Fare una pausa durante la lunga giornata lavorativa, per prendere un caffè o semplicemente sgranchirsi le gambe e fare due passi, sarebbe un’abitudine molto salutare. Numerosi sono gli studi che hanno dimostrato come fare un break ogni tanto migliori le performance lavorative, faccia bene alla salute e favorisca la socializzazione. Ma se il break diventa una pausa caffè i benefici sono amplificati.

Uno studio condotto dall’Università di Copenaghen ha scoperto che il coffee break avrebbe un valore sociale ed aziendale troppo spesso ignorato. Secondo quanto osservato da questi studiosi, davanti alla macchinetta del caffè si formano piccoli gruppetti di impiegati che discutono di tanti argomenti, dalla vita privata a quella aziendale, socializzano, fino ad impegnarsi in una sorta di spontaneo brainstorming che va a tutto vantaggio delle perfomance professionali e dell’azienda.

E il merito non sarebbe solo della pausa in sé, ma anche del caffè. O meglio, della caffeina. Una ricerca pubblicata su Cochrane Library condotta dalla London School of Hygiene and Tropical Medicine ha scoperto, qualche tempo fa, che la Caffeina migliora la memoria e la concentrazione e contribuisce a ridurre gli errori commessi sul lavoro. I ricercatori britannici hanno analizzato13 studi condotti in precedenza su lavoratori impiegati su turni e hanno comparato gli effetti della Caffeina o di un Placebo sul rendimento e sulla produttività.

Risultato: “la caffeina riduce il rischio di errori, migliora le performance cognitive e riduce anche gli incidenti sul lavoro”, ha concluso Katharine Ker, che ha guidato l’indagine. E a chi crede che la pausa serva solo a distrarsi e perdere la concentrazione, bisognerebbe far leggere i risultati di uno studio apparso su Neuron che ha evidenziato con delle risonanze magnetiche che una pausa durante la giornata migliora le performance cognitive e intellettuali.

L’analisi, guidata da Lila Davachi e Arselle Tambini, ha mostrato che il momento del riposo è indispensabile al cervello per memorizzare le informazioni acquisite in precedenza. La risonanza magnetica eseguita sui volontari ha confermato che non è vero che durante il riposo “si spegne il cervello”, tutt’altro: l’attività cerebrale nella zona del cervello deputata alla memoria aumenta nei momenti di riposo vigile.