Che cos'è?

Il carcinoma della mammella è il cancro più diffuso nelle donne e la seconda causa di morte per tumore nella donna. Purtroppo si riscontra un lieve, ma costante, aumento in tutto il mondo, soprattutto nei paesi industrializzati, rispetto a quelli in via di sviluppo. È soltanto grazie alle nuove scoperte diagnostiche e terapeutiche che la mortalità per Carcinoma mammario si è stabilizzata e perfino ridotta in alcune aree.

 

Qual è la causa dell'insorgenza del carcinoma mammario?

La causa è sconosciuta, ma sono stati individuati dei fattori di rischio.

  • Età: il rischio di Carcinoma mammario aumenta con l'aumentare dell'età; poco frequente prima dei 35 anni, questo tumore è molto più diffuso dopo i 50 e intorno al periodo della menopausa; ad altissimo rischio le donne dopo i 60 anni.
  • Precedenti familiari: parenti colpite da carcinoma alla mammella costituiscono un fattore di rischio doppio rispetto a chi non ha in famiglia casi di carcinoma.
  • Fattori genetici: in alcuni casi, la predisposizione alla malattia sembra essere in relazione con l'ereditarietà; pare, infatti, che questa predisposizione sia legata alle mutazioni di alcuni geni, principalmente i geni BRCA1 e BRCA2.
  • Lesioni benigne: alcuni tumori mammari benigni rappresentano un fattore di rischio rilevante nell'insorgenza del susseguente carcinoma; questi tumori sono l'iperplasia globulare atipica, il carcinoma globulare in situ ed il carcinoma duttale in situ.
  • Gravidanza: il rischio di sviluppare carcinoma mammario sembra aumentare con l'aumento dell'età della prima gravidanza; il rischio più alto, ovviamente, è presente in quelle donne che non hanno avuto figli.
  • Ormoni: il rischio di insorgenza aumenta con l'aumentare dell'esposizione del tessuto mammario agli estrogeni; infatti, il rischio è maggiore in donne che hanno avuto la prima mestruazione prima dei 12 anni o che sono andate in menopausa dopo i 55 anni o a cui sono stati somministrati estrogeni per prevenire i sintomi della menopausa.
  • Obesità: l'obesità sembra essere un fattore di rischio importante poiché il tessuto adiposo è la fonte principale di estrogeni nella donna in menopausa.
  • Dieta: il rischio di sviluppo di carcinoma mammario pare essere direttamente in relazione con il consumo di grassi animali e inversamente proporzionale al consumo di fibre vegetali.

Come si previene il carcinoma mammario ?

Ci sono due tipi fondamentali di prevenzione: lo screening senologico e la chemioprevenzione.

  • Lo screening senologico
    È il metodo preventivo più importante e si basa sull'esecuzione di una mammografia biennale. Questo metodo riesce ad incidere sulla mortalità per carcinoma alla mammella per il 30%. Lo screening va effettuato sulla popolazione femminile compresa tra i 50 ed i 69 anni, mentre è ancora dubbia la reale utilità al di sotto e al di sopra dei due limiti di età. Al di fuori dello screening può essere utile l'autopalpazione mensile, una visita periodica dallo specialista e mammografie al di fuori della fascia di età su menzionata.
  • Chemioprevenzione
    È un approccio sperimentale basato sull'utilizzo di farmaci, prevalentemente antiestrogeni, che prevengano l'insorgenza del carcinoma mammario.

Quali sono i sintomi del carcinoma mammario ?

Il quadro di esordio è caratterizzato da lesioni molto piccole e spesso asintomatiche, non palpabili durante l'esame clinico e scoperte soltanto durante lo screening mammografico. Quando il tumore cresce, i primi sintomi possono presentarsi come:

  • gonfiore o ispessimento della mammella o nell'area ascellare con presenza di noduli duri, ma senza dolore
  • cambiamenti nell'aspetto, nella forma e nella dimensione del seno con increspature o irritazione della pelle
  • secrezione dal capezzolo di sostanze sierose o di sangue
  • retrazione del capezzolo
  • eczema del capezzolo e/o dell'areola.

Qualora il tumore non sia stato diagnosticato in fase iniziale, è possibile riscontrare i seguenti sintomi:

  • ulcerazione della pelle della mammella
  • infiammazione (seno arrossato, ingrossato, con edema, caldo)
  • linfoadenopatie.

In presenza di metastasi, i sintomi possono variare a seconda del luogo in cui si è sviluppata la metastasi:

  • metastasi ossee: forte dolore;
  • metastasi polmonari: tosse o dispnea progressiva;
  • metastasi epatiche: asintomatica fino allo sviluppo di insufficienza epatica in fase avanzata;
  • metastasi cutanee: papule, ulcerazioni, corazze;
  • metastasi cerebrali: ipertensione endocranica (con cefalea, nausea e vomito).

Come viene diagnosticato il carcinoma della mammella?

È possibile porre diagnosi del carcinoma mammario con le seguenti metodiche:

  • esame clinico: ispezione e palpazione dei seni per verificare l'esistenza di noduli, alterazioni del capezzolo e della pelle, edemi regionali o secrezioni;
  • mammografia: è l'esame più importante per porre diagnosi poiché permette di verificare l'esistenza di noduli, microcalcificazioni, segni di infiltrazione e distorsione del parenchima. La mammografia permette di rilevare anche lesioni di pochi millimetri e, con i nuovi apparecchi, di prelevare un campione per la biopsia;
  • ecografia: è utile come integrazione dell'esame clinico e della mammografia soprattutto in caso di donne giovani e quindi con seni che risultano opachi alla mammografia;
  • esame citologico con aspirazione tramite ago sottile: serve per confermare o escludere la diagnosi di tumore in presenza di esami strumentali dubbi;
  • stadiazione: valuta l'estensione del carcinoma e le eventuali Metastasi e andrebbe effettuata prima di qualsiasi intervento terapeutico.

Qual è la terapia per il carcinoma mammario?

Solitamente ci sono terapie locoregionali – che hanno lo scopo di rimuovere il tumore ed hanno un effetto soltanto locale – e terapie sistemiche, che prevengono eventuali recidive o rendono operabili masse tumorali in stadio avanzato. Tra le terapie locoregionali, l'intervento chirurgico sia conservativo (con asportazione della sola parte malata del seno) sia radicale (completa asportazione del seno colpito) è il trattamento più diffuso nel caso di tumore al seno.

Per quanto riguarda le terapie sistemiche, la terapia endocrina è efficace soltanto per i tumori caratterizzati dalla presenza di recettori per ormoni steroidei e mira a contrastare l'effetto degli estrogeni sulle cellule tumorali. La chemioterapia, efficace per tutte le donne, consiste nella somministrazione di un farmaco o di una combinazione di farmaci (detti antiblastici o citotossici) per alcuni giorni al mese (cicli) per circa 6 mesi. A seconda dello stato di salute della paziente, la chemioterapia può essere effettuata in ospedale, dal proprio medico o anche a casa. I chemioterapici bloccano la crescita di cellule tumorali residue che nonostante l'intervento chirurgico o l'eventuale radioterapia possono essere ancora in circolo.