Molti bambini bagnano il letto durante il sonno, ma il fenomeno può riguardare anche gli adulti. Si tratta di enuresi notturna: il comune – ma ancora troppo sottovalutato – disturbo della “pipì a letto”.

Nulla di grave, ma è bene affrontarlo nel modo giusto per non minare l’autostima della persona. Vediamo di cosa si tratta scoprendone cause e terapie.

Enuresi notturna, le cause

Con il termine “enuresi” si intende una perdita involontaria di urina durante il sonno, in una età superiore ai 5 anni di vita. Ne soffre circa il 5-10% dei bambini di 7 anni, ma a volte il problema persiste fino all'adolescenza e anche oltre.

Spiegano gli esperti dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma che “nella maggior parte dei casi, la pipì a letto è causata da una sovrapproduzione di urina durante la notte (la cosiddetta poliuria notturna) o da una capacità insufficiente della vescica (come se fosse più piccola) e dalla difficoltà a svegliarsi dietro lo stimolo di vescica piena. Quest’ultimo fenomeno aggrava la condizione, ed è proprio il problema da risolvere per arrivare alla guarigione dell’enuresi”.

Dietro l’enuresi notturna, dunque, non ci sarebbero problemi psicologici. Ma non affrontare il disturbo può certamente portare a svilupparne: il bambino rischia di perdere la fiducia in se stesso e nelle proprie capacità minando fortemente la propria autostima che è un aspetto fondamentale da coltivare negli anni delicati della crescita. È importante non alimentare il senso di colpa, di insicurezza e di imbarazzo che il bambino prova, anche quando non manifesto.

Deve essere chiaro sia al piccolo sia ai genitori che se il bambino bagna il letto di pipì non è colpa di nessuno.

Enuresi notturna: fattori psicologici in adulti e adolescenti

Se parliamo di enuresi e psicologia, diverso è il caso degli adolescenti e degli adulti: l’enuresi a esordio tardivo, infatti, è associata a un maggior rischio di problemi comportamentali, quale la Sindrome da deficit di attenzione e iperattività.

Ma “gli eventuali problemi psicologici o comportamentali – spiega ancora l’ospedale Bambino Gesù – dovrebbero essere affrontati indipendentemente dai sintomi dell’enuresi.

Va detto anche che l’enuresi è un disturbo ereditario in circa il 70% dei casi. La maggior parte dei bambini che bagnano il letto durante la notte ha un familiare che ha avuto lo stesso problema. Il fenomeno non è chiaro dal punto di vista genetico ma la ricerca se ne sta occupando da tempo.

Enuresi notturna, le terapie

“La prima terapia – spiegano gli esperti – sta nella consapevolezza e nell’ottimismo da dare al bambino. Questo vuol dire aiutarlo a non sentirsi solo, spiegargli che ci sono altri bambini nella sua scuola, e forse nella sua classe con lo stesso problema e aiutarlo così a combattere un naturale ma pericoloso senso di colpa. Una completa e corretta spiegazione quindi rimuove la vergogna, coinvolge il bambino e lo motiva ad affrontare la cura. Una volta verificato che il bambino vuole affrontare il problema, si può iniziare il trattamento, innanzitutto con una visita pediatrica che escluda altre patologie”.

È essenziale infatti escludere malattie che potrebbero causare la perdita di involontaria di pipì, sebbene la stragrande maggioranza dei casi di enuresi non sia affatto collegata ad altre patologie. Con dei semplici esami del sangue e delle urine inoltre si escludono infezioni urinarie e il diabete giovanile. Bisogna indagare anche se l’enuresi è associata anche a incontinenza fecale o stipsi. Tutti questi eventuali problemi andranno trattati prima di affrontare le perdite di pipì.

Avere un intestino regolare è fondamentale perché un intestino pieno diminuisce la capacità della vescica, come togliendole spazio. È stato dimostrato infatti che regolarizzare l’intestino è il primo passo nel trattamento dell’enuresi, e che a volte è sufficiente per guarire. Serve poi bere al mattino, evitare bevande gassate e caffeina il pomeriggio.

“A seguire, le cure sono sostanzialmente due, per l’enuresi monosintomatica: l’allarme notturno e un farmaco che riduce la produzione di urine la notte (anti-diuretico). Il primo serve a facilitare il risveglio quando la vescica è piena, consentendo al bambino di andare a svuotarla in bagno.

Se l’enuresi è ‘non-monosintomatica’, cioè ci sono sintomi vescicali anche di giorno, può essere necessario associare al farmaco antidiuretico farmaci diversi se la vescica si comporta come se fosse più piccola o con eccessivo stimolo anche a basso riempimento (vescica iperattiva). Se possibile, si può ricorrere a sedute di fisioterapia per la vescica (uroterapia) allo scopo di insegnare come si controllano gli stimoli e come si rilassano i muscoli per una minzione completa”.