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Mangiare oggetti e sostanze non commestibili

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La piccola Charlotte Cook di 4 anni non può fare a meno di mangiare oggetti decisamente non commestibili, dai divani di casa ai peluche della sua cameretta. Sua madre è molto preoccupata e si è rivolta a un gran numero di medici e specialisti prima di riuscire ad avere una Diagnosi accurata.

Il disturbo di cui è affetta la sua bambina si chiama PICA, un disturbo dell’alimentazione – spesso presente in bambini affetti da forme di autismo– che spinge a mangiare oggetti che non sono commestibili e sostanze che non hanno alcun valore nutritivo, come il gesso, la stoffa, la sabbia, il ghiaccio. Secondo le stime, questo disturbo colpisce il 30% dei bambini autistici e rappresenta un autentico pericolo perché può provocare soffocamento, infezioni parassitarie, avvelenamento da piombo e problemi seri all’apparato digerente.

Secondo alcuni esperti la PICA può essere causata dalla carenza di un qualche minerale o di ferro, ma la maggioranza tende a classificarlo come disturbo psichiatrico. E in effetti questo disturbo trova il suo spazio nel DSM IV, il manuale diagnostico dei disturbi mentali, tra i disturbi relativi al comportamento alimentare. A seconda delle sostanze o degli oggetti che il paziente ingerisce con particolare predilezione la PICA prende vari nomi, da litofagia (ingestione di pietre) alla xilofagia (legno), dall’acufagia (per chi ingoia oggetti acuti) alla stactofagia (ingestione di cenere di sigarette).

La Diagnosi di PICA – che può essere fatta solo dopo un mese dal presentarsi dei primi sintomi - è più frequente tra i bambini di età compresa tra due e tre anni che hanno subito una lesione cerebrale o che hanno manifestato una qualche forma di Sindrome autistica.

Ma può anche essere effettuata su persone che hanno particolari deficit vitaminici. La PICA è più diffusa nella popolazione pediatrica ed è un disturbo che generalmente va scemando con il passare degli anni e che raramente si manifesta negli adulti.

Il punto di vista
Psichiatria

La bocca è il primo organo che mette in contatto il neonato con il mondo esterno. È attraverso la bocca che il piccolo fa la conoscenza delle forme, della temperatura, della ruvidità e tutto ciò che rappresenta la realtà: chi è a contatto con un bimbo piccolo ben lo sa.

Alle volte è la curiosità che può spingere i bambini ad 'assaggiare' i non cibi: carta, terra, cemento o qualsiasi altra cosa non edule, questo interesse resta solo ed esclusivamente come fatto sporadico. Se, invece, la bocca resta la via principale per rapportarsi al mondo, come nei bambini affetti da PICA, si entra in una visione patologica.

Nei piccoli affetti da PICA la bocca resta quindi la via principale di accesso per la costruzione della loro personale realtà del mondo. Possiamo parlare quindi di problema psichico solo dopo il raggiungimento dei 18/24 mesi di età dei bambini, quando hanno ben chiaro ciò che può essere portato alla bocca e cosa no.

Se un bambino con più di due anni continua a portare tutto ciò che gli capita in mano alla bocca e provare ad ingerirlo, è questo un segnale da non sottovalutare, il bimbo potrebbe essere affetto da autismo (circa il 30% dei piccoli autistici è affetto da PICA).

Altra opportunità, il piccolo potrebbe avere un ritardo di tipo cognitivo legato a problematiche neurologiche. Coloro che si occupano di questi bambini dovrebbero fare molta attenzione proprio perché non sono in grado di valutare cosa sia edule o meno e quindi possono ingerire qualsiasi cosa, comprese sostanze velenose o acuminate.

Diverso è il discorso se la PICA si manifesta in un contesto culturale differente, in altre parole, in una situazione di carenza effettiva e reale di cibo (aree desertiche con carenza di acqua e cibo), in un contesto culturale - religioso particolare (ad esempio i fachiri mangiatori di vetro e chiodi) oppure quando è l’organismo in carenza di elementi come il ferro o lo zinco che lo richiede inconsapevolmente. In questi casi la PICA riveste una sua 'utilità' contingente al momento specifico in cui si manifesta.

24/02/2017
19/05/2014
TAG: Psichiatria | Scienza dell'alimentazione | Nutrizione | Bambini | Salute mentale | Malattie psichiatriche