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Linfoadenopatia: quali sono le cause dei linfonodi ingrossati

linfoadenopatia quali sono le cause dei linfonodi ingrossati

Le patologie dei linfonodi

Mentre la circolazione più conosciuta è quella del sangue, attraverso le arterie e le vene, la circolazione della linfa costituisce ancora per molti un argomento sconosciuto e privo di interesse. Al contrario, il sistema linfatico è fondamentale per la sopravvivenza del corpo, dal momento che costituisce la sede principale dell’interazione tra antigeni e sistema immunitario, cioè tra le sostanze estranee che aggrediscono il corpo e i meccanismi di difesa che vengono messi in atto per contrastare tale aggressione.

Tutto il sistema linfatico è una fitta rete di capillari, che contiene al suo interno delle “stazioni” di raccolta e smistamento, che sono appunto i linfonodi. Questi piccoli corpi sferici, denominati “ghiandole” a livello popolare, hanno sostanzialmente un solo compito: intercettare gli antigeni che giungono a loro attraverso il torrente linfatico e mettere in atto le difese per neutralizzarli, difese costituite fondamentalmente da linfociti e macrofagi, cellule specializzate nella lotta alle sostanze estranee e agli agenti infettivi.

L’aumento di volume dei linfonodi (le cosiddette “ghiandole gonfie”) può, quindi, derivare dalla produzione aumentata di linfociti con lo scopo di difesa verso un’infezione, oppure dalla proliferazione di macrofagi e cellule infiammatorie, quale reazione ad uno stato di infiammazione. In questi casi la struttura tipica dei linfonodi viene mantenuta intatta e proprio per questo motivo il linfonodo ingrossato per le cause suddette (infezione e/o infiammazione) è distinguibile dal linfonodo ingrossato per cause tumorali, che provocano invece uno stravolgimento della normale struttura linfonodale.

Infine, dal momento che il linfonodo possiede una grossa capacità di intercettare le cellule tumorali circolanti, ed essendo un ottimo terreno di sviluppo cellulare, si comprende facilmente il motivo per cui aumenta di volume anche in caso di invasione da parte di cellule metastatiche.

L’aumento di volume dei linfonodi

Tenendo presente quindi che l’ingrossamento di un linfonodo (linfoadenopatia) può essere dovuto ad infiammazione, infezione o tumore (primitivo o metastatizzato), il fatto che molti linfonodi siano superficiali e in sedi facilmente palpabili spiega la notevole frequenza con cui si riscontra una linfoadenopatia: nel bambino e nel giovane, ad esempio, i linfonodi sottomandibolari sono facilmente evidenziabili anche con un diametro inferiore ad 1 cm, mentre in un adulto sano si palpano facilmente linfonodi di 1-2 cm di diametro a livello inguinale.

Nel caso di riscontro di un linfonodo aumentato di volume, come ci si deve comportare? Gli elementi fondamentali sono tre:

  • età del paziente: nell’adulto la comparsa di un linfonodo ingrossato rappresenta sempre un motivo di approfondimento diagnostico, mentre nel bambino e nel giovane la percentuale di linfonodi che aumentano di volume per cause benigne sotto i 30 anni arriva all’80%, percentuale che scende al 40% dopo quell’età;
  • quadro clinico: la presenza di altri sintomi (disturbi accusati dal paziente) e segni (alterazioni riscontrabili oggettivamente) può indirizzare verso la diagnosi corretta. Ad esempio, la presenza di febbre e segni di infezione locale o generale suggerisce un’origine infettiva. Al contrario, un quadro generale caratterizzato da dimagrimento, sudorazione notturna e febbricola depongono maggiormente per una causa tumorale;
  • sede: la valutazione del drenaggio linfatico e della sua distribuzione anatomica può consentire di acquisire utili indizi sulla causa dell’ingrossamento linfonodale. Ad esempio, la presenza di uno o più linfonodi aumentati di volume in sede sopra-claveare costituisce sempre una patologia seria, così come l’ingrossamento dei linfonodi addominali.

A parte la sede, un’ultima caratteristica è importante: la modificazione nel tempo dell’obiettività. Se un linfonodo inizia a crescere di volume, o a diventare di consistenza dura, o a provocare dolore, e tutto in breve tempo, sicuramente la situazione va approfondita senza indugio.

Cause dei linfonodi ingrossati

Le situazioni patologiche che determinano aumento di volume di uno o più linfonodi sono veramente molte, alcune banali e altre molto gravi, per cui vediamo le più importanti o frequenti, rimandando ovviamente al medico curante la valutazione e la diagnosi del caso in oggetto.

Possiamo distinguere sei differenti tipi di patologie che causano linfoadenopatia.

  • Malattie infettive: è un campo enorme e la classificazione delle linfoadeniti può essere fatta su diverse basi: acute o croniche, superficiali o profonde, distrettuali o sistemiche, primitive o secondarie. Se indaghiamo sulle possibili cause, troviamo virus, batteri, funghi e protozoi. Tutti sono in grado di aumentare la produzione di linfociti e macrofagi, con conseguente aumento di volume dei linfonodi. Gli agenti infettivi più frequentemente in casusa sono i seguenti:
    • Virus: il virus della rosolia, il virus di Epstein-Barr che causa la mononucleosi, il citomegalovirus e, soprattutto, gli adenovirus, responsabili della maggioranza delle linfoadenopatie del bambino.
    • Batteri: gli streptococchi, gli stafilococchi, la bartonella (responsabile della malattia da graffio di gatto), il bacillo di Koch (tubercolosi) e il treponema pallido (sifilide).
    • Protozoi: il toxoplasma, la leishmania e il plasmodio della malaria.
    • Funghi: il criptococco, il coccidioides e l’istoplasma, che producono malattie sistemiche molto gravi ma fortunatamente rare in Italia.
  • Malattie infiammatorie: in questo caso si stabilisce una iperproduzione di soli linfociti e le situazioni più frequenti sono rappresentate da malattie auto-immuni e malattie che coinvolgono il sistema immunitario, quali artrite reumatoide, sarcoidosi, lupus, anemia autoimmune. In questo gruppo rientrano anche le linfoadeniti da reazione a farmaci quali l’idantoina e le linfoadeniti reattive a processi infiammatori locali (la ghiandola gonfia sottomandibolare come conseguenza di una patologia dentale ne è l’esempio classico).
  • Malattie tumorali: leucemie acute e croniche, linfomi e istiocitosi sono tutte patologie primitive dei linfonodi, mentre l’interessamento da parte di metastasi sono frequenti nei cancri della mammella, del polmone, della prostata, del tubo gastrointestinale, della testa e del collo, oltre ai melanomi e altri tumori più rari.
  • Malattie infiltrative: nella malattia di Gaucher, in quella di Niemann-Pick e nell’amiloidosi le linfoadenopatie sono la regola.
  • Malattie endocrine: solamente l’ipertiroidismo (malattia di Basedow) provoca aumento di volume dei linfonodi per iperplasia linfoide, mentre nelle altre malattie del sistema ghiandolare endocrino l’interessamento linfonodale è estremamente raro.
  • Malattie a causa sconosciuta: la sarcoidosi, la sindrome di Kawasaki, la malattia granulomatosa cronica, la sindrome muco-cutanea, le malattie istiocitarie e altre condizioni decisamente rare chiudono questa lista.

Che cosa fare in presenza di una linfoadenopatia?

Occorre sempre tenere presente i fattori suddetti: in un giovane la presenza di un linfonodo sotto-mandibolare ingrossato difficilmente costituisce un problema grave, a meno che non sia di consistenza dura e diventi aderente ai piani sottostanti; mentre in un adulto o in un anziano l’ingrossamento linfonodale senza rialzo febbrile è sempre da indagare accuratamente, mediante esami ematici che possono confermare o escludere un’origine infettiva e mediante l’esecuzione di un’ecografia, che in mani esperte può facilmente riconoscere un linfonodo reattivo (cioè dovuto a reazione infiammatoria o infettiva) da un linfonodo di origine maligna (tumore primitivo o metastatico).

Oltre agli esami di laboratorio e all’ecografia, un esame dirimente in casi dubbi è costituito dalla biopsia linfonodale o dalla sua asportazione e successivo esame istologico. La biopsia si può effettuare mediante aspirato con ago sottile o mediante l’asportazione dell’intero linfonodo: in quest’ultimo caso la diagnosi è facilitata, dal momento che una componente fondamentale del linfonodo tumorale è il sovvertimento della sua struttura anatomica, cosa che può essere vista solamente esaminando l’intera linfoghiandola, mentre su un piccolo campione prelevato da ago-aspirato tale sovvertimento può sfuggire.

La valutazione delle stazioni linfoghiandolari profonde richiede l’utilizzo di tecniche di imaging quali TAC, RMN e PET, mentre quello che costituiva un tempo l’esame standard per la valutazione dei linfonodi, la linfografia, è ormai del tutto abbandonato, anche per la pericolosità dell’esame stesso, che prevede l’iniezione di un mezzo di contrasto ad elevato rischio di allergia.

    L’argomento “linfonodi” è quindi un vasto e difficile campo della patologia, e non può certo essere esaurito in queste poche righe: di fronte ad una “ghiandola” gonfia occorre consultare il proprio medico curante che inizierà un iter diagnostico per venire a capo della questione. L’importante è non immaginare subito situazioni catastrofiche o, peggio, affidarsi a ricerche sul web, che il più delle volte portano a timori e ansie ingiustificati.

    Per approfondire guarda anche: “Linfoma di Hodgkin”

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