12-11-2003

Egr. dott., nel giugno del 2002 avevo una disfagia

Egr. Dott., nel giugno del 2002 avevo una disfagia piuttosto insistente ho eseguito una gastroscopia ed in seguito una TAC addome che ha evidenziato una neoformazione retroperitoneale inglobante il tripode celiaco con una colata di tessuto al lambire la mesenterica. Nel luglio mi sono sottoposto ad un intervento di laparotomia esplorativa, il relativo esame istologico ha diagnosticato un linfoma non-Hodgkin a grandi cellule B di alto grado senza nessun interessamento di altri organi e tessuti. Con questa diagnosi scaturita dalla chirugia ho sottoposto il mio caso ad un centro ematologico dove ho iniziato un ciclo chemioterapico a cadenza settimanale per otto sedute iniziando il 6 agosto secondo lo schema MACOP-B. Dopo la quinta terapia ho effettuato una TAC addome (10 settembre) che evidenziava una riduzione del 50% (massa iniziale cm 8). Finito il ciclo al quale il mio fisico ha risposto in maniera sorprendente avendo solamente reazioni marginali, c'è stata una pausa fino alla fine di ottobre. Ad inizio novembre è cominciata la preparazione per l'estrazione delle cellule staminali che sono state raccolte a metà novembre. Il 5 dicembre un'altra TAC addome ha evidenziato che non c'erano variazioni rispetto al precedente quadro clinico, il 19 dicembre ho fatto una PET che ha confermato la captazione dietro la piccola curvatura gastrica. Il 2 gennaio sono entrato nella camera sterile per eseguire l'autotrapianto, il decorso CLINICO è stato normale e le condizioni fisiche piuttosto buone i valori all'uscita erano in risalita rapida GB 5300 GR 4350 piastrine 169000 emoglobina 11,9. Ho eseguito una nuova TAC il 1 marzo il risultato è lo stesso nessuna variazione
rispetto al precedente quadro clinico. Dovrò fare una PET il 13 marzo. In ematologia mi hanno detto potrebbe essere tessuto cicatrizzato la prova sarà la PET. E'possibile tutto ciò? Se è ancora cellula attiva quali saranno le nuove strategie mediche? La radioterapia può essere usata? E' vero che esiste un farmaco che iniettato penetra all'interno della massa e la fa esplodere? Quali conseguenze per il malato? Inoltre le chiedo di darmi più informazioni possibili, ringraziando per la collaborazione porgo cordiali saluti.
Redazione Paginemediche
Risposta di:
Redazione Paginemediche
Risposta
La PET fornirà elementi senz’altro utili per la valutazione del residuo di malattia, con i limiti comuni a tutti gli esami strumentali. In base ai risultati della PET e degli altri esami di rivalutazione si imposterà l’eventuale programma terapeutico. La radioterapia può essere utilizzata, ma trova scarso impiego. Non esistono farmaci in grado di far “esplodere” una massa tumorale, ma farmaci in grado di determinarne la progressiva riduzione fino alla scomparsa. Tali farmaci sono i comuni chemioterapici e gli anticorpi monoclonali (es: Mabthera, anti CD20).
TAG: Oncologia | Tumori
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