21-07-2006

Ringraziandovi per l’utile servizio che fornite

Ringraziandovi per l’utile servizio che fornite avrei alcune domande da porvi. Mio marito, 35 anni, è hcv positivo, genotipo 2c, viremia 25.000.000. Non sappiamo da quanto abbia l’epatite c ma l’ha scoperto 6 anni fa. L’ecografia riporta sempre, da 6 anni, nel referto, fibrosi di lieve entità. Dopo i primi 6 mesi di transaminasi elevate (anche 200 alla fine del 2000), i valori si sono stabilizzati e negli anni successivi sono sempre stati nella norma o lievemente alterati. Nel 2005 gli esiti sono stati i seguenti: a maggio 27 e 41, a settembre 28 e 43, a novembre 25 e 31 e a gennaio 2006 24 e 28. Insieme all’epatologo hanno deciso di rivedersi a novembre-dicembre 2006 per iniziare la terapia. L’epatologo ha deciso di non iniziare subito la cura perché è in arrivo il nostro secondo figlio (ne abbiamo già uno piccolo di 2 anni) e quindi ci aspettava un periodo un po’ stressante e poi perché sperava, dato il genotipo, che potesse cambiare il protocollo in modo da effettuare, se possibile, la terapia per 4 mesi invece che per 6. Vi risulta questa possibilità? Alle analisi del 30 giugno 2006, però, le transaminasi sono risultate 33 e 63. E’ necessario contattare subito l’epatologo dato questo aumento o mio marito può andare da lui a novembre come d’accordo? Un’alta questione che mi da ansia (premetto che da donna incinta mi agito facilmente) è la seguente: ho letto che avere il virus dell’hcv aumenta il rischio di linfomi non-hodgkin. Ma in che senso aumenta il rischio, in modo preoccupante? Perché nessuno l’ha mai detto a mio marito? Mia nonna e mio nonno sono positivi all’epatite c da 20 anni, ma, per fortuna, non hanno avuto niente del genere. Perché l’epatologo, se c’è questo rischio, a febbraio 2006, quando si sono visti, non ha proposto subito la terapia, ma ha deciso di aspettare quest’autunno? Attendo con ansia la risposta, grazie per l’attenzione, Antonella.
Dr. Fegato.com
Risposta di:
Dr. Fegato.com
Risposta
Esiste la possibilità che i soggetti con genotipo 2 possano ridurre la durata della terapia a 4 mesi invece di 6. Tuttavia su tale argomento non vi è accordo unanime. Noi riteniamo che tale possibilità sia riservata solo a coloro che, già dopo il 1° mese di terapia negativizzino HCV-RNA col test qualitativo (i cosiddetti “super-responders”). Non è necessario contattare immediatamente l’epatologo a causa dei valori alterati di aminotransferasi. Si può tranquillamente rinviare a ottobre l’inizio della terapia, che. Tra l’altro è consigliabile non iniziare la terapia nei mesi estivi. Infine per quanto riguarda il rischio di linfomi associati all’epatite C, esso è realmente presente, tuttavia ad un livello talmente basso da non dover essere una fonte reale di preoccupazione, come dimostrato dalla quantità di soggetti, anche anziani, con infezione da HCV senza malattie linfoproliferative.
TAG: Epatologia | Fegato | Gastroenterologia | Medicina interna
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