In quest’epoca di grande incertezza, sono sempre più diffusi i disagi legati alle difficoltà di instaurare rapporti sociali e interpersonali soddisfacenti. Disagi che in qualche caso si trasformano in vera e propria Ansia sociale. In questi soggetti potrebbe venire in aiuto la realtà virtuale.

Alcuni ricercatori dell’Università di East Anglia hanno utilizzato una nuova tecnologia di imaging per testare il comportamento sociale di sei volontari in diversi contesti. I partecipanti erano afflitti da forme serie di Ansia sociale: il piccolo esperimento ha dimostrato che all’interno di scenari virtuali queste persone erano maggiormente capaci di socializzare, mantenere il contatto visivo e interagire con gli altri.

Lina Gega, della Norwich Medical School e autrice dello studio, ha spiegato che "le persone con Ansia sociale hanno paura di attirare l'attenzione su se stessi e di essere giudicate negativamente dagli altri in situazioni sociali: molti evitano del tutto i luoghi pubblici e occasioni sociali, oppure usano precise strategie per tenere sotto controllo l’ansia, come ad esempio l’assenza di contatto visivo".

Comportamenti di sicurezza che però sortiscono l’effetto contrario e attirano l’attenzione degli altri, aumentando il senso di inadeguatezza e l’ansia. I ricercatori hanno creato più di cento scenari virtuali diversi - dal mezzo di trasporto pubblico al bar, dallo shopping alla chiacchierata con uno sconosciuto in una galleria d’arte – e hanno chiesto poi ai soggetti di prendere parte a questi scenari virtuali, mentre la loro immagine veniva proiettata su un grande schermo sul quale potevano vedersi.

Gli ambienti virtuali hanno incoraggiato i partecipanti a chiacchierare, mantenere il contatto visivo e resistere ad un classico comportamento di sicurezza, come ad esempio guardare fisso il pavimento oppure essere ipervigile.

Non solo, la possibilità di poter provare e riprovare la propria esperienza all’interno dei contesti sociali virtuali ha permesso ai partecipanti di 'fare pratica' e di notare un proprio comportamento ansioso, e quindi di provare a modificarlo.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Cyberpsychology, Behaviour and Social Networking.