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Esperto Risponde

Disturbo alimentare atipico

Salve e scusate se sto chiedendo un parere per qualcosa di probabilmente insignificante. Ho 21 anni, fino a un anno fa venivo seguita da uno psicologo per l'insorgenza del disturbo borderline di personalità, ma ho interrotto improvvisamente quando mi sono ricordata di essere stata molestata da piccola. Quello che non ho mai detto allo specialista è che da quando ho 12 anni ho avuto problemi legati al peso corporeo e alla mia relazione con il cibo. Sono sempre stata sovrappeso, ma solitamente ho mantenuto la stessa cifra nonostante numerosi digiuni, diete fai-da-te da fame, esercizio fisico portato allo stremo perché qualche settimana dopo ricominciavo ad abbuffarmi senza troppi pensieri. Quest'anno, complice il vivere da sola all'università, sono arrivata al normopeso in 2 mesi di digiuno, attività fisica e diete da meno di 400 calorie al giorno. In neanche due mesi ho ripreso tutto il peso perso e anche di più e ora, di nuovo, sto ricominciando a digiunare e di nuovo non riesco a concentrarmi su niente che non sia il cibo, la paura di mangiare qualcosa che non dovrei, il timore di non perdere peso e, anzi ingrassare, le calorie ingerite e bruciate. Non so cosa fare o come mangiare in modo sano, non so dare un nome a ciò che mi fa soffrire e questo mi lacera sempre di più. Scusate ancora per il discorso lunghissimo e se non è qualcosa degno di attenzione. Grazie mille.
Risposta del medico
Dr. Emanuele De Vietro
Dr. Emanuele De Vietro
Specialista in Psicologia e Psicoterapia e Psicologia ad indirizzo medico
Salve, il nome di questa patologia è binge eating e può, più o meno essere associato all'esrcizio fisico molto intenso. Sul versante della dieta, le persone con questo disturbo, sanno mantenere con grande precisione un regime alimentare ipocalorico, rimandando a giornate prescelte il piacere delle abbuffate, in qualche caso tanto colossali da sembrare incredibili. Talvolta ricordano i grandi serpenti costrittori che, dopo aver ingerito una preda intera, rimangono deformati e bloccati finché non riescono a digerirla, restando a digiuno per settimane. Nell’arco di pochi giorni queste persone possono aumentare o diminuire di molti chili. Questa assoluta coerenza tra il calcolo matematico delle calorie e il comportamento fa sentire questi soggetti migliori degli altri, poiché in grado di ottenere ciò che la maggioranza non riesce a ottenere. Tuttavia quasi sempre questo equilibrio non dura nel tempo e si evolve in bulimia o anoressia. Come scrive sant’Agostino: «È più facile l’astinenza che la moderazione». Inoltre, per mantenere rigidamente l’equilibrio tra restrizione e abbuffate i soggetti esercitano un controllo ossessivo: così devono difendersi da qualunque possibile tentazione, evitando i piaceri sociali per non correre il rischio di perdere il controllo delle calorie nei giorni di restrizione, mentre nei giorni di abbuffata si isolano completamente per poterle realizzare al meglio. Questo conduce a un vero e proprio isolamento sociale e a un’estrema difficoltà nella gestione di un’eventuale relazione di coppia. Anche quando praticano attività motorie insieme ad altri, questi pazienti sono così concentrati sul proprio corpo e sull’esercizio da intraprendere una sorta di dialogo solipsistico. Appare evidente che questa continua attenzione su se stessi prima o poi rischia di far saltare l’equilibrio. Concretamente oltre a consigliarti di rivolgerti ad uno specialista in disturbi alimentari che non sono mai insignificanti, ne banali, soprattutto in pazienti con una storia di abuso o molestie ecco alcuni suggerimenti. Un po’ come per il disturbo anoressico, in questa patologia è importante introdurre nei periodi di controllo restrittivo e di attività motoria forsennata piccole violazioni piacevoli al rigido ordine e introdurre nella mente l’idea secondo cui non è l’abbuffata a richiedere la restrizione, ma al contrario è la limitazione alimentare che conduce all’orgia alimentare. Questo tipo di ristrutturazione della percezione del principio di causalità, reiterata in maniera persuasoria, rovescia il meccanismo su se stesso: se vuoi smettere di abbuffarti devi smettere di limitarti. Quindi dovresti concretamente toccare con mano che, se nei giorni di restrizione mangi di più, introducendo anche cibi piacevoli, il desiderio e l’esigenza dell’abbuffata tendono a ridursi sino a svanire. In questo modo, oltre ad azzerare l’exercising e il binge eating, si previene il possibile passaggio alla bulimia o all’anoressia, in virtù anche del fatto che, liberandoti dalla continua ossessione del controllo delle calorie e della doverosa esecuzione del programma motorio, si spalanca la porta a tutti i piaceri relazionali negati in precedenza. Saluti e auguri
Risposto il: 10 Luglio 2019