30-01-2006

Mio padre è stato sottoposto a triplice bpac per

Mio padre è stato sottoposto a triplice BPAC per angina a bassa soglia nel 1992. Diabetico di tipo 2. Iperteso. Dal 1999 ha presentato recidive di Ictus lacunari cerebrali. Alle carotidi interne si sono evidenziate delle stenosi sempre più importanti fino alla occlusione della sin. (per fortuna senza rilevanti esiti) e st. 65% della dx. Presenta da 1 anno di aggravamento della nefropatia diabetica con Creatinina 2.6 mg% e Cl. creatinina 20 e VFG=23. In questi ultimi anni ha presentato lenta ma graduale riduzione della tolleranza allo sforzo ed insicurezza motoria, in parte attribuito al problema neurologico ed in parte a riduzione del compenso diastolico (cardiopatia diabetica?) con FE stabile a 45-50% ed ECG sempre invariato dal momento del BPAC (RS, FC=55 b/m, EASin, BAV I°, impegno atriale sin, possibile iVsin.). 2 gg. fa, per la prima volta dall'intervento chirurgico, ha presentato modesto dolore ad emitorace sin. irradiato ad AASS sin. con malessere > ricovero > diagnosi di IMA non Q e iniziale scompenso cardiaco, trattato con terapia farmacologica ed iniziale stabilizzazione del quadro (è ancora in trattamento). Sarebbe indicata la coronarografia secondo le linee guida, ma c'è il rischio di problemi neurologici aggiuntivi e/o di peggioramento della Insufficienza renale fino alla dialisi. In questa situazione che scelta è preferibile? Coronarografia sì o no? A corollario di quanto sopra, rendo noto che sono medico e sono il figlio del paziente in questione... e la decisione è doppiamente difficile per le responsabilità che tale decisione comporta. Grazie per la cortese attenzione e la vostra opinione tecnica.
Redazione Paginemediche
Risposta di:
Redazione Paginemediche
E’ molto probabile che, considerata l’età dei by pass e l’insieme dei dati anamnestici forniti che vi sia stata una importante progressione della malattia, con probabile occlusione dei by pass (a meno che non si tratti di innesti arteriosi) e contestuale progressione della malattia sui vasi nativi. Indubbiamente l’insufficienza renale rischia di peggiorare dopo un esame coronarografico. A questo punto dobbiamo decidere se è veramente indispensabile quest’esame, perché potrebbe anche trovarci davanti a un quadro di malattia coronaria diffusa e non eventualmente rivascolarizzabile, neanche con angioplastica, anche parziale. Forse varrebbe la pena di eseguire un test per valutare l’ischemia inducibile e la vitalità con un ecostress o ancora meglio con scintigrafia miocardia, basale e da sforzo (anche con dipiridamolo). In base al risultato si può decidere, in accordo anche con il cardiologo curante, se eseguire un controllo coronarografico, previa adeguata preparazione; si potrebbe anche eseguire una tac cardiaca, ma se poi emerge la possibilità di una rivascolarizzazione, sottoporremmo il paziente ad una duplice procedura con mdc.