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Enuresi notturna: come sconfiggerla?

L'enuresi notturna, o pipì a letto, è un disturbo spesso sottovalutato. Eppure, ne soffre il 10% dei bambini a 6 anni, il 7% a 8 anni, il 3% a 12 anni e l'1% a 18 anni.

Se non curata, l'enuresi mina l'autostima del bambino e aumenta anche il rischio di continuare a soffrirne da adulti. Servirsi del pannolino è una soluzione immediata ma sconsigliata perché non agisce sulle cause del problema.

Sconfiggere l'enuresi è possibile. Il primo passo è recarsi da un pediatra specializzato in enuresi, l'unico in grado di inquadrare il Sintomo correttamente e suggerire la corretta terapia, scelta tra quella comportamentale e quella farmacologica. Circa l'1% dei pazienti enuretici resta tale da adulto e se da bambini l'enuresi mina significativamente l'autostima di chi ne soffre, da adulti l'impatto sulla vita di relazione diventa drammatico.

Eppure, resta ancora diffusa la convinzione che soffrire di enuresi sia una condizione normale per la maggior parte dei bambini e, ancor più diffusa è la credenza che questo disturbo scompaia da solo con l'età.

Sconfiggere l'enuresi è possibile e, anzi, necessario. Non è affatto consigliato affidarsi al pannolino e aspettare che il problema passi con l'età, dato che la mancata risoluzione del disturbo da bambini aumenta il rischio di continuare a soffrire di enuresi da adulti. Secondo studi recenti, infatti, fino al 3% dei ragazzi tra i 15 e i 20 anni soffre di enuresi; un'età in cui bagnare il letto diventa ancor più fonte di frustrazione e disagio.

Il percorso terapeutico da intraprendere prevede come primo passo una visita medica da un pediatra specializzato in enuresi, solo dopo che il bambino abbia compiuto i 6 anni d'età. L'approccio vincente vuole una famiglia motivata e, quindi, una buona intesa tra genitori, bambino e medico. Una volta inquadrato il sintomo dal punto di vista diagnostico, il medico procederà con una valutazione globale del bambino, finalizzata proprio a definire l'impatto dell'enuresi sul suo grado di autostima.

A tal fine, si utilizza una scheda di valutazione psico-comportamentale che si basa su un'intervista strutturata di 10 domande per i genitori e 13 domande per il bambino. A questo punto, il pediatra specializzato in enuresi procederà con la definizione del trattamento terapeutico migliore per il bambino, scelto tra la Terapia comportamentale e quella farmacologica.

La terapia comportamentale comprende gli allarmi acustici notturni e il training minzionale. L'allarme notturno mira a stabilire un riflesso condizionato nel bambino quando compaiono le prime gocce di urina, in modo da alleggerire il sonno rendendo i centri corticali più vigili ai segni vescicali.

Il training minzionale ha come obiettivo l'apprendimento graduale della continenza notturna da parte del bambino attraverso tecniche di rieducazione vescico-sfinteriali. Si tratta di tecniche che potrebbero risultare invasive se non gestite correttamente e, soprattutto, se non supportate da una forte motivazione da parte dei genitori.

La terapia farmacologica, invece, prevede la somministrazione di un analogo dell'ormone antidiuretico, la desmopressina che, promuovendo il riassorbimento di liquidi a livello renale,  diminuisce la produzione di Urina e quindi riduce il rischio di perdita involontaria di pipì. Talvolta, le due terapie vengono associate dagli specialisti.

E' bene ricordare che il percorso terapeutico viene codificato in tappe intermedie e prevede una risposta progressiva nel tempo; risposta che deve essere ben specificata prima di iniziare il trattamento e ben monitorata durante la terapia. Bisogna anche tener presente che alcuni fattori possono interferire con i risultati terapeutici: ad esempio, la motivazione del bambino e della famiglia, la difficoltà del bambino a risvegliarsi dopo la chiamata dell'allarme acustico, la presenza di stipsi, uno scarso grado di autostima, una ridotta capacità vescicale e un'inversione nella produzione dei volumi di urina tra notte e giorno. 

Ad oggi, esistono pochi studi scientifici che definiscono quale sia la terapia migliore da adottare. Tuttavia, tutti concordano nell'indicare di massima importanza il lavoro dell'uroterapista, preliminare a ogni trattamento terapeutico: educare il bambino a una corretta introduzione di liquidi (1,5 litri tra le ore 8 e le ore 18, così da permettere la massima distensione della vescica durante il giorno) e aiutarlo a riconoscere la sensazione vescicale è un altro passo decisivo per sconfiggere l'enuresi.

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19/10/2011