Mio marito, 42 anni, si è sottoposto due settimane fa ad ablazione transcatetere per risolvere una TPSV, manifestatasi nei primi mesi del 2005 con frequentissimi episodi, l'ultimo dei quali rientrato solo con farmaco in Vena.Sino al momento del trattamento era stato curato con Isoptin 120 mg 2 volte al giorno, mal tollerato per ipotensione,... Leggi di più l'ablazione era stata proposta come unico rimedio efficace al tipo di TPSV e all'indole di mio marito, sportivo e iperattivo, maldisposto a tollerare limitazioni alla propria libertà di movimento. E qui sta il problema: da quando gli è stata diagnosticata, mio marito è caduto in Depressione, ha avuto crisi di panico, è divenuto incapace di stare in casa o di uscire da solo, insomma la sua (la nostra, direi) vita è cambiata completamente.Anche ora, dopo l'intervento, nonostante l'aritmolo gli abbia dato una probabilità di recidiva dell'1%, non riesce a rilassarsi, ogni fatto della vita quotidiana lo angoscia, i suoi orizzonti sono ancora limitatissimi e non riesce a fidarsi del suo Cuore. Al momento della dimissione dall'ospedale, l'aritmologo che ha eseguito l'ablazione gli ha consigliato un controllo tra due mesi (a giugno, quindi) con relativo studio elettrofisiologico ed eventuale seconda ablazione.La domanda: è giustificata tanta apprensione di fronte ad una percentuale di successo così elevata? Un secondo studio ed un eventuale secondo trattamento di quanto potrebbero ridurre il rischio di recidiva? Aggiungo che, prima ancora di essere "trattato", erano stati eseguiti ecocolor doppler e holter, tutto nella norma, colesterolo totale 150, niente fumo, niente alcool.E' lui che esagera o sono io (la moglie) incapace di cogliere un reale problema?grazie!