Suicidio: una vittima ogni due minuti

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La notizia ha fatto scalpore e se n’è parlato molto in tutto il mondo.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità nei giorni scorsi ha lanciato l’allarme depressione. Non il solito allarme, ma una previsione che rende merito alla definizione della Depressione come male del secolo.

Secondo gli esperti la Depressione uccide più dell’AIDS ed entro vent’anni sarà la malattia più diffusa al mondo.

In altre parole la depressione tra un ventennio sarà al primo posto nella classifica delle malattie più diffuse e questa previsione pesa sui bilanci nazionali non solo dal punto di vista sanitario ma anche economico.

Il rapporto OMS sottolinea anche che il maggior numero di persone depresse si concentra nei Paesi in via di Sviluppo che però destinano meno del 2% del proprio bilancio nazionale in politiche di sensibilizzazione e prevenzione della depressione.

Questo trend si traduce in circa 800mila suicidi ogni anno concentrati per l’86% proprio nei Paesi più poveri, come le nazioni dell’Europa dell’Est che detengono il primato per il numero di suicidi tra la popolazione di sesso maschile.

La Giornata Nazionale della Prevenzione del Suicidio, che si celebrerà il 10 settembre, si inserisce in questo quadro globale dove la depressione rappresenta davvero un male oscuro che colpisce sempre più diffusamente.

Il presidente dell’IASP Brian Mishara ha sottolineato  che il messaggio che si vuole lanciare è proprio che il suicidio si può prevenire: “il suicidio uccide più di qualsiasi guerra, omicidio o attentato terroristico, milioni di persone restano irrimediabilmente segnate nel fisico e nella salute a seguito di un tentativo di suicidio e circa sei milioni di persone ogni anno vivono il dramma di avere un proprio congiunto che ha tentato il suicidio”, ha dichiarato Mishara.

L’iniziativa è organizzata in tutto il mondo dall’International Association for Suicide Prevention (IASP) in collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della Sanità; il tema attorno al quale si sviluppano i numerosi convegni e meeting sarà la prevenzione del suicidio nelle diverse culture. 

Sì, perché se è vero, come rendono noto IASP e OMS, che il suicidio è una delle tre principali cause di morte tra i giovani con meno di 25 anni e che ogni anno si registra circa un milione di decessi a seguito di suicidi (un pratica un morto ogni due minuti), è altrettanto vero che il suicidio si può evitare.

Il suicidio ha dei precisi fattori di rischio biologici, ambientali, psicologici e culturali e pertanto agire per cambiare questi disagi che sono alla base della decisione di suicidarsi può rivelarsi efficace.

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La depressione, non come parola di uso comune, ma come termine tecnico è una patologia, e come tale può essere riconosciuta, diagnosticata, curata.

La depressione laddove non curata può portare a tentativi di suicidio più o meno riusciti. Le cause della depressione possono essere varie e sicuramente vanno ricercate in una multifattorialità.

Vi sono cause profonde e personali legate alla propria storia ed alla propria attualità, come cause sociali e culturali. I medici, gli psicologi possono fare molto, ma molto possono fare anche le persone comuni nel reimparare ad accorgersi degli altri, a tendere una mano, a muoversi.

Nel chiedere aiuto, nell’appoggiarsi all’altro. L’uomo è un essere sociale. Abbiamo bisogno gli uni degli altri ed è importante non dimenticarlo.

Voglio spendere due parole in più per i tentativi di suicidio nei giovani. Sì perchè questa è davvero una cartina al tornasole di quanto siamo diventati distratti, come adulti, come genitori, come insegnanti.

Di quanto abbiamo perso di vista il nostro ruolo nella società, nella famiglia, nella scuola. È necessario, che ognuno di noi, nel suo piccolo, si impegni per recuperare un senso sociale che a volte ci manca, per ridare senso ai nostri rapporti quotidiani più o meno stretti.

Che non si dica più, ma davvero mai più, "ma che strano eppure sembrava una persona tanto serena".

Perché una persona depressa dei segnali li manda sempre. Sta a noi coglierli o meno, cercare di intervenire o meno. Anche in carcere, laddove i tentativi di suicidio soprattutto nelle prime fasi della detenzione sono all’ordine del giorno, vi è un servizio nuovi giunti che va a vagliare proprio questo.

Ora mi chiedo come mai in carcere sì e fuori no?

01/06/2015
09/09/2009
TAG: Psicologia | Salute mentale