La novità nella ricerca contro il melanoma arriva dopo 30 anni: una grande sperimentazione internazionale che ha visto coinvolti 125 centri in tutto il mondo, compreso alcuni istituti italiani, sembra aver dimostrato l’efficacia di un nuovo farmaco chiamato ipilimumab.

La sperimentazione su questa molecola è giunta ormai alla sua terza fase, ha dimostrato cioè la sua sicurezza ed efficacia anche sull’essere umano e ha dato nuove speranze per la cura del melanoma, una neoplasia che colpisce ogni anno seimila persone e ne uccide 1500.

I risultati sono davvero interessanti: fino ad oggi la sopravvivenza mediana dei pazienti con Melanoma avanzato si assetava su 6,4 mesi, oggi con il nuovo anticorpo monoclonale sarebbe arrivata a 10,1. Non solo, fino a ieri soltanto il 25% dei pazienti sopravviveva a un anno dalla diagnosi, oggi la percentuale sale al 46% e il 24% dei pazienti può arrivare a due anni di aspettativa di sopravvivenza.

Un risultato importante che segna un punto in favore della lotta al melanoma dopo trenta anni di stagnazione nei traguardi della ricerca e che è stato presentato nel corso del Congresso della Società Americana di Oncologia Molecolare di Chicago.

Il nuovo farmaco non è solo una vittoria teorica della scienza, ma una reale opportunità terapeutica dal momento che potrà essere richiesto, anche in Italia, per uso compassionevole con indicazione per melanoma avanzato (la potenziale platea è composta da circa 1500 pazienti).

Ma come agisce il nuovo farmaco?

Il suo segreto è riuscire ad agire sul sistema immunitario, il tumore riesce a neutralizzare l’azione delle cellule T del Sistema immunitario usando una molecola chiamata CTLA-1: l’ipilimumab blocca questa molecola e permette al sistema immunitario di rispondere al tumore.

L’urgenza di trovare una cura o nuove speranze di cura per il melanoma nasce anche dal fatto che questa Neoplasia è in netto aumento negli ultimi anni e colpisce persone sempre più giovani, complice soprattutto una errata esposizione al sole e ai lettini UVA.

A questo proposito un recente studio americano pubblicato su Cancer, Biomarkers & Prevention avrebbe dimostrato che il rischio di melanoma aumenta del 74% per chi fa uso di lampade e lettini abbronzanti: si tratta di un rischio fino a 3 volte superiore rispetto alle persone che non usano questo tipo di strumenti per l’abbronzatura artificiale, ha spiegato la responsabile della ricerca DeAnn Lazovich.

Ma se i lettini solari possono rappresentare un rischio, diversa è l’azione dei raggi solari: gli esperti della Società italiana di dermatologia, che si sono riuniti a Rimini nei giorni scorsi, hanno discusso su una teoria che trova un crescente numero di sostenitori: esporsi con giudizio ai raggi del sole non solo non fa male e non aumenta il rischio di melanoma ma può addirittura ridurlo del 16%.

I più a rischio sono gli amanti della tintarella estiva: quelli che nei pochi giorni di ferie a loro disposizione si espongono in maniera indiscriminata e pericolosa al sole. Per loro il rischio di melanoma aumenta del 70%, per chi invece si espone al sole con cautela, usando le creme protettive e non abusando del sole, il rischio potrebbe addirittura abbassarsi.

Merito della vitamina D, la vitamina prodotta dall’organismo grazie all’esposizione al sole, che secondo alcuni studi è in grado di bloccare la replicazione delle cellule tumorali e di tenere sotto controllo i geni coinvolti nello sviluppo del melanoma.

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