Sicurezza alimentare: arriva l'obbligo di riportare il luogo di origine

sicurezza alimentare arriva l obbligo di riportare il luogo di origine

Lo chiamano provvedimento che salverà il 'made in Italy' e promette di proteggere i nostri alimenti DOC.

Qualche settimana fa il DDL 2260, che prevede l’obbligo di dichiarare l’origine del prodotto sull’etichetta, è stato tramutato in legge grazie all’approvazione all’unanimità da parte dei membri della Commissione agricoltura della Camera.

In sette articoli, la normativa obbliga i produttori di alimenti ad indicare sull’etichetta il luogo di origine del prodotto e se sono stati utilizzati OGM. Una norma che fino ad oggi era prevista solo per uova, latte fresco, carne bovina, carne di pollo, passata di pomodoro, olio extra vergine di oliva e miele e che, dopo che saranno stati espletati tutti i passaggi per decretare l’attuazione del provvedimento legislativo, sarà applicata a tutti i prodotti alimentari.

Ecco il fulcro della legge: è fatto obbligo - per i prodotti alimentari "trasformati, parzialmente trasformati o non trasformati" - di "riportare (...) l'indicazione del luogo di origine o di provenienza e (...) dell'eventuale utilizzazione di ingredienti in cui vi sia presenza di ogm in qualunque fase della catena alimentare”.

Ad applaudire a questo provvedimento la Coldiretti che da dieci anni chiedeva una simile legge, finalizzata soprattutto a tutelare i prodotti che sono realmente di provenienza italiana contro quelli spacciati per 'made in Italy' e invece prodotti da tutt’altra parte nel mondo.

Sono recenti i casi riportati dalle cronache: dalle uova tedesche con la diossina al succo d’arancia siciliano prodotto però con arance provenienti dal Brasile, fino alle ormai celebre mozzarelle le cui etichette evocavano paesaggi pieni di bufale campane al pascolo e invece erano prodotte in stabilimenti tedeschi.

La Coldiretti ha festeggiato portando in piazza Montecitorio a Roma una salsiccia da 100 metri, anche se i suoi portavoce denunciano che a causa delle psicosi alimentate dai casi di cronaca che hanno visto protagonisti finti prodotti 'made in Italy' i produttori hanno perso circa 5 miliardi di euro.

Soddisfatta anche la Copagri che ha sottolineato come questo provvedimento renda l’Italia un Paese all’avanguardia in questo campo e chiede all’Europa di adeguarsi. Pronta la risposta dell’Unione Europea che in una lettera inviata al ministro delle Politiche Agricole Giancarlo Galan ha chiesto all’Italia di non procedere e di aspettare un regolamento uniforme in materia a livello europeo. La risposta del Ministro non si è fatta attendere: si procede, nel pieno rispetto delle regole comunitarie.

Il punto di vista
Dietistica

La trasparenza sull’origine dei prodotti è una vittoria sia per i produttori, sia per i consumatori. I primi tutelano il loro lavoro, i secondi hanno la sicurezza di sapere cosa realmente stanno mangiando.

Finora si potevano facilmente raggirare alcune leggi scrivendo che un prodotto era italiano, semplicemente perché era stato prodotto o trasformato o solo parte di esso proveniva dall’Italia. È un passo fondamentale per l’Italia ma non solo, è garanzia per tutto il mondo, visto che i nostri prodotti sono esportati ovunque e sono tra i più imitati.

Per quanto riguarda la presenza di OGM, al di là del discorso che si possa tenere sulla pericolosità o meno di alcuni organismi geneticamente modificati, è fuori discussione che il consumatore debba sapere, finalmente con chiarezza, se sono presenti o meno nei prodotti che acquista.

Come già detto, questa 'vittoria' non è solo per l’Italia, ma per tutto il mondo, l’Unione Europea deve pensare che i prodotti alimentari sono dei patrimoni che vanno salvaguardati e non solo in Italia, basti pensare al cioccolato svizzero, ai formaggi francesi, e alle altre migliaia di specialità tipiche che tutta l’Europa e tutto il mondo possiede.

25/11/2015
07/03/2011
TAG: Scienza dell'alimentazione | Nutrizione