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Disordine ossessivo compulsivo: la causa in una zona del cervello iperattiva

disordine ossessivo compulsivo la causa in una zona del cervello iperattiva
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Gli inglesi lo chiamano obsessive-compulsive disorder, cioè disordine ossessivo compulsivo, e - secondo i ricercatori della New York University - chi ne è affetto potrebbe avere un’area del cervello, chiamata nucleo caudato, che è iperattiva e lavora troppo.

Lo hanno dimostrato con un esperimento che ha messo in relazione il controllo dei comportamenti e l’attività cerebrale.

Finora secondo l’International OCD Foundation, il disturbo ossessivo compulsivo è stato considerato un disturbo d’ansia con ossessioni e compulsioni, nonchè alcuni segnali specifici. Le ossessioni sono impulsi o immagini che emergono all’improvviso nella mente e che diventano intrusivi, per cui il soggetto affetto da OCD ne rimane invischiato; mentre le compulsioni sono rituali irrazionali al fine di evitare ipotetici disastri oppure sono azioni che vogliono essere una soluzione alle ossessioni stesse.

Il disturbo ossessivo compulsivo, purtroppo, è un disturbo che si cronicizza, anche se si possono avere dei miglioramenti, e coinvolge soprattutto i giovani tra i 15 e i 25 anni.

Le cause?

Finora si era ritenuto che la OCD potesse dipendere da mutazioni genetiche o da una mancanza di equilibrio in alcuni neuro trasmettitori; ora, invece, secondo l’equipe della New York University le cause sono da ricercare in un’iperattività di una zona cerebrale cruciale, il Nucleo caudato appunto. Lo studio EMPIRICO in questione ha coinvolto 37 pazienti, tra i quali 33 pazienti sani senza alcun disordine.

Gli scienziati hanno sottoposto i volontari ad un test consistente nel dover schiacciare un pedale salva shock per evitare una lieve scossa elettrica, registrando in contemporanea l’attività cerebrale dei volontari tramite tecniche di risonanza magnetica. Ebbene le persone affette da disordine compulsivo hanno dimostrato una scarsa attitudine a schiacciare quel pedale rispetto al GRUPPO DI CONTROLLO. Contemporaneamente la risonanza magnetica ha mostrato nella zona del cervello di questi ultimi individui un’attività eccessiva del nucleo caudato, fondamentale nella gestione delle abitudini e dei comportamenti.

Il punto di vista
Psichiatria

La conoscenza dell’area specifica dell’origine dell’OCD, sicuramente è un tassello importante per proseguire la ricerca dell’eventuale noxa del disturbo. A tutt’oggi nulla ancora ben sappiamo se non la sintomatologia. Pur somministrando i farmaci specifici e lavorando con la psicoterapia cognitiva, fondamentalmente, il sintomo, anche se ridotto come intensità è sempre presente a dimostrazione della genesi biochimica.

Certo, riuscire a capire quale sia il  meccanismo che genera l’iperattività del nucleo caudato sarebbe un gran conforto per una gran parte dei pazienti affetti da OCD, si potrebbe trovare il rimedio specifico risolvendo definitivamente tutte le ansie ad esso collegate. Il compito dei ricercatori  dovrà ora passare alla fase successiva: capire quanto il problema dell’iperattività faccia parte di una mutazione genetica a se stante o se lo squilibrio dei neurotrasmettitori chimici possa far riferimento ad un elemento interferente sia proprio del corpo o esterno, ad esempio qualcosa che si sia attivato durante la gravidanza o nella primissima infanzia, quando il cervello è altamente plastico e può quindi assumere qualsiasi equilibrio biochimico.

Auguriamo tutti insieme buon lavoro ai ricercatori.

11/06/2015
19/01/2015
TAG: Psichiatria | Salute mentale | Malattie psichiatriche