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Ricerca scientifica fra errori metodologici e divulgazione

Ricerca scientifica e divulgazione mediatica: l'annuncio di scoperte sensazionali apre all'immaginazione di avere potere sulla natura.

I rapporti tra il mondo scientifico e la sua divulgazione mediatica sono molto istruttivi per comprendere aspetti di cui potrebbero giovarsi entrambi.

In particolar modo, la volontà di interessare il pubblico attraverso l'annuncio di scoperte attinenti mondi inesplorati e forieri di meraviglie, cosa molto frequente quando si parla, ad esempio, di neuroscienze, produce caratteristici passaggi immaginativi, le cui caratteristiche riflettono molto da vicino alcune problematiche metodologiche intrinseche al procedere della scienza stessa.

Una problematica ancora viva, e lungi dall'essere storicizzata, è quella che riguarda le relazioni di causa ed effetto tra i fenomeni osservati. C'è una barzelletta molto arguta che racconta del ricercatore un po' bislacco il quale raccoglie il suo uditorio per dimostrare, sperimentalmente, la sede degli organi di senso degli insetti: comincia staccando una zampetta ad una pulce ammaestrata per saltare al comando "Salta, pulce!" e mostrando che l'animaletto salta ancora nonostatente la mutilazione.

Giunto alla quinta zampetta estirpata, la poveretta non salta più al comando. Quindi il ricercatore esclama: "Ecco dimostrato che l'Organo dell'udito della pulce è nella zampa anteriore destra!".

Quest'errore metodologico è caratteristico del mondo scientifico. Ci sono criteri universali che stabiliscono delle relazioni scientificamente valide, tra queste spiccano la riproducibilità (ripetendo l'esperimento in identiche condizioni, devono verificarsi identici fenomeni) e il criterio temporale (un evento successivo non può essere considerato causale rispetto all'evento precedente).

Un altro criterio, molto importante, è quello della non contraddizione: se si inseriscono degli elementi che alterano i presupposti dell'esperimento, quest'ultimo non deve poter riuscire lo stesso. In termini semplici è una sorta di prova del nove. Ma se questi criteri sono validi per l'analisi di sistemi artificiosamente semplificati, da cui cioè sono stati previamente eliminati tutti i fattori variabili che in qualche modo possono turbare la 'pulizia' della dimostrazione, proprio questo è il motivo dell'attuale e pesante incapacità da parte della ricerca biomedica di fornire delle spiegazioni in termini di causa ed effetto.

Nella barzelletta la logica del presupposto sperimentale, assolutamente corretta, viene ridicolizzata dalla complessità intrinseca dei sistemi viventi (il cui Organo dell'udito sta "dove gli pare"). Di questo tipo di errori è piena la letteratura scientifica internazionale, soprattutto quando i ricercatori vengono trascinati dall'abbaglio assai gratificante di aver fatto delle scoperte sensazionali: la sensazione di aver determinato la causa di un effetto apre l'immaginazione verso il potere sulla natura.

Siccome la ricerca scientifica non è un gioco privato di un gruppuscolo di mattacchioni, ma ha quotidianamente notevoli ricadute su tutte le altre attività umane (l'organizzazione delle infrastrutture, la produzione di merci, la giurisprudenza, la manutenzione degli ecosistemi, ect), il nodo mediatico della diffusione della scienza diventa incandescente.

Se nel dibattito scientifico vengono adombrate delle relazioni tra gruppi di fenomeni osservati, quelle relazioni portate in edicola diventano immediatamente causali, cioè chiavi di volta per forzare l'usuale e spesso insoddisfacente corso delle cose naturali verso meravigliose e risolutive rivoluzioni per l'umanità.

 

A cura di:

Dott. Massimo Barrella - Neurologo

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Ultimo aggiornamento: 09 Dicembre 2014
3 minuti di lettura

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