L’immagine riflessa nello specchio restituisce forme distorte rispetto alla realtà. Non si è mai abbastanza magre e ciò spinge a non voler più mangiare. È una delle possibili concause dello sviluppo dell’anoressia.

Fino ad oggi la scienza si è concentrata soprattutto sullo studio e sulla comprensione dei meccanismi biologici e psicologici, ma anche genetici e ambientali, che potessero spiegare l’insorgere dell’anoressia. Da qualche tempo la ricerca si sta focalizzando anche sullo studio della struttura cerebrale, per indagare sulla possibilità che qualche anomalia sia responsabile di una visione distorta e patologica della proprio corpo.

L’ultimo e più recente studio che ha analizzato la questione da questo punto di vista è opera di alcuni ricercatori tedeschi che hanno scoperto come nelle donne anoressiche risultino alterate le connessioni che consentono al cervello di elaborare e interpretare correttamente le immagini. I ricercatori hanno esaminato, con delle sofisticate risonanze magnetiche, due aree del cervello coinvolte nella percezione di sè, il giro fusiforme e l'area extrastriata del corpo, e hanno scoperto che nelle donne anoressiche le connessioni tra queste due aree sono estremamente deboli.

Ma anche alcuni ricercatori italiani hanno indagato sulle possibili cause neurologiche dell’anoressia. Uno studio pubblicato qualche tempo fa su Psychiatry Research: Neuroimaging e condotto presso il Dipartimento di neuroscienze dell'Ospedale Bambino Gesù di Roma ha comparato la quantità di materia grigia presente nel cervello di 16 adolescenti anoressiche con altrettante in buona salute, utilizzando una precisa tecnica di neuroimaging.

Il risultato ha mostrato che nelle giovani affette da Anoressia si verificava una significativa riduzione del volume della materia grigia nel lobo parietale inferiore e superiore, zone direttamente coinvolte nella rappresentazione mentale di sé nonché nella manipolazione delle immagini a livello mentale. Santino Gaudio, coordinatore della ricerca, ha spiegato che nelle donne prese in esame l'anoressia durava da meno di un anno “un lasso di tempo in cui la malattia non poteva aver modificato con il dimagrimento la struttura cerebrale"; il che suggerisce che l’anomalia a livello cerebrale fosse preesistente all’insorgenza dell’anoressia.

Ma ad essere coinvolta nello sviluppo dell’anoressia nervosa potrebbe essere anche un’area cerebrale chiamata insula. Secondo quanto scoperto da alcuni ricercatori dell’Università di Exeter guidati da Brian Lask, il cervello delle persone con Anoressia mostrerebbe un malfunzionamento dell’insula, l’area che controlla la gestione dell’immagine di sé e del proprio corpo, ma anche il bisogno di mangiare e l’ansia.

In questo caso l’anomalia cerebrale sarebbe preesistente al manifestarsi dell’anoressia e persisterebbe anche dopo che il paziente riprende il proprio peso. Ciò spiegherebbe, chiarisce Lask, perché circa il 40% dei pazienti va incontro ad una Ricaduta.