola, oppure che dichiarino il contrario, per cercare di cogliere il più possibile i loro stati d'animo e per aiutarli al meglio, è il loro comportamento che occorre osservare, con la capacità e la sensibilità di ciascun genitore (e insegnanti).

Chi è già stato a scuola sa già che cos'è, ne ha già una idea dovuta alla propria esperienza, mentre chi l'affronta per la prima volta ha in più l'Ansia del non sapere che cosa sia e, quindi, c'è molto più spazio per emozioni correlate allo Stress dell'evento nuovo e sconosciuto. In ogni caso, lo stress dell'attesa è notevole per ogni bambino, stress che si aggiunge a quello legato alla perdita di una gran parte del tempo libero e del gioco.

Le emozioni che il ritorno o l'inizio della scuola possono suscitare sono collegate sia alla personalità del bambino, al suo modo di essere e di stare nelle cose della sua vita, sia al significato che la scuola – come 'luogo' - ha per lui, indipendentemente dal suo modo di essere.

Ossia, un bambino può essere molto tranquillo e sereno di suo ma diventare intollerante in un ambiente con maggiori regole e con una classe/folla con cui fare i conti. Questo tipo di bambino, probabilmente sentirà l'inizio della scuola come un dramma vero e proprio con cui, in alcuni casi, non saprà neppure fare i conti. Allora, potrà anche piangere e avere i classici mal di pancia o febbriciattole.

Può trattarsi di bambini timidi o semplicemente di bambini che tollerano una certa quantità di regole e 'confusione' e in situazioni in cui la quantità aumenta, diventano incapaci di gestire la loro emotività e – a loro volta – diventano difficili loro stessi da gestire nel loro dispiacere di 'non saper stare' nella situazione. In questi casi occorrerà una comprensione specifica e trattare la riluttanza del bambino non come un rifiuto o un capriccio ma proprio per quella che è: difficoltà a stare in un ambiente normato e abitato più delle sue possibilità di accettazione.

Per contro, può esserci il bambino che si dimostra contento di ritornare a scuola per rivedere i compagni e per ritrovare quello spazio 'protetto' in cui muoversi agilmente all'insegna della socialità e dell'apprendimento. In questi casi, i bambini sono già in grado di tollerare la frustrazione della perdita di spazio e attenzioni solo per loro stessi.

In ogni caso, l'importante è capire se a quanto dichiarato (“sono scontento/sono contento”) segue un comportamento consono, ossia in linea. Il bambino scontento dimostrerà un'ansia maggiore anche nei fatti; ad esempio, se abbastanza piccolo potrebbe avere degli episodi di enuresi o di brutti sogni o di inappetenza, oppure dimostrerà disinteresse per lo zainetto, i nuovi quaderni, libri eccetera; per contro, il bambino contento dimostrerà impazienza e preparerà le sue cose con cura e allegria, magari al punto tale da diventare eccitato e perdere anch'egli l'appetito o il Sonno.

Comunque, occorre accompagnare i bambini in questa fase delicata spiegando loro che la scuola, di per sé, non è luogo né di sofferenza né di divertimento, ma è luogo di apprendimento e di incontro, che ha una durata nell'arco della giornata (a volte purtroppo elevata) e che poi si ritorna a casa tra le proprie cose. Cioè, la scuola fa parte delle 'attività' che gli insegneranno a 'fare', così come va in piscina perché qualcuno gli insegni a nuotare. Solo che in piscina ci va se ne ha voglia e se il nuoto gli interessa, mentre a scuola ci deve andare obbligatoriamente perché lì si imparano tutte le 'attività' che servono per la sua crescita e per un sempre maggior inserimento nella vita.

La scuola (il suo significato) deve presentarsi ed essere presentata al bambino per quello che è e non per quello che lui vorrebbe che essa fosse, altrimenti non sarà mai consapevole del vero senso di che cosa ci vada a fare, sia che ci vada in modo scontento che contento.

Il ruolo dei genitori e degli insegnanti è notevole e a loro è destinato questo compito delicatissimo: presentare la realtà, ossia che cos'è la scuola e perché andarci, con tutti i risvolti emotivamente e concretamente impegnativi per la vita mentale e sociale del bambino.

10/09/2015
05/09/2013
TAG: Psicologia | Bambini | Salute mentale
Scritto da:
Prof. Grazia Aloi
Specialista in Psicologia e Psicoterapia e Psicologia clinica