05-04-2004

Diagnosi da chiarire

Mia madre anni 54, ricoverata il 15/10/02 in seguito a ittero, feci acoliche, prurito, stanchezza e livelli di esami specifici elevatissimi fuori dalla norma, dopo accertamenti quali ecografia, TAC a contrasto, risonanza magnetica, le è stata riscontrata una macchia al fegato. Tumore DELLE VIE BILIARI O TUMORE DI KLATSKIN inoperabile. Il 12/11/02 le è stato inserito con non poca difficoltà uno STENT e dopo soli due giorni senza alcuna cura è stata dimessa. Esattamente la sera dopo, é stata di nuovo ricoverata con febbre a 41/3° e convulsioni. Sino al giorno di uscita e cioè il 19/12/02 alternava giorni di febbre a giorni non. Solo poco tempo prima di uscire su insistenza nostra le é stata effettuata la Biopsia tramite ineiezione nell'addome e prelevamento di due frammenti di tessuto. Hanno parlato di ascesso al fegato e di cellule sfaldate. In poche parole l'esito è stato questo: A lesioni di biliare scarsità non consentono di confermare la precedente Diagnosi; B reperti maggiori inducono più per una lesione infiammatoria che per una neoplasia. Né una parola di più né una parola di meno. Mia madre ora sta meglio ma non sta bene è sempre stanca, è dimagrita parecchio anche perchè l'hanno tenuta per un po' a dieta idrica quando non capivano cosa avesse e adesso magia poco. Ora mi chiedo, è possibile che si siano sbagliati nel diagnosticare prima di fare la biopsia il tumore? Cosa si può fare e dove possiamo rivolgerci per capire in effetti di cosa e malata mia madre? Vi prego rispondetemi al più presto, GRAZIE.
Dr. Fegato.com
Risposta di:
Dr. Fegato.com
Risposta
Il procedimento diagnostico che conduce alla diagnosi è sempre complesso e denso di insidie. Inoltre ciò che vale per la maggior parte degli individui può non essere vero nel singolo paziente. Nei casi difficile, quale quello capitato a sua madre, è necessario valutare tutti i dati possibili, dalla anamnesi, all’esame obiettivo, agli esami di laboratorio e strumentali, per poter esprimere un giudizio clinico che non sia né superficiale né approssimativo. Purtroppo ciò non è possibile che venga fatto in questa sede, per ovvi motivi. Quindi non si può che essere generici in ciò che diremo. Un errore interpretativo diagnostico è, ovviamente, sempre possibile e non può essere escluso a priori, anche se, a volte, non si tratta di un errore vero e proprio ma di una ipotesi diagnostica accettata e poi smentita da un successivo esame. Ciò vale per tutta la scienza che accetta delle teorie come valide fino a che non compare anche un solo elemento che la sconfessa, nonostante cento altri elementi che prima sembravano confermare pienamente la sua giustezza. Nel suo caso, la biopsia in sede di lesione dovrebbe essere l’elemento che sconfessa la precedenta diagnosi ed indirizza verso una patologia a prognosi meno infausta. Per quanto riguarda i Centri specialistici, troverà le informazioni che richiede nella pagina dedicata ai Centri Epatologici.
TAG: Epatologia | Fegato | Gastroenterologia | Medicina interna
er icon on white
Non hai trovato quello che cercavi?
Chiedi un consulto gratuito agli esperti di Paginemediche!