Feci: i significati della cacca

feci i significati della cacca
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Dr. Luano Fattorinirank army star badge orange
Specialista in Gastroenterologia e Chirurgia dell'Apparato Digerente e Endoscopia Digestiva

Le feci rappresentano una spia di funzionamento del tubo digerente; possiedono infatti un indubbio valore semeiologico. Esse costituiscono il prodotto finale di scarto, i rifiuti (dal latino faex = rifiuto) del complesso lavoro che si svolge ogni giorno all'interno dell'apparato digerente, per cui l'ispezione delle feci assume talvolta un grande significato nel procedimento diagnostico.

Composizione delle feci

Le feci normali, in un soggetto in stato di benessere, hanno un aspetto semisolido, cilindrico, "formato", del peso di circa 150-300 g (100-150 g nel bambino), un colorito che può variare dal marrone al marrone chiaro o scuro a seconda dei vari fattori, tra cui, principalmente, il tipo di pasto ingerito e la quantità di acqua e di fibre ivi contenute.

Il normale contenuto delle feci è costituito da acqua, elettroliti, solidi indigeriti, sostanze grasse e loro derivati, cellule e materiale di desquamazione della mucosa, fibre, muco, enzimi e secrezioni o materiale organico, sostanze inorganiche (calcio, fosfati), batteri saprofiti.
In condizioni patologiche si possono trovare, a seconda dei casi, oltre agli elementi citati, anche sangue, muco in eccesso, batteri patogeni, a volte parassiti e loro uova, acidi grassi in eccesso, alimenti indigeriti, materiale purulento, ecc.

Cosa segnalano le feci

La corretta ispezione delle feci e la corretta interpretazione delle varie possibili modificazioni cui va incontro il loro aspetto è perciò molto utile, in certi casi è parte integrante, talvolta parte indispensabile dell'esame obiettivo perché può rappresentare, come dicevo, un'importante spia delle condizioni del paziente e può aiutare il medico a meglio valutarne lo stato di salute e/o a definirne il quadro clinico, soprattutto in concomitanza di eventi di patologia gastroenterica, acuti e/o cronici (ad esempio in affezioni come maldigestione, malassorbimento, disbiosi, tossinfezione, ittero, insufficienza pancreatica, celiachia, emorragia digestiva, enterocolite, colon irritabile, neoplasie, èarassitosi intestinale, stipsi, ecc..). In particolare le feci ci segnalano se il complesso meccanismo digestivo (digestione, assorbimento, reazioni biochimiche, processi metabolici e ormonali, ecc..) si svolga regolarmente, o se invece qualche organo o tappa particolare del cantiere di lavoro sia alterato e abbia magari bisogno di un intervento di correzione e/o di riparazione.

Ma talvolta certe caratteristiche apparentemente patologiche delle feci possono essere solo ed esclusivamente espressione di un particolare regime dietetico, in assenza di stati patologici effettivi. Inoltre, talvolta può rendersi necessario analizzare le feci anche più approfonditamente, con l'aiuto del laboratorio, a proposito della loro composizione chimico-fisica, del grado di acidità, della presenza o assenza di muco, di cellule, di batteri patogeni, di fibre o corpi indigeriti, di prodotti di desquamazione, di elementi ematici (es. sangue occulto), ecc.

Caratteristiche delle feci

L'aspetto delle feci va allora esaminato secondo le loro molteplici proprietà: la consistenza, il volume, la composizione, il colore, l'odore, la forma, la quantità, il peso, la frequenza di evacuazione.

La consistenza può essere normale o poltacea, oppure semisolida o liquida, come nelle feci molli o diarroiche, come nella dissenteria o nella celiachia, nel colon irritabile o in tante altre condizioni di irregolarità dell'alvo.
A seconda delle condizioni del soggetto e dei movimenti delle sue anse intestinali (contrazioni propulsive, la peristalsi, contrazioni fasiche segmentanti) si presentano feci con aspetto e consistenza diversi. L'attività motoria gastro-intestinale può svolgersi in tanti modi: può prevalere un'attività disordinata, disarmonica, con prevalenza di spasmi, e di distensione, una buona o viceversa insufficiente attività propulsiva con conseguenze sulla presentazione delle feci e sull'evacuazione; può aversi una condizione di ipomotilità, o al contrario, ipermotilità, iperperistalsi e, come dicevo sopra, accelerazione o ritardo, oppure normalità nel transito della propagazione dell'onda motoria e del contenuto intestinale.

In dipendenza delle suddette variabilità la consistenza può risultare naturalmente più o meno compatta, omogenea oppure disomogenea (es. nel malassorbimento) oppure semiliquida, liquida o addirittura acquosa.

Il volume (e la quantità) di materiale fecale è normale se rientra in certi parametri, se deriva da una normale dieta che contenga fibreresidui alimentari ed acqua; le fibre infatti trattengono l'acqua avendo proprietà igroscopiche e quindi contribuiscono al volume e alla quantità. Una dieta normale nell'adulto produce feci, nell'arco di 18-20 ore, del peso di circa 150-300 g (nel bambino circa 100-120 g); il chimo derivante dal cibo ingerito, di consistenza semiliquida, entra nel crasso nella quantità di circa 2500 ml e viene progressivamente ridotto e trasformato in massa semisolida propriamente fecale mentre raggiunge il tratto distale del tubo digerente dove staziona circa 1 ora prima dell'evacuazione.

Il volume può dipendere altresì dalla ridotta alimentazione o dall'eventuale digiuno o inappetenza, dal volume di cibo ingerito ed infine dalla presenza degli usuali contenuti non propriamente alimentari come per esempio secrezioni enteriche, materiale inorganico, acqua, enzimi digestivi, materiale di desquamazione della mucosa, ecc..). Ma può dipendere anche da alcune anomalie, come per esempio nel megacolon in cui le feci sono di volume superiore alla norma, o nella diarrea severa dove la frequenza delle evacuazioni e la perdita profusa di acqua e sali può giungere fino a notevoli quantità.

Quindi anche la frequenza delle evacuazioni, in difetto o in eccesso, possiede anch'essa un valore semeiologico (per stabilire per esempio se l'alvo è regolare o irregolare, per valutare il grado o la severità della stipsi o della diarrea).

La composizione delle feci è normalmente rappresentata da un 70-85% di acqua e da un 30 -15% di sostanze solide (tra cui fibre indigerite, residui vegetali, cellulosa, grassi e sostanze inorganiche) per cui la maggiore o minore presenza nelle feci di acqua e/o di fibre influisce molto sul loro volume e consistenza fornendoci perciò utili segnali per un corretto ragionamento clinico in ordine allo stato di salute e/o al regime dietetico del soggetto in esame.

Da notare che il 30% circa della parte secca delle feci è costituito dai batteri cosiddetti commensali od opportunisti (non patogeni). Vale la pena a tale proposito fare un cenno sul fatto che tali microorganismi non patogeni derivano dal cosiddetto microbiota intestinale cioè l'ambiente batterico costituito dai microorganismi saprofiti normalmente ospiti del nostro organismo, non patogeni. La presenza del microbiota, cioè dei batteri "buoni", in quantità e composizione differenziata a seconda dei diversi tratti del tubo digerente, è praticamente ubiquitaria nel canale digestivo: i batteri commensali sono in minima quantità nello stomaco, di più nel tenue, in quantità consistente nel crasso. Essi hanno un'importanza ed un ruolo notevole ai fini del nostro stato di salute. La loro funzione consiste nell'esercizio di varie azioni, alcune delle quali più note sono: un'azione protettiva e modulatrice a scopo antiinfettivo, un'azione di stimolo della immunità, un'altra di partecipazione metabolica attiva, importante nella digestione e nel conseguente sviluppo di energia. Il microbiota e le sue prerogative sono tuttora oggetto di crescente interesse tra gli studiosi; il suo significato, la sua complessità ed il suo ruolo desta ancora oggi acceso dibattito. Interessanti studi e numerose ricerche in questo campo sono state fatte e molte altre sono in corso da parte dei vari esperti del settore.

Oggi sappiamo che la variegata flora batterica saprofitica gastroenterica conta almeno 2000 specie diverse di batteri e che il peso totale dell'intero microbiota ospite del nostro apparato digerente è di circa 1- 1,5 kg. Nel retto il microbiota comprende una popolazione di batteri il cui numero complessivo si aggira all'incirca intorno alla cifra di 10 elevato alla 17esima potenza.
Di certo la presenza e la composizione della flora batterica opportunista gastrointestinale influiscono anch'esse non poco sull'aspetto delle feci.

Le feci possono poi presentarsi di colore diverso anche a seconda del tipo di alimentazione adottata, se per esempio il soggetto si alimenta con dieta vegetariana oppure con dieta ricca di proteine, di carne, oppure con dieta lattea, o a base di latticini, o liquida e semiliquida. Ma il colore dipende molte altre volte da particolari malattie o disturbi di cui è affetto l'organismo, oppure da temporanee circostanze; mi pare utile fare alcuni cenni in proprio in base al colore.

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Sangue nelle feci

Il colore rosso è un sintomo di allarme, perché fa subito pensare alla presenza di sangue. A questo proposito ci sono da fare alcune considerazioni. Anzitutto il colorito rosso può essere dato da pasti ricchi di pomodoro, barbabietole e certa frutta. Secondariamente, quando si accerta la presenza di sangue, bisogna distinguere tra il rosso scuro che probabilmente proviene da formazioni (polipi, tumori, formazioni vascolari, diverticoli) situati nel crasso ed il rosso vivo che proviene sicuramente dall'ultima parte dell'intestino e quindi può essere dato per esempio da emorroidi sanguinanti, da una ragade, una fistola o da una rettocolite ulcerosa attiva oppure ancora da neoplasie rettali.

Feci nere

Le feci sono nere (di colore piceo) se è in atto un sanguinamento in qualche tratto del tubo digestivo superiore, un sanguinamento nella parte "alta" (esofago, stomaco, duodeno) che dà feci nere e molli o liquide (melena) se si tratta di sanguinamento massivo, mentre si presenta con feci nere ma meno molli se è meno massivo oppure nere solide e formate se invece l'emorragia è meno grave o in via di risoluzione. Il colorito nero è dato dal sangue proveniente dal tratto superiore del tubo digerente, che nel lungo passaggio fino al tratto distale subisce una progressiva digestione.

A tal proposito è qui opportuno ribadire che, per essere significativo ai fini di una diagnosi di evento emorragico acuto proveniente dal tratto superiore, il colorito deve essere nero come la pece o il catrame; le feci apparentemente ner , ma non picee, non sono manifestazione di sanguinamento "alto", per esempio nel caso di ulcera duodenale emorragica.

Feci bianche

Le feci possono essere bianche o bianco-grigiastre, cosiddette acoliche o ipocoliche, se vi è ittero meccanico o epatocellulare, una patologia epatica infettiva o ostruttiva o nella pancreatite, allorquando vi è un ostacolo nel flusso biliare nel fegato oppure c'è un'alterazione severa del flusso bilio-pancreatico a livello del duodeno, con la conseguenza in ogni caso che risulta ridotta o impedita la possibilità di arrivare a colorare le feci con i pigmenti biliari. Possono essere anche chiare, lucide ed untuose per presenza aumentata di grassi (cosiddetta steatorrea), come nella insufficienza pancreatica, oppure nel malassorbimento come nella celiachia.

Feci gialle

Nelle pancreatopatie il colore è più spesso giallo per la insufficiente digestione dei grassi da parte degli enzimi pancreatici prodotti in maniera deficitaria nel caso di certe malattie che colpiscono il pancreas nella sua funzione di ghiandola a secrezione esocrina. Ma il colore giallo appare anche in feci molli o nella diarrea.

Feci verdi

Il colore può essere verde per un'affezione coinvolgente il circolo entero-epatico della bile, allorché la biliverdina e la bilirubina, cioè la bile (gli acidi ed i pigmenti biliari), prodotte nel fegato e successivamente riversate nel lume intestinale a svolgere le loro funzioni digestive, non sono rese in condizioni per vari motivi di essere correttamente metabolizzate a livello ileale e successivamente reimmesse, come di norma, nel circuito epatico. Conseguentemente tali sostanze proseguono invece, anche per la presenza di un accelerato tempo di transito, sulla via del colon col risultato di permeare del loro colore verde le feci.

Feci di colore scuro

Naturalmente il colore verde e il colore arancione o scuro possono dipendere anche da pasti contenenti, rispettivamente, buone quantità di spinaci o particolari verdure, come quelle a foglia verde o integratori contenenti clorofilla (per il verde), oppure diete a base di carote, albicocche (per l'arancione). Infine, anche alcuni farmaci possono colorare le feci, come per esempio la rifampicina, le seppie e la carne, il ferro e il bismuto (per lo scuro).

Da cosa deriva l’odore della cacca?

Infine, un'altra proprietà è l'odore. Tale proprietà organolettica deriva dal cosiddetto flatus, normalmente putrido, che può in certe condizioni assumere caratteristiche  diverse e più pronunciate. L'odore delle feci è dato infatti dai gas che si producono nell'intestino, soprattutto nel crasso, in seguito alla fermentazione dei carboidrati, alla putrefazione delle proteine e alla trasformazione degli acidi grassi a catena lunga in acidi grassi a catena corta, tra loro in mescolanza. Su tali processi è determinante l'azione della flora batterica con sviluppo di sostanze volatili, gas come anidride cabonica, idrogeno solforato, metano, sostanze aromatiche come fenolo, indolo, scatolo, tutte componenti di quel flatus (da cui "flatulenza") che costituisce poi l'insieme dei gas che viene alla fine espulso dall'ano e che accompagna e caratterizza l'odore delle feci. Tipo, entità e composizione della flora, così come tipo, intensità e prevalenza dei processi fermentativi e putrefattivi, unitamente all'azione dei succhi digestivi e degli acidi grassi, determinano perciò l'odore delle feci e la sua variabilità.

Forma e aspetto delle feci

L'aspetto macroscopico delle feci ed il loro formato possono variare anche notevolmente, a seconda delle condizioni del soggetto: possono essere normali, oppure apparire di aspetto poltaceo, sfatto, pastoso, molle, liquido (come nella diarrea) o cretaceo (come in certe bilio-pancreatopatie); possono essere feci secche (nella stipsi), talvolta untuose (per contenuto di grassi), oppure dure e di piccolo volume (nella coprostasi), oppure voluminose (come nel megacolon); possono avere una forma definita ("formate") corrispondente al lume intestinale oppure essere sformate, senza forma; possono infine apparire di aspetto uniforme ed omogeneo oppure essere disomogenee e contenere per es. abbondante muco o residui indigeriti oppure essere striate di sangue (emorroidi, proctorragia), o commiste a pus (processo infettivo purulento), o con parassiti (parassitosi).

Feci a palline

Nella stitichezza le feci appaiono più scure e secche, spesso a palline (feci "caprine") o a nastro. L'aspetto può essere anche filiforme nel caso di una stenosi, cioè il restringimento del lume intestinale, causato da un tumore dell'ultimo tratto del tubo, o provocato da una patologia anorettale (proctite, fistola perianale) che determini, come spesso accade, un ipertono degli sfinteri e quindi un più ristretto passaggio retto-anale delle feci.

Tali fenomeni si accompagnano spesso ad un maggiore o minore tempo di transito del bolo e del chimo nel canale alimentare, come più volte ricordato. In condizioni di normalità l'acqua che beviamo e quella che si aggiunge successivamente nel processo digestivo viene in gran parte riassorbita nel crasso e solo in piccola parte viene espulsa insieme alle feci. Nel caso di alterazione della motilità intestinale con iperperistalsi e/o ipersecrezione di muco e materiale fluido, il tempo di riassorbimento è accorciato e quindi maggiore quantità di acqua perviene fino al tratto distale a comporre le feci.

 

Bibliografia

  • M. H. Sleisenger e J. S. Fordtran. Trattato di Gastroenterologia - Vol III - Piccin
  • Rita M. Ziparo. Lezioni di Fisiologia del Sistema Gastroenterico - Piccin - 2006
  • A. Gasbarrini. Il Microbiota intestinale - il 4° organo dell'Apparato Digerente - Verduci Editore- 2013
  • JC Rambaud e Y. Bouhnik. Pratica clinica in Gastroenterologia - Arti Grafiche Editoriali, 1996
  • P. Malfertheiner. Interazione tra microbiota, intestino e salute umana - Malesci - 2016, Euromultimedia

 

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01/06/2018
22/12/2016
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